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Auguri e figli Rom!

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foto di Marco Scarpellino per AFF

E’ un classico: si scende a comprare le sigarette e non si torna più. Di solito lo fanno gli uomini, le donne sono più furbe e fanno in modo che sia la dolce metà a dover scappare; fare bagagli, borse, borsettine, trousse, dire addio a quella fantastica aspirapolvere e trovare il coraggio di dire “vado a comprare il pane, amore” sarebbe troppo faticoso. Questa storia conferma la regola, o quasi. Piero, banchiere veneto in vacanza nel paese natale della moglie, era appena uscito di casa per comprare i francobolli alla sua signora, ansiosa ed entusiasta di mandare cartoline pacchiane agli amici del nord, dell’ormai suo nord visto che si era trasferita oltre Tevere da ormai 30 anni. “ Peccato, la pavimentazione era così bella…” pensava Piero mentre percorreva la piazza principale con gli occhi fissi a terra a perdersi nel gioco di linee perfette che la nuova pavimentazione disegnava. Comprati i francobolli, non sono belli come quelli di una volta.
Il carattere, anzi l’apparenza un po’ burbera di Piero, sono secondo la moglie il motivo per cui nel paese non sia riuscito a crearsi amicizie né compagnie. Piero ringraziava la sua apparenza per questo, in fondo non era male essere individuato come il marito della figlia di…Gli anziani costruiscono gli alberi genealogici di chiunque nei paesi con la stessa abilità con cui un genietto della matematica risolve l’equazione alla lavagna.

Preso per mano da una ballerina dalla carnagione olivastra in coda al corteo, Piero ha la reazione di stringere ed appallottolare i francobolli in tasca con la mano troppo sudata, in questo clima magico-realista ha ancora la lucidità di pensare alla moglie che lo starà aspettando, come si aspetta un postino, a meno che non si è innamorati del postino stesso.L’uomo impettito in abito scuro con le scarpe lucide e nere come due anguille, si avvicina all’orecchio di Piero: “Il mio regalo è una grande statua dorata, all’ingresso di una casa nuova fa sempre il suo effetto. E il suo?”. Era un matrimonio, era una festa, un corteo matrimoniale in festa; i colori, la volgarità dell’oro, i suoni che si confondevano con i rumori, la vocalità sguaiata delle donne in festa, la severità del portamento degli uomini e l’esperienza della vita racchiusa nei denti d’oro avevano trasformato la piazza dalla pavimentazione regolare in un cerchio passionale. Ostriche e champagne! Ballerine e circensi! Il rosso e il giallo! Stregoni ed acrobati! La Caravane Passe suonava senza sosta musica tzigana, tzigana, tzigana…Piero aveva finalmente trovato quella chiave che immaginava il premio finale della caccia al tesoro più importante. Lui, il banchiere timido e solitario, sornione e per niente socievole, ora ballava, coinvolto in un contesto straniante cantava senza conoscere né parole né motivi, ma in fondo quelle sonorità erano le sue, quelle donne con i veli ricamati davanti agli occhi erano come vecchie zie, la sposa sulla macchina era così bella, vestita di bianco, con il volto coperto. Piero sparì con il corteo in festa, la moglie non lo rivide più; anni dopo, forse sette, ricevette una busta, nessuna lettera dentro, ma una foto sfocata e poco chiara che lasciava distinguere solo una bocca sorridente e una luce sfavillante: un dente d’oro.Sul retro della busta il francobollo stropicciato e il timbro blu dell’ufficio postale del paese: Ariano Irpino.
Il Folk Festival: musica e sogni.

Giuditta Albanese

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Questo è il suo articolo n°11

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