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	<title>ziguline &#187; Interviste</title>
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	<description>si parla di arte, fotografia, società e cultura</description>
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		<title>Melanie Pullen e le sue splendide scene del crimine</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 07:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Caro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Splendidi abiti, trucco impeccabile e pettinature impregnate di sangue, ma ineccepibili. High Fashion Crime Scenes è il lavoro della newyorkese Melanie Pullen che prova come una donna sia disposta a tutto pur di indossare abiti firmati, anche a farsi uccidere. Ironia a parte, la Pullen propone un interessantissimo lavoro che ovviamente va di là del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Splendidi abiti, trucco impeccabile e pettinature impregnate di sangue, ma ineccepibili. <em>High Fashion Crime Scenes</em> è il lavoro della newyorkese <em>Melanie Pullen</em> che prova come una donna sia disposta a tutto pur di indossare abiti firmati, anche a farsi uccidere. Ironia a parte, la Pullen propone un interessantissimo lavoro che ovviamente va di là del puro fattore estetico. Le sue fotografie sono la ricostruzione meticolosa e glamour di scene del delitto. Tutto inizia quando si trova davanti al libro di scene del crimine Evidence di Luc Sante e ne rimane affascinata traendone ispirazione per un lavoro che trascende la bellezza come elemento fine a se stesso. Infatti, l’intento della fotografa è di rendere bello qualcosa che è doloroso e orribile alla vista. Le ragazze della Pullen lasciano il mondo terreno in meravigliosi abiti griffati e accessori di lusso. Le sue sono ricostruzioni accuratissime dei file del Los Angeles Police Department che hanno portato alla realizzazione di un lavoro lungo e ampissimo di circa cento fotografie. Da un certo punto di vista potrebbe sembrare una trovata pubblicitaria, ma non lo è affatto, poiché le maison spesso non vengono neanche citate. Eppure, nomi come<em> Gucci, Prada, Chanel e Kenzo</em> hanno addirittura offerto in dono i loro capi per questo progetto e famose attrici la loro immagine, come per esempio ha fatto la poliedrica <em>Juliette Lewis</em>. Uno splendido completo di Prada riveste un corpo femminile abbandonato in un vicolo, una suicida nello sgabuzzino con brillanti scarpe rosso vernice, neve e un barile dal quale sbucano decolleté di lusso. Niente di troppo macabro, le fotografie della Pullen riescono nel loro intento. Abbiamo chiesto a lei cosa pensa della moda, la morte e la fotografia e quindi a voi il suo punto di vista decisamente polemico e condivisibile.</p>
<p><img class="captionimg" class="aligncenter size-full wp-image-13813" title="Melanie_Pullen_6" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/Melanie_Pullen_6.jpg" alt="courtesy Melanie Pullen | High Fashion Crime Scenes" /></p>
<p><em>Perché scene del crimine?</em></p>
<p>L’idea che sta dietro la scena del crimine è giocare con qualcosa di terribilmente violento e cercare di renderlo bello. Schernisco il lavoro dei media, ma in modo estraniante perché ho la sensazione che l’informazione sia diventata ormai una sorta di circo e una tradizionale forma d’intrattenimento, il che è molto triste.</p>
<p><em>Che cosa pensi del concetto di bellezza?</em></p>
<p>A me piacciono le cose belle, ma l’idea di bello è molto soggettiva. Io trovo i parcheggi vuoti, i distributori di benzina e i palazzi degli uffici molto belli.</p>
<p><em>Credi che la morte sia ancora un tabù nella nostra società? In che modo?</em></p>
<p>Sì, è il fatto stesso di essere ancora un tabù che la rende così interessante. E’ qualcosa alla quale non vuoi davvero pensare, ma fa parte della vita. E’ diventata una forma d’intrattenimento – questo succede anche nei film, dove è lontanissima da ciò che è realmente. La morte è molto silenziosa e quieta – non ci sono effetti sonori ed effetti speciali come si vede nei film. Penso che la sua realtà sia misteriosa e di conseguenza è quel tipo di cose alle quali le persone preferiscono non pensare.</p>
<p><img class="captionimg" class="aligncenter size-full wp-image-13813" title="Melanie_Pullen_3" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/Melanie_Pullen_3.jpg" alt="courtesy Melanie Pullen | High Fashion Crime Scenes" /></p>
<p><em>Pensi che la moda influenzi profondamente la vita delle donne?</em></p>
