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Albert Oehlen espone a Capodimonte

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Albert Oehlen espone a Capodimonte fino al 14 aprile.
Solitamente il museo presta le sue sale alle esposizioni di arte moderna, ma con piacere abbiamo scoperto un nuovo spazio espositivo, ipogeo, al quale si accede grazie a un corpo scala anche questo di nuova costruzione. E’ dall’inizio del percorso che compare il solito bianco latte delle gallerie espositive contemporanee.

La sala illuminata dall’alto da un lucernario e da luce artificiale, ha un’atmosfera soffusa e chiara. L’esposizione di Oehlen, organizzata in collaborazione con la galleria Artiaco di Pozzuoli è la prima realizzata in Italia. La sala è cosi grande da permettere la visione in contemporanea di tutte e 10 le opere esposte che si integrano perfettamente con lo spazio, molto colorate e grandi.
L’artista tedesco reinterpreta e ribalta la Pop Art inserendo sulle tele manifesti pubblicitari sui quali lavora con colori a olio. Il risultato è un quadro astratto che ha un’innata irritabilità causata dalle pubblicità “intruse”. Si riconoscono immagini pubblicitarie, prodotti in vendita, i loro prezzi. E’ palese la confusione volutamente creata con grandi quantità di colore che danno vita a texture variamente articolate, colori corposi o trasparenze. “Nessuna magia, nessuna scienza, nessuna scusa –Oehlen ha detto-, voglio un’arte in cui si vede non come è fatto l’artista, ma le tracce dei mezzi di produzione”.

”Il risultato – spiega Achille Bonito Oliva nel catalogo della mostra – è una mappa che manifesta una geografia di aperti percorsi, senza centro e periferia, con un movimento per lo sguardo senza punti di sosta, ma portato e stimolato piuttosto verso slittamenti progressivi e riconvertibili”.
La mostra ci ha colpito più per lo spazio espositivo,che ci ha completamente rapito, probabilmente più attratti dal potere dell’architettura che dal suo contenuto. Questo sicuramente per deformazione professionale, eravamo un architetto (non io) e due aspiranti tali (tra questi ero io).
Così per conoscere meglio gli spazi destinati all’arte contemporanea, dall’ipogeo siamo andati nel sottotetto (aperto dal ‘96), dove è esposta, nell’unico museo italiano di arte antica, un’intera collezione di arte contemporanea, con opere pensate appositamente per questi spazi.
La sezione fotografica, con opere di Mimmo Jodice, introduce a questa sezione con foto degli artisti che espongono.
La prima sala ospita Kounellis con un’istallazione con un valore aggiunto, quella dell’olfatto, un forte odore di carbone bruciato appeso in sacchi di juta alle pareti, al centro una distesa di anfore di creta, che creano una sorta di skyline.

Poi Burri, Paladino, Nitsch, Wahrol e il suo Vesuvio, Merz con un’ opera elegante e raffinata e tanti altri esposti tutti insieme, fruibili in totale libertà, con la possibilità di fotografare e di avvicinarsi quasi a toccare, perché i custodi sono immersi nella lettura o a guardare il paesaggio.

Vale la pena andare a Capodimonte per le opere che espone, ma anche solo per guardare il panorama di Napoli o per passeggiare, correre e giocare nel gigantesco bosco della reggia, uno dei pochi “polmoni” della città.

Il resto della galleria fotografica la trovate nella sezione PICS

Lia Zanda

scritto da

Questo è il suo articolo n°30

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