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Beans | Il nuovo album di Stèv

Si parla di:

Ognuno ha il suo posto delle fragole.
Il mio è un paesino in provincia di Ancona, arroccato sulla cima del Monte Conero, così vicino al cielo che per scendere al mare devi fare 327 scalini, o giù di lì. Lì c’era, almeno 20 anni fa, una sala giochi che si chiamava Jolly Blue 2, come quella degli 883, ma non proprio quella di cui cantava Max.
Lì c’era una panetteria che farciva le brioche con la crema di latte, quella vera.
Lì ho comprato il mio caleidoscopio, che ancora oggi ogni tanto uso per isolarmi un po’ dalla realtà e indovinare figure nuove.
Lì ho imparato a nuotare, alle Due Sorelle, che si trovano a un quarto d’ora di traghetto e si chiamano così perché sono due scogli enormi e uguali.
Lì sentivi sempre le cicale insieme allo sciabordio delle onde.
Lì eri nel punto dove la terra affondava nel mare.
Da lì, chilometro più, chilometro meno, parte il viaggio di Stèv: da Hills are floating, il singolo che parla di quel posto a metà tra il cielo e il mare, dove tutto si immerge in una luce candida. Se cresci in un luogo così non puoi che produrre musica che ti ricorda da dove vieni, anche quando te ne vai nella parte più assurda del pianeta, a parlare una lingua incomprensibile e a scoprire una città dove l’oceano è sommerso dai grattacieli, dalle persone e da milioni di luci. Dove Hiraku è un nome che parla di ciliegi in fiore, di acqua che scorre tra le canne di bambù, di foglietti legati timidamente ai rami di un albero, pieni di speranza.
Dove i fiori sono origami che raccontano un Paese così diverso da qualsiasi mondo immaginato nei frammenti di un caleidoscopio, ma che è reale, concreto e tangibile come le note di Flowers Origami.
Dove gli spiriti sono gentili e puoi sentirli camminare al tuo fianco, tra le vie tempestate di insegne al neon. E forse giocano anche ai videogiochi, per quanto ne sappiamo.
Stèv silenziosamente ci porta alla scoperta delle sue terre, e di terre che forse non vedremo mai. Ci lascia il tempo di stupirci, di meditare, di far nostro il suo tesoro nascosto di bellezza toccata, vissuta e sentita così profondamente da regalarcela, per farcela vivere fino in fondo.
Silenziosamente ci racconta i suoi viaggi, ci parla di una Urbino movimentata, di un Giappone magnificamente evocativo, di sogni città emiliane che svaniscono nella nebbia di novembre. Ci fa volare dall’altra parte del mondo a vedere sorgere il sole, per poi atterrare nuovamente a casa.
Ci dice di partire, e di portare con noi tutte le sensazioni che un aeroporto sconosciuto, voci estranee e paesaggi sconfinati possono farci provare. Ci consiglia di partire ma anche di ritornare, per riabbracciare, anche se per poco, il nostro posto delle fragole. Perché, ovunque tu sarai nel mondo, ci sarà sempre un suono. un volto, un dettaglio che ti smuoverà i ricordi e sarà lì che tornerai, sempre.

 

 

 

 

Stèv | sitofacebook

 

Hai una label discografica? Sei un dj, producer o beatmaker?
Manda la tua roba all’indirizzo mail:
music@ziguline.com

Noi ascolteremo ogni beat, sentiremo ogni singola nota
e magari ci facciamo scappare un Beans.

Claudia Losini

scritto da

Questo è il suo articolo n°175

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