<p>Assolutamente. E’ molto importante, anche se alcune persone preferiscono pensare che non lo sia. La moda è un simbolo d’identità. E’ il modo in cui mostri chi sei e il modo in cui ti percepisce la gente. E’ la prima cosa che notiamo dopo la bellezza fisica. Si può dire se qualcuno è ricco o povero, un dottore o un poliziotto da quello che indossa. Lo stile personale racconta una storia.</p>
<p><em>Che cosa vuoi dire alla gente con questo lavoro?</em></p>
<p>E’ lì per essere interpretato liberamente. L’ho creato con molti pensieri e storie nella testa ma in realtà non è più mio – è il punto di vista finale che aggiunge la storia.</p>
<p><em>Perché le tue vittime sono solo donne?</em></p>
<p>Penso che siano le donne a essere più sfruttate dai media e usate per ottenere audience. Sono sulle riviste maschili, su quelle femminili e se il soggetto di una notizia di cronaca è una donna, sarà montata sicuramente di più che se fosse un uomo&#8230; dunque io voglio giocare con quest’idea. High Fashion Crime Scenes prende tutti questi elementi strani e manipolatori e li mette nelle immagini. Cerco di farmi gioco dei media in un modo oscuro.</p>
<p><img class="captionimg" class="aligncenter size-full wp-image-13813" title="Melanie_Pullen_8" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/Melanie_Pullen_8.jpg" alt="courtesy Melanie Pullen | High Fashion Crime Scenes" /></p>
<p><em>Ti ispiri a un fotografo o artista in particolare?</em></p>
<p>Traggo ispirazione dal cinema. Amo i film e i grandi registi. Uso molto di questo nei miei lavori, giro principalmente con luce cinematografica ed è per questo che le mie fotografie sembrano dei set.</p>
<p><em>Stai lavorando a qualche nuovo progetto?</em></p>
<p>Ho appena completato una serie piuttosto ampia intitolata Violent Times – si tratta della ricreazione di scene di guerra e ritratti – e poi c’è un nuovo lavoro in pre-produzione proprio in questo momento.</p>
<p>Guarda la galleria fotografica completa</p>

<a href='http://www.ziguline.com/2010/07/26/melanie-pullen-e-le-sue-splendide-scene-del-crimine/melanie_pullen_9/' title='Melanie_Pullen_9'><img width="150" height="99" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/Melanie_Pullen_9-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Melanie_Pullen_9" /></a>
<a href='http://www.ziguline.com/2010/07/26/melanie-pullen-e-le-sue-splendide-scene-del-crimine/melanie_pullen_8/' title='Melanie_Pullen_8'><img width="150" height="113" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/Melanie_Pullen_8-150x113.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Melanie_Pullen_8" /></a>
<a href='http://www.ziguline.com/2010/07/26/melanie-pullen-e-le-sue-splendide-scene-del-crimine/melanie_pullen_7/' title='Melanie_Pullen_7'><img width="150" height="99" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/Melanie_Pullen_7-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Melanie_Pullen_7" /></a>
<a href='http://www.ziguline.com/2010/07/26/melanie-pullen-e-le-sue-splendide-scene-del-crimine/melanie_pullen_6/' title='Melanie_Pullen_6'><img width="150" height="113" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/Melanie_Pullen_6-150x113.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Melanie_Pullen_6" /></a>
<a href='http://www.ziguline.com/2010/07/26/melanie-pullen-e-le-sue-splendide-scene-del-crimine/melanie_pullen_5/' title='Melanie_Pullen_5'><img width="150" height="108" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/Melanie_Pullen_5-150x108.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Melanie_Pullen_5" /></a>
<a href='http://www.ziguline.com/2010/07/26/melanie-pullen-e-le-sue-splendide-scene-del-crimine/melanie_pullen_4/' title='Melanie_Pullen_4'><img width="150" height="108" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/Melanie_Pullen_4-150x108.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Melanie_Pullen_4" /></a>
<a href='http://www.ziguline.com/2010/07/26/melanie-pullen-e-le-sue-splendide-scene-del-crimine/melanie_pullen_3/' title='Melanie_Pullen_3'><img width="150" height="100" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/Melanie_Pullen_3-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Melanie_Pullen_3" /></a>
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<a href='http://www.ziguline.com/2010/07/26/melanie-pullen-e-le-sue-splendide-scene-del-crimine/melanie_pullen_1/' title='Melanie_Pullen_1'><img width="150" height="101" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/Melanie_Pullen_1-150x101.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Melanie_Pullen_1" /></a>
<a href='http://www.ziguline.com/2010/07/26/melanie-pullen-e-le-sue-splendide-scene-del-crimine/melanie_pullen_10/' title='Melanie_Pullen_10'><img width="150" height="108" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/Melanie_Pullen_10-150x108.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Melanie_Pullen_10" /></a>

