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Banksy è passato di qua

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La nuova fonte di comunicazione, si sa, è la città. Città intesa come intero supporto sul quale lasciare una traccia, bacheca di informazioni, pronta ad accogliere su tutte le superfici di cui dispone (muri, strade, palazzi) appunti e pensieri, come tanti layer che si sovrappongono. Manifesti elettorali, locandine di eventi e concerti, pubblicità e annunci di qualunque tipo, sono solo le tracce più comuni di questo nuovo modo di comunicare, a queste si aggiungono le spesso incriminate scritte sui muri.

Sono tantissime e diverse per dimensione e contenuto: ci sono gli irriducibili innamorati che sanciscono il loro amore con una scritta di ispirazione mocciana, le iscrizioni dei tifosi che giurano fedeltà alla squadra e quelle che ritengo vera arte a disposizione di tutti, l’opera dei writers; spesso tacciati di imbrattare le nostre città, sono in realtà certamente i più rispettosi nella scelta dei supporti da utilizzare.
Nel centro storico di Napoli, pur percorrendo la stessa strada ogni mattina ci sarà sempre qualcosa di nuovo ad attirare la tua attenzione. Nella notte, accompagnati dall’illegalità che li contraddistingue, i writers (Kaf, Cyop, Iabo e a altri) si mettono all’opera con stikers, poster, e graffiti. Non solo “tags” espressione di potenza tecnica e pittorica, ma denuncia sociale e satira, tanto da definirsi agitatori sociali.
Una sorta di nuova “congrega degli arguti”, movimento costituito a Roma nei secoli scorsi ,intorno a 6 statue,( la più importante quella di Pasquino) alle quali si appendevano nella notte fogli contenenti satire in versi, dirette a pungere anonimamente i personaggi pubblici più importanti. Le cosiddette pasquinate, dalle quali emergeva il malumore popolare nei confronti del potere.
Le” pasquinate” dei nostri agitatori sociali non si concentrano in un unico luogo ma si estendono a tutta la città. Ecco che compaiono cervelli paracadutati su una città che sembra esserne sprovvista, la faccia di Saviano, preti, galline, rulli, pistole, bare, mostri a sei occhi, sacchetti dell’immondizia, gorilla, bambini, pinocchio, una madonna con una pistola sulla testa attribuita come l’estasi di Santa Teresa (che è in trance per il menù McDonald!!) a Bansky, il famoso artista inglese.
Ironico,irriverente o semplicemente geniale. Robin Gunningham meglio conosciuto con lo pseudonimo di Banksy è un writer inglese, che per lungo tempo è riuscito a mantenere l’anonimato, fino a quando una rivista britannica poco tempo fa lo ha identificato.

Ogni suo lavoro è un concentrato di consapevolezza e maestria, che riesce a cogliere le forti contraddizioni del nostro tempo, affrontando con ironia temi come la politica, la cultura e l’etica essendo anti-capitalistico, anti-istituzionale e a favore della pace.
Utilizza maggiormente la tecnica dello stencil, di veloce applicazione e resa grafica, sempre impeccabile, indispensabile in interventi estemporanei e imprevisti. Uno dei suoi più famosi murales, quello con gli attori di Pulp Fiction , che stringono banane anziché pistole, è stato recentemente rimosso: il suo valore stimato si aggirava intorno ai 450 mila euro.
Oltre alla numerosissima produzione di opere murarie, concentrate soprattutto in territorio londinese, è anche noto per le incursioni in musei dove lascia alcune delle sue opere, dipinti settecenteschi che celano particolari fortemente anacronistici come bombolette spray, carrelli della spesa o carcasse di automobili. La cosa più divertente è che passa del tempo prima che qualcuno si accorga della dama di corte con la maschera antigas.
Fedele al suo impegno pacifista dal 2005 Banksy ha realizzato dei lavori sulla barriera di separazione israeliana , graffiti di speranza o di denuncia . Combinando varie tecniche realizza veri e propri squarci nel muro (realizzati con la tecnica del trompe l’oeil) che permettono di immaginare cosa c’è dall’altra parte, solitamente spiagge e bambini che giocano.
Per comprendere meglio la portata di questo artista eccezionale guardate il suo sito (http://www.banksy.co.uk/), dove troverete la sua frase manifesto: “When I was a kid I used to pray every night for a new bicycle. Then I realised God doesn’t work that way, so I stoleone and prayed for forgiveness (Quando ero un bambino pregavo ogni sera per avere una nuova bicicletta. Poi capii che Dio non funziona in questo modo, così ne rubai una e pregai per il perdono)”.
Sapere che un’artista che gira il mondo e lascia il segno è passato di qua, e ogni mattina senza pagare nessun biglietto, posso apprezzare questo talento, mi rende felice.

Lia Zanda

scritto da

Questo è il suo articolo n°30

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