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Barcelona Gastrochronicles | La rivincita delle bettole

Venerdì sera ho finalmente parcheggiato il mio culo su uno dei cinquanta richiestissimi coperti del mitico e mitologico ristorante “Can Maño”, sito nella Barceloneta, quartiere a ridosso del lungomare di Barcellona. Si tratta di una vera e propria trattoria vecchio stile e non vintage, attenzione.

È un ristorante che è rimasto identico a se stesso negli anni e che non ne ha voluto sapere nulla di ammodernarsi o adeguarsi alle richieste del mercato e dei tempi. E questo lo si capisce anche dal fatto che, a differenza del “ristorantificio” che straborda in questa zona della città, Can Mano è chiuso la domenica ed il sabato è aperto solo a pranzo. Per la serie se volete mangiare da noi organizzatevi. Il locale è una “bettola” in piena regola, nessuna pretesa negli arredi e nel servizio, che comunque resta efficiente e cordiale.

Il tutto è elementare ed essenziale finalizzato a farvi mangiare in maniera più che decente e a prezzi ragionevoli.

Il menù parla da solo, contempla semplici piatti di carne o di pesce e contorni. Il pesce qui va per la maggiore perché per la maggior parte arriva ogni giorno fresco dal porto della città.

Alici, merluzzo, triglie, calamari, sardine, o fritte o alla piastra, stop. Niente fronzoli, ma tutto incredibilmente buono tanto che ti sembra strano che un posto del genere possa offrirti questo livello di cucina. Accompagnate la vostra frittura con un vino bianco “turbio” che scende che è una bellezza, magari completate il tutto con un bicchierino di patxaran e l’esperienza gastronomica al Can Maño non ve la leverete più dalla testa.

Vino bianco "turbio"

Il dolce ve lo sconsiglio, sono budini o panna cotta comprate al supermercato, non lo dico io, ve lo dirà lo stesso proprietario/cameriere appena chiederete del dolce.

Frigorifero old style

Ah dimenticavo, due portate di pesce, una porzione di patatine e peperoni fritti  (patate comprate al mercato e tagliate a mano), una bottiglia di vino bianco (turbio), due patxaran, un flan ed un juajada al prezzo di 30 euro e abbiamo mangiato abbondantemente in due.

Dimitri Grassi

scritto da

Questo è il suo articolo n°319

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