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Le fotografie preferite di Matthias Heiderich

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Lui si chiama Matthias Heiderich, ha 30 anni ed è un fotografo che vive a Berlino. Ho scoperto le sue fotografie sfogliando una rivista d’arte, in un bel pomeriggio invernale, davanti ad una vaporosa cioccolata calda. Gli ho chiesto di descrivere il suo mondo a voi cari lettori e ecco cosa ci ha raccontato questo mangiatore di crauti con la macchinetta fotografica incorporata nel cervello. Buona lettura!

Studie Drei

Matthias parliamo un po’ di te. Raccontaci come e quando hai deciso di dedicarti alla fotografia.

Ad essere sincero il mio piano era quello di diventare un linguista o un esperto di cose simili, almeno erano questi i miei piani universitari. Poi sono andato a vivere a Berlino nel 2008 e in quello stesso anno ho deciso di comprare una macchina fotografica, per fare qualcosa di creativo da abbinare alla musica e alla mia attività da Dj. Ho cominciato a familiarizzare con la macchina, a fare foto e caricarle su internet. Così, con il passare del tempo, qualcuno ha iniziato a notare le mie foto, come anche galleristi e negozi di fotografia. Ora, quando non sono in giro a fare fotografie, trascorro il tempo nel mio laboratorio realizzando stampe e questa attività è divenuta il mio attuale lavoro. E fino ad ora sta andando bene.

Nelle tue foto la presenza umana non si vede o almeno è solo legata all’architettura degli spazi che diventano i tuoi soggetti. Perché?

Le mie foto sono artistiche e non hanno lo scopo di mostrare soggetti nel loro contesto originale. È piuttosto la creazione di un mondo artificiale. Le persone, nella maggior parte dei casi, non esistono nel mio universo fotografico, potrebbero disturbare l’equilibrio che cerco sempre di raggiungere.
Il formato quadrato degli scatti fa la sua parte nei miei lavori, i quali potrebbero essere descritti come momenti di quiete e talvolta di calma.
È una fotografia intagliata che ha come ingredienti di base le precisioni, le forme, gli angoli, i colori, le linee, la luce e le ombre e lo spazio negativo. Queste sono le parole chiavi.

Studie Drei

Berlino appare spesso nei tuoi scatti Quale è il tuo rapporto con lo spazio urbano?

Lo spazio urbano è il luogo in cui riesco a trovare ciò di cui ho bisogno quando scatto fotografie.
È la mia sala giochi: è piena di motivi, precisioni, forme differenti e strani oggetti che possono diventare un tutt’uno nelle mie foto. Lo spazio urbano non è organico, è artificiale, dotato di piccole forme e modelli e colori saturati. Devo ammetterlo, spesso mi annoiano questi tipi di annientamento sensuale, in quanto sono nato in un piccolo villaggio.Ma gli elementi della città mi hanno sempre interessato, quelle cose che cambiano rapidamente, che muovono e vibrano e nutrono il cervello con sempre nuove ispirazioni.

Come scegli i posti da fotografare?

Trascorro del tempo andando in giro per la città con la mia bicicletta in cerca di oggetti, questo è il mio modo di ricercare. Ogni volta che vedo costruzioni interessanti faccio un segno sulla mappa della città per fotografarli in seguito, con una luce migliore.

Quale è la relazione tra spazio e tempo nelle tue fotografie?

Il tempo è assente nella fotografia. Vedi solo un punto senza tempo che si conserva per sempre. Molti fotografi nei loro lavori catturano dei singoli momenti o un movimento, come prova del fatto di essersi trovati in quel posto in quel momento. La mia fotografia parla più dello spazio che del tempo. Ci sono sempre contrasti visibili tra lo spazio positivo e quello negativo. Quello che io faccio consiste nel riaggiustare gli oggetti per creare una nuova scena, uno spazio nuovamente arrangiato, composto dagli oggetti che compaiono nella mia vista; è più che altro un remix, poiché mi servo delle parti originali che mi piacciono e le combino nel modo in cui mi va per creare la foto che mi piace.

Descrivici la tua foto preferita e spiegaci come è stata concepita.

Spesso succede che quando faccio foto mi dimentichi del tempo e dello spazio, perdendomi negli spazi in cui non ho mai messo piede. Un giorno dello scorso inverno camminavo su un lago ghiacciato in un posto fuori Berlino e mi sono trovato nel bel mezzo di una bufera di neve. Ho perso totalmente direzione e orientamento. Era una scena paurosa quella in cui mi trovavo: perso nella neve ghiacciata e quasi morto di fame. Fortunatamente la tempesta si è calmata dopo un’ora circa e ho trovato un posto carino dove fare foto, un parco abbandonato con una piscina. Qui ho fatto un paio di scatti per la serie Winter Berlin. È stato proprio lì che ho realizzato la fotografia con un angolo di lago ghiacciato, la mia preferita in assoluto.

Progetti per il futuro?

Ci sono delle mostre in programma e se tutto andrà bene una di queste sarà a Milano in primavera o in estate. Inoltre, sto lavorando ad un libro. Di certo ci saranno progetti fotografici a breve, sto lavorando ad alcuni di essi. Spero che arrivino presto anche altre commissioni. Anche i soldi contano nel mio mestiere.

Per saperne di più: www.matthias-heiderich.de

Eva Di Tullio

scritto da

Questo è il suo articolo n°178

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