<p><a href="http://www.highfashioncrimescenes.com" target="_blank">highfashioncrimescenes.com</a></p>





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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 08:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego H.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi ricordate i racconti pubblicati qualche tempo fa, per la rubrica Speed Romance, &#8220;Il costruttore di voliere&#8221; o &#8220;Il caschetto nero&#8220;? Bene, le foto usate per completare quei racconti dai toni erotic-noir sono di Alessandro Gallo, fotografo milanese con un debole per temi come l&#8217;erotismo, il feticismo e tutto quell&#8217;universo sconfinato rappresentato dalle umane fantasie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi ricordate i racconti pubblicati qualche tempo fa, per la rubrica <a href="http://www.ziguline.com/tag/speed-romance/">Speed Romance</a>, &#8220;<a href="http://www.ziguline.com/2010/03/25/il-costruttore-di-voliere/" target="_blank">Il costruttore di voliere</a>&#8221; o &#8220;<a href="http://www.ziguline.com/2010/04/22/caschetto-nero/" target="_blank">Il caschetto nero</a>&#8220;? Bene, le foto usate per completare quei racconti dai toni erotic-noir sono di <em>Alessandro Gallo</em>, fotografo milanese con un debole per temi come l&#8217;erotismo, il feticismo e tutto quell&#8217;universo sconfinato rappresentato dalle umane fantasie sessuali.</p>
<p><img class="captionimg" title="A.GALLO (c) 2010 -02 (575 x 383)" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/A.GALLO-c-2010-02-575-x-383.jpg" alt="foto di Alessandro Gallo" width="575" height="383" /></p>
<p><span style="color: #888888;"><br />
</span></p>
<p><em>Cominciamo pure con i saluti, il tuo nome lo conosco ormai da un po’ di tempo, il mio lo trovi tra i credits, ma in realtà poco ci interessa definire elementi anagrafici; quello che importa è capire le modalità e i motivi che spingono un giovane fotografo ad intraprendere determinate scelte stilistiche. Parliamo di erotismo. Parliamo di pathos, passione, carne. Parliamo senza arrossire e senza censure. Parliamo di te, della tua arte. E cominciamo a farlo partendo da discorsi vaghi. Spiegaci i passaggi attraverso i quali sei arrivato ad essere il fotografo d’erotismo che ora sei, raccontaci di come nasce la tua filosofia artistica.</em></p>
<p>Il mio nome tu lo conosci già molto bene, ma io lo dico ugualmente: mi chiamo Alessandro Gallo aka alex classe 82&#8242; un&#8217;artista diplomato in Accademia di Brera di Milano e da 9 anni fotografo in campo professionale. Inizialmente gavetta gavetta gavetta (sempre tuttora in gavetta) &#8211; fotoreporter cronaca, cultura di ieri e oggi, fotogiornalismo, spettacoli, poi con la moda collaborando in vari settori – agenzie, riviste, grossi marchi ed ora spaziato verso il mio progetto erotico un arduo cammino fatto di ricerca, cuore, istinti e vera passione. Fin da piccolo attratto dall&#8217;arte e da ciò che era fuori dalla norma&#8230; ero il folle (in realtà lo sono ancora) quello perennemente controtendenza: il ribelle.<br />
L&#8217;avvicinarsi alla fotografia nacque visitando una mostra fotografica di Helmut Newton,  provai una forte  suggestione e interesse che divenne ossessione. Ora la mia ribellione, portata fin dall&#8217;infanzia, va avanti con un progetto artistico, con grande tenacia e qualche bella soddisfazione, l&#8217;arte rivoluzionaria si chiama Revolt Masked: la rivolta mascherata. Una rivoluzione verso una nuova visione dell&#8217;arte fotografica erotica&#8230; un “gioco” che rende gli adulti un po&#8217; meno adulti e più liberi di manifestare le proprie sensazioni, oscurate finora, dai soliti canoni triviali e scontati. Una rivisitazione dell&#8217;erotismo più inquietante, enigmatico, fatto di maschere, di erotismo,  feticismo, fantasie sessuali delle più disparate e alcuni miei incubi.. un po&#8217; di ingredienti e di tematiche complesse quali:  la filosofia, la religione, il sesso ed altre più umane come i sentimenti, il dolore, le gioie e le lacrime, i visi eccitati e goduriosi, la paura, la nascita e la morte, tutto sulla base del surrealismo la mia icona di vita.<br />
Qui il &#8220;bello&#8221; non si manifesta con il sistema della visione pubblicitaria o da rivista, la mia visione di bello è reale, è vera, è ciò che osserviamo quotidianamente dando libertà alle nostre sogni più eclissati; nulla è soffocato all&#8217;interno del mio progetto.<br />
Il progetto ha già diverse pubblicazioni alcune di spessore, esposizione molte recensioni né cito qualcuna come ad esempio: Ziguline, MenStyle, GQ, Repubblica, Style, Libero, L&#8217;Espresso, Donna Moderna&#8230;presto anche su Kult magazine e il Millionaire.. e molte altre ed anche un mio piccolo magazine fotografico in uscita costruito interamente da me &#8230; ed è tutto in continua espansione, questa nuova intervista è la prova evidente.<br />
..il resto lo potrete scoprire solo seguendomi o compartecipando alla “rivolta” come farebbero valorosi seguaci.</p>
<p><img class="captionimg" title="A.GALLO (c) 2010 -06 (575 x 383)" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/A.GALLO-c-2010-06-575-x-383.jpg" alt="foto di Alessandro Gallo" width="575" height="383" /></p>
<p><em>Sei il profeta delle coscienze alienate. Attraverso un obiettivo permetti ai tuoi modelli di occultare se stessi e spogliarsi del proprio ruolo sociale per divenire pura espressione interiore, ma tutto ciò solo indossando una maschera. Insomma pare tu stia predicando un comune paradosso che in realtà è malattia del proprio essere. Non credi che la tua arte sia tutto sommato il manifesto di una piaga sociale?</em></p>
<p>Hai detto bene i mie modelli si spogliano per divenire pura espressione interiore. Come scritto anche nel mio sito, all&#8217;interno di una breve spiegazione, le mie maschere non servono per nascondersi bensì per esibirsi e per caratterizzarsi, , difatti sono sempre dissimili, hanno principali significati e non sono mai usate a caso sarebbe troppo elementare una cosa del genere&#8230;la mia mente intricata una cosa cosi facile, non la farebbe mai! E poi molte figure hanno viso scoperto. La modella professionista, l’appassionata o la casalinga&#8230; viene da me per far delle foto erotiche perché affascinata, sapendo che con me può liberarsi delle sue fantasie occultate.. prende parte ad un progetto concreto fatto di pubblicazioni, di serio lavoro e di grande visibilità e che sono divenuto oramai un reporter di questo contesto&#8230; capace di gestirla e divulgarla&#8230; bene&#8230; quindi perché reprimere l’arte o la libertà d’espressione? Perché non divulgare le proprie sane fantasie.. liberi con se stessi e con altri.<br />
Storie bizzarre accadono tutti i giorni e in tutte le case anche in quelle più integraliste e raffinate, ma non si vedono, al di fuori si censurano, si negano, prigionieri di se stessi&#8230; perché questo? Penso proprio al contrario, reprimere tutto ciò sia una forte piaga, come quella del finto perbenismo e dell&#8217;ipocrisia; forse se ci fosse più chiarezza ci sarebbe meno degrado in giro, meno brutalità, meno violenza e soprattutto meno ignoranza. Tutto ciò che si vede nelle mie immagini, sono set reali, veri, nulla è scenografico, finto o recitato, certo qualcosa si estremizza, ma io racconto il vero e chi guarda le foto, se ne accorge di questa “autenticità”, ne è attratto, dalla libertà di pensiero che si cela dentro.<br />
Io sto creando un mio mondo fatto di completa limpidezza, di sogni, di allucinazioni con assenza assoluta di finzione e ipocrisia.</p>
<p><em>Scandalizzare è un gioco che piace a molti, e la saturazione è ormai raggiunta. Ciò che davvero oggi fa scandalo è la consapevolezza di ciò che si è e si fa. Sembra, ad esempio, che tu trovi divertente citare temi blasfemi e profani, e si sa che la religione è un bersaglio facile. Ma quanta consapevolezza c’è in te nel trattare certi temi? Quanta espressione di te stesso poni nel deridere un simbolo di culto?</em></p>
<p>Innanzitutto non è assolutamente semplice imboccare strade e tematiche del genere, penso in realtà che ciò&#8217; non sia saturo.. anzi in essa, risiede una continua scoperta e un continuo ricercare. Non c&#8217;è divertimento e nemmeno ci si burla di ciò. Parecchie persone assorbono male e in modo sbagliato il contenuto di alcuni miei scatti,  unire il sacro al profano è solo un evidente argomento che tutti noi ci identifichiamo anche inconsapevolmente, chiunque dall&#8217;avvocato, allo scrittore, al dipende in banca&#8230; si può&#8217; dire che è un fatto di cronaca. Io non faccio altro che mostrarlo, lo rendo visibile attraverso concetti rielaborati; c&#8217;è chi nega e mente a se stesso, davanti al proprio Dio, c&#8217;è chi invece ammette le proprie colpe e giustizie, ci vuol solo coraggio. Citare simboli di culto o temi che trattano delle credenza significa solo palesarli e farli partecipare ancor più da vicino di quanto ci siano già; ovviamente tutto è costruito con dedizione, alcuni miei lavori e bene giudicarli in base a delle conoscenze ben precise sulla religione, sulla filosofia, sulla storia dell&#8217;arte; in tutte le cose bisogna applicarsi con cura prima di accostarsi se no si rischia di giudicarle in modo errato, in alternativa si fa prima a voltar pagina.</p>
<p><img class="captionimg" class="aligncenter size-full wp-image-13330" title="A.GALLO (c) 2010 -03 (575 x 383)" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/A.GALLO-c-2010-03-575-x-383.jpg" alt="foto di Alessandro Gallo" width="575" height="383" /></p>
<p><em>E’ impossibile non notare quanto abbiano contato i lavori di Helmut Newton per la tua formazione, ma lasciando stare calze autoreggenti e tacchi a spillo, in cosa il maestro dell’erotismo di classe ha definito la tua filosofia artistica?</em></p>
<p>Newton è stato per me l&#8217;inizio, e ancora oggi per il mio lavoro sulla moda e sul burlesque mi  da ispirazione, come dicevo prima, il mio interesse per la fotografia è nata propriamente da Newton; mi ha ispirato proprio la sua classe, la sua immane raffinatezza e i suoi mille dettagli scenografici all&#8217;interno dei suoi set, un perfezionista. A parer mio è fondamentale guardarsi indietro rivolgendosi ai Grandi Maestri, t’insegnano e ti stimolano; penso che per un futuro migliore bisogna continuamente rivolgersi al passato. Ora sono più incline verso altri Maestri come ad esempio Jan Saudek.</p>
<p><em>Credi di far davvero parte di quella manciata di artisti dediti alla cultura “di nicchia”, o sei cosciente di essere solo un nuovo prodotto della contemporanea arte popolare?</em></p>
<p>Tanti sanno che i miei pensieri, le mie concezioni di vita, le tante mie sensibilità, fragilità, passioni, follie, ossessioni&#8230; mi distinguano da molti&#8230; sicuramente dalla massa. Consapevole di essere un vero artista di nicchia o non,  lo lascio dire ad altri.</p>
<p><em>Sfogliando il portfolio nel tuo sito mi ha spiazzato vedere tra decine di nudi degli scatti di architetture, o comunque urbani. Qual è il nesso tra questi soggetti?</em></p>
<p>Confondere, annebbiare, mescolare o forse no, chi lo sa&#8230;?! con me ogni cosa è inaspettata, quello che potrebbe per molti essere disordinato per me è ordinato &#8230; amo lo Street/urban mi avvicina al mio mondo quotidiano e poi chi ha detto che un’architettura o un oggetto statico non possa comunque emanare sensazioni erotiche&#8230; tutto può divenire erotico dipende da infiniti punti di vista.<br />
Forse proprio per questo riesco a farmi seguire e a contraddistingueremi per le mie molteplici visioni a volte oniriche a volte più tangibili.</p>
<p><em>Noto una particolarità di fondo nel tuo erotismo. Gran parte degli scatti hanno come soggetto un singolo, e poco spazio lasci al concetto di coppia; talvolta anche scegliendo di accostare un sexy toy. Pare quindi che il tuo modo di concepire l’eros presupponga una grossa considerazione per l’autoerotismo, quasi ne fa un aspetto principe. Pensi quindi che la libido sia una sensazione che parta dall’idea di singolo?</em></p>
<p>Per prima cosa amo l’autoerotismo, il sano esibizionismo trovo tutto ciò un’intimità erotica estremamente appagante, carnale ed eccitante; per di più penso che l&#8217;autoerotismo oggi, nonostante tutto, sia ancora un forte tabù, soprattutto nella nostra concezione italiana, io vorrei mostrarlo come un aspetto consueto, provocando s’intenda. Tratto più da vicino questo argomento perché più macchinoso di altri,  difficile da gestire, per una ragazza/o rendersi esibizionista sola/o  davanti ad una macchina fotografica e ancora più complesso, meno convenzionale. Questo è  il mio lavoro, ama affrontare tematiche articolate e sicuramente che creino “rumore” tra la folla: l&#8217;autoerotismo è una mia componente fotografica come altre, ad esempio, il lesbismo/gaysmo, il feticismo.. culture ben lontane ancora nella nostra società.</p>
<p><img class="captionimg" class="aligncenter size-full wp-image-13328" title="A.GALLO (c) 2010-01 (575 x 552)" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/A.GALLO-c-2010-01-575-x-552.jpg" alt="foto di Alessandro Gallo" width="575" height="552" /></p>
<p><em>Più di dieci anni fa Kubrick con Eyes Wide Shut ha impresso su cellulosa quelle stesse fratture sociali dettate dalla “maschera” che ora tu riproponi. Senti di esserne solo l’eco o hai qualcos’altro da raccontare? </em></p>
<p>Bè non nego che Kubrick è un&#8217;altra figura importantissima e basilare della mia fotografia, in Eyes Wide Shut, Capolavoro, qualcosa è partito da lui, oltre allo stile anche il significato. Il desiderio e le fantasie sessuali, la paura, la minaccia e la perdita di se stessi, l&#8217;uso e il significato delle maschere eleganti e inquietanti a volte a viso scoperto,  i sorrisi e i pianti,  gli incubi e i fantasmi, la felicità e la noia di una coppia sposata, insomma l&#8217;attinenza c&#8217;è e le sfumature sono quelle; senza far paragoni ad un altro colossale Maestro, forse la mia fotografia alcune volte è ancor meno censurata e più esplicita e volteggia verso argomenti più fomentatori. Altro capolavoro di Kubrick per me importante è “A Clockwork Orange” (arancia meccanica).</p>
<p><em>Ho saputo che la tua vocazione per l’erotismo in un primo momento si era diretta verso la pittura. Cosa ti ha spinto ad abbandonarla per poi abbracciare la fotografia?</em></p>
<p>Come ho già detto, sono stato partorito artista e amante dell&#8217;arte,  nulla ho abbandonato. Dipingo e scolpisco ancora, ridisegno i miei sogni o i miei incubi notturni cosi da tramutarli poi in fotografia. Diciamo che mi sono concentrato maggiormente sull&#8217;Arte Fotografica,  penso sia un mezzo di comunicazione più potente e immediato.</p>
<p><em>So che ti definisci un surreale, e addirittura annoveri Bunuel e Dalì tra i tuoi maestri, ma cosa in realtà c’è della filosofia bretoniana nei tuoi lavori?</em></p>
<p>Io sono un surrealista già nel mio modo di pensare, di abbandonarmi alla mia mente e ai miei sogni è una prova di appartenere al surreale.</p>
<p><img class="captionimg" class="aligncenter size-full wp-image-13331" title="A.GALLO (c) 2010 -04 (377 x 575)" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/07/A.GALLO-c-2010-04-377-x-575.jpg" alt="foto di Alessandro Gallo" width="377" height="575" /></p>
<p>Alcune mie opere (pittoriche e fotografiche) sono realizzate citando e scovando nei miei sogni, ma il surreale non è l&#8217;irrealtà ma ciò che va al di sopra del reale, quindi l&#8217;inconscio e il mio lavoro sui sogni rende me surrealista. “La mia depravazione sta nel fatto che non sono depravato malgrado svisceri pensieri depravati”.</p>
<p><em>Concorderai con me che il concetto di erotismo è attraversato da una sottile linea rossa posta tra la sterilità della pornografia e le pulsazioni dionisiache della passionalità. A cosa credi che tendano i tuoi scatti?</em></p>
<p>Concordo perfettamente; I miei scatti sono esattamente al centro. Anzi cercano di non andar né da una parte né dall&#8217;altra proprio per distinguersi. Quella “linea rossa” che hai citato, a parer mio, non andrebbe oltrepassata, questo non perché sia un’integralista anzi, adoro la “pornografia ben fatta” e ricercata è alquanto piacevole assaporarne i suoi diversi lati, ma se io con la mia fotografia, valicassi quella linea, risulterei “già visto” ed io non sono cosi. La pornografia è un argomento abbracciato da molti e l&#8217;80% di essa non ha logicità, né un fine, né una ricerca accurata, se non la solita. Io miro invece ad un senso, in ogni mia opera risiede un&#8217;essenza, un significato dietro la quale esiste un grandissimo lavoro, studi, ricerche teoriche, pratiche e tecniche fotografiche, ore/giorni/mesi  in biblioteca non solo al computer, grande passione sull&#8217;argomento da trattare insomma nulla è lasciato al caso, anche nell&#8217;illogicità c&#8217;è un briciolo di logicità (ecco la mia personalità surrealista:) &#8230;e poi vuoi mettere; trattenersi a ridosso della “linea rossa”, restar sull&#8217;orlo del precipizio magari rischiando anche d’inabissare ma senza caderci: questo è divertimento.</p>
<p>Per chi volesse saperne di più: <span style="color: #888888;"><a href="http://revoltmasked.com/" target="_blank">revoltmasked.com</a></span></p>





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		<title>Le foto, le bambole ed i peluches di Marco Macro</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 07:45:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dimitri G.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Non dite che facebook non serve a nulla ed è solo una gran perdita di tempo,  io ieri ho scambiato un paio di battute sulla bacheca dell&#8217;amico Macro a proposito sul suo nuovo blog &#8220;Lonesomerrant&#8221; e visto che la discussione si era fatta articolata ed interessante ho pensato bene di riportarla paro paro in questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non dite che facebook non serve a nulla ed è solo una gran perdita di tempo,  io ieri ho scambiato un paio di battute sulla bacheca dell&#8217;amico Macro a proposito sul suo nuovo blog &#8220;<a href="http://lonesomerrant.blogspot.com/" target="_blank">Lonesomerrant</a>&#8221; e visto che la discussione si era fatta articolata ed interessante ho pensato bene di riportarla paro paro in questo articolo. Di <a href="http://www.ziguline.com/2009/06/24/quando-il-corpo-da-spettacolo-intervista-a-macro/" target="_blank">Macro</a> già sapete qualcosa, se siete nostri fedeli lettori, e ci sembrava giusto tenervi aggiornati sui suoi nuovi progetti che sono quasi sempre conditi da belle foto e non meno belle ragazze/i, che cosa volete di più?</p>
<p><img class="captionimg" class="alignnone size-full wp-image-12691" title="macro_4" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/06/macro_4.jpg" alt="Foto di Macro dalla serie &quot;BitterSweet&quot;" width="575" height="381" /></p>
<p><em>Allora Macro mi vuoi dire cos&#8217;hai sfornato sta volta?</em></p>
<p>Ahahahha se insisti così allora devo presumere che la domanda è seria! Posso dirti che <a href="http://lonesomerrant.blogspot.com/" target="_blank">LONESOMERRANT</a> è il mio neonato blog in cui ho deciso di pubblicare i miei lavori recenti, di quest&#8217;anno, esclusiavamente in analogico. Lavoro diviso in 35mm e 120mm (formato della pellicola) ed incentrato sempre sulle tematiche a me care con un occhio particolare, questa volta, anche all&#8217;identità di genere e all&#8217;erotismo soft.</p>
<p><em>Ah ecco,  ma come mai sto nome &#8220;Lonesomerrant&#8221;? che vuol dire? </em></p>
<p>Come avrai intuito è la congiunzione delle due parole inglesi LONESOME (solo, solitario) e ERRANT (errante, che vaga senza meta). Per me questa definizione è riferita più ad uno stato mentale che ad uno status civile e rispecchia in pieno sia il mio modus operandi attuale sia la mia condizione d&#8217;artista. Non ho alcun tipo di legame e/o contratto lavorativo e cerco solo collaborazioni se e quando ne vale la pena. La libertà oggi è un lusso.</p>
<p><em>Eh già,  &#8220;a libertà pure o pappavallo &#8216;a vò pruvà&#8221;, scusami la citazione ( De Crescenzo docet). Stavo dando un&#8217;occhiata alla foto ed ho riconosciuto un pò di persone &#8220;del tuo giro&#8221;. Ora mi spiego il tuo appello di qualche settimana fa in cui cercavi modelli e modelle disposte a posare nudi/e e semi-nudi/e. Com&#8217;è andata poi? In quanti si sono fatti avanti? </em></p>
<p>Ahahahahah, prego prego, adoro De Crescenzo e la citazione è quanto mai azzeccata! Per quanto riguarda l&#8217;appello ti confesso che sono rimasto sbalordito. Da una città &#8220;dura&#8221; e prevenuta, su molte tematiche, come Napoli non mi aspettavo tutta questa risposta. In breve tempo ho ricevuto decine di conferme e solo ora che il clima sembra essersi stabilizzato posso cominciare a definire un calendario per gli shooting. A breve si parte.</p>
<p><img class="captionimg" title="macro_4" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/06/macro_1.jpg" alt="Foto di Macro dalla serie &quot;BitterSweet&quot;" width="575" /></p>
<p><em>Puoi dirci qualcosa sul tema degli shooting? hai già qualche idea su come sviluppare i prossimi set? Dal sito qualcosa si intravede ma non mi è ancora chiaro &#8220;dove vuoi andare a parare&#8221; esattamente. </em></p>
<p>Non ne ho la minima idea. So solo che voglio approfittare di quest&#8217;estate per scattare il più possibile in esterna, il resto sarà dettato step by step dal soggetto e dalla location. Come sempre nel mio lavoro cerco di far emergere il lato umano, la personalità o almeno una sfumatura di questa da ogni soggetto e ciò credo sia possibile solo evitando una programmazione prestabilita. Cerco punti di vista, non pose. Ogni shooting dev&#8217;essere, per me e per chi mi circonda, prima di tutto un esperienza.</p>
<p><em>Mi hanno incuriosito gli scatti alle ragazze con pupazzetto al seguito, volevo chiederti in proposito, uno chi ha scelto i pupazzetti, due cosa ci fà &#8220;Ken Carrozziere&#8221; in mezzo a tutti quei peluches?</em></p>
<p>Il set a cui ti riferisci è &#8220;Sunday Morning&#8221; dove emerge l&#8217;aspetto ludico e la voglia di un ritorno all&#8217;infanzia di tre teen ager non piu tanto teen. I pupazzi sono delle ragazze, il Ken carrozziere in realtà è un altro personaggio di cui non ricordo il nome. Faceva parte dei giocattoli di mio fratello più piccolo. Conserviamo ancora molti dei nostri giocattoli tra cui Transformers, Masters, Exogini e tanti altri classici. Dei cimeli ormai.</p>
<p><img class="captionimg" title="macro_4" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/06/macro_2.jpg" alt="Foto di Macro dalla serie &quot;BitterSweet&quot;" width="575" height="868" /></p>
<p><em>Interessante. Io ci vedrei anche un seguito di questo set, stavolta i pupazzi diventano giganti e terrorizzano a morte le loro non più giovani posseditrici quasi a voler dire &#8220;gente è tempo di crescere!!&#8221;. Come la vedi? </em></p>
<p>Mm, un pò troppo &#8220;fantasy&#8221; per i miei gusti. Ad ogni modo credo sia importante conservare sempre il proprio lato ludico. Non vorrei essere retorico ma già la vita ci impone quotidianamente di crescere, spesso anche prematuramente. Molti dei ragazzini che conosco o che comunque vedo in giro credo non sappiano cosa significhi davvero l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza. A 12 anni già suonavo la chitarra e avevo un gruppo metal con cui facevo cover dei Metallica, Megadeth, iron Maiden, AC_DC ma nel contempo giocavo, giustamente, ancora a nascondino o facevo skate. Le ragazzine giocavano a campana, un due tre stella o andavano in bici o sui pattini. Oggi vedo ragazzini totalmente rincoglioniti da cellulari, computers, internet e vestiti, manco avessero 30 anni e diversi affari da concludere. Trovo tutto questo molto triste.</p>
<p><em>Non so se essere d&#8217;accordo con te, in realtà mi ricodo le litanie che i &#8220;grandi&#8221; mi ripetevano quando ero un innocente fanciullo e mi sembravano retoriche anacronistiche tipiche di chi non si riconosce, giustamente, nelle nuove generazioni e pensa che quello non sia il modo giusto di campare, la realtà è che i &#8220;tempi cambiano e i bimbi crescono&#8221;. Vabbè ma stiamo sforando. Direi che dopo questa chiacchierata non oserò chiederti più nulla su <a href="http://lonesomerrant.blogspot.com/" target="_blank">LONESOMERRANT.</a> Scherzo, ci risentiremo di sicuro al prossimo shooting!</em></p>
<p><em>Thanks!</em><br />
Grazie a te, alla prossima!</p>
<p>Per chi volesse approfondire: <a href="http://lonesomerrant.blogspot.com/" target="_blank">http://lonesomerrant.blogspot.com/</a></p>





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		<title>Lukas Zpira il teorico della modificazione corporale</title>
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		<comments>http://www.ziguline.com/2010/05/28/lukas-zpira-il-teorico-della-modificazione-corporale/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 May 2010 09:03:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dimitri G.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>

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		<description><![CDATA[Lukas Zpira è un&#8217;artista francesce, uno dei teorici del cosidetto &#8220;body hacking&#8221;, ovvero il movimento che rivendica la libertà di ogni individuo di poter impiegare  il proprio corpo come mezzo espressivo della propria sensibilità artistica. Oltre ad essere un performer è anche uno dei più quotati body modification artist, vaga continuamente in giro per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lukas Zpira è un&#8217;artista francesce, uno dei teorici del cosidetto &#8220;body hacking&#8221;, ovvero il movimento che rivendica la libertà di ogni individuo di poter impiegare  il proprio corpo come mezzo espressivo della propria sensibilità artistica. Oltre ad essere un performer è anche uno dei più quotati body modification artist, vaga continuamente in giro per il mondo con sua moglie e partner professionale Satomi, alternando esibizioni a sessioni in studio e seminari sul tema della modificazione corporale. Per avere questa intervista abbiamo dovuto aspettare qualche mese ma alla fine nè è valsa la pena. Se eravate sul punto di provare sul vostro corpo una qualche forma di modificazione qui c&#8217;è tutto quello che dovreste sapere.</p>
<p><em>Ciao Lukas, dove ti trovi in questo periodo? So che viaggi molto in giro per il mondo per via del tuo lavoro.</em></p>
<p>In questo preciso momento mi trovo a circa 35.000 piedi di altitudine da qualche parte tra San Paolo e Parigi</p>
<p><em>Mi chiedevo se di solito avevi dei problemi quando vai in aeroporto, sai com&#8217;è con i metal detector e tutte quelle robe sulla sicurezza..</em></p>
<p>Il problema non è tanto il metal detector visto che non tutti i metalli sono conduttori ma il fatto che devo ogni volta spogliarmi quasi nudo è davvero noioso, e togliti le scarpe, la cintura etc. etc. Mia moglie Satomi ogni volta è costretta a togliersi quella specie di bacchette di legno, tipo quelle che si usano nei ristoranti cinesi, che di solito usa nei capelli, perchè sono considerati come delle armi. Per non parlare delle tante volte in cui è costretta ad alzarsi la gonna perchè il suo reggicalze fa scattare l&#8217;allarme. Insomma questi sono i tipici esempi di come sia diventata ridicola questa situazione. Ma il mio problema principale è legato ai controlli sull&#8217;immigrazione, troppi addetti aeroportuali pretendono ogni volta che io dimostri di non essere né uno spacciatore o un criminale e tutto questo a causa di un fottuto pregiudizio legato al mio aspetto. Quando viaggio in Europa non ci sono particolari problemi, ma quