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Beans | Il grande ritorno dei Chemical Brothers

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L’ultimo era stato Further, 5 anni fa. Poi i fratelloni chimici hanno riorganizzato le idee, i bassi e quei suoni distorti che oramai riconosciamo da lontano, anche quando suonano, dentro una macchina in coda al semaforo. È quella riconoscibilità, in continua evoluzione, ma sempre autentica, che è alla base del nuovo disco uscito oggi Born in the Echoes. Nuovi e riconoscibili, sempre. Questo riescono ad essere i Chemical Brothers. Ma come diavolo fanno? Questo nuovo lavoro è una sveglia di suoni freschi, che suonano come classici da una parte e totalmente nuovi dall’altra. Musica dance certo, perché mentre l’ascolti in coda a quel semaforo non riesci a tenere le mani attaccate sul volante, perché devi indicare il tempo e desideri soltanto essere catapultato immediatamente in una pista con un impianto da far piangere. Vorresti dondolarti nella tua danza ipnotica sotto i raggi di pezzoni come Sometimes I feel so Deserted e magari ricordarti di quando li hai visti in concerto e non riuscivi a smettere di saltare. In realtà vorresti ballarli tutti: EML Ritual con la voce di Ali Love e Under Neon Lights cantato dalla voce magica di St.Vincent che a detta degli stessi fratelloni ha contribuito parecchio alla riuscita del pezzo, vuoi saltare anche su Reflexion perché le gambe non riesci a tenerle ferme manco per niente. Dance non per forza però: Radiate è una traccia che puoi ascoltare mangiando margherite su un prato, come pure Taste of Honey. E poi avvalersi di voci uniche è roba di pochi, diciamolo: già dal singolo Go con Q-Tip lo sapevamo bene però questa chicca con Beck Wide Open è fresca come un ghiacciolo al limone slinguazzato in spiaggia in questa bollente estate 2015. La collaborazione con Beck, noi fan incalliti, la aspettavamo da parecchio, sappiamo della stima reciproca e dell’approccio alla musica “suonata” come la intendono loro: se Beck suona oltre 17 strumenti, Ed e Tom   passano dal basso alla chitarra a pianoforti d’epoca senza troppi problemi, perché contrariamente a quello che pensano in molti, non smanettano soltanto con macchine da studio, suonano di brutto invece. Come pure la magnetica title track Born in the Echoes cantata da Cate Le Bon, in perfetto stile Chemical, è una chicca esagerata.

 

 

 

Un disco da avere assolutamente per diversi motivi, il primo fra tutti è perché è bellissimo. Tra le altre ragioni, direi senza dubbio che è il nuovo album di un duo che ha fatto la storia della musica elettronica mondiale, diventando pop e rimanendo di culto, dando mille lezioni di “spettacolarità” della musica, unendo l’attitudine al divertimento, caricando ogni pezzo di un appeal inconfondibile. Quel fascino unico che mi farà riconoscere sempre una loro canzone anche dall’altro lato della strada, e poi se Tom Rowlands la pensa così: “The most important feature of the album is that it connects with us emotionally in some way. We hope for finding a new way to make you feel. We dream of new sounds and different frames. We have worked with some guest singers but mostly the album is pure Chemical Brothers”, avrei voglia di dirgli: “Caro Tom è certo che I’m feeling e pure so high, anzi, so well!”.

 

Chemical Brothers |  sito

 

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Noi ascolteremo ogni beat, sentiremo ogni singola nota
e magari ci facciamo scappare un Beans.

Manuela Maiuri

scritto da

Questo è il suo articolo n°56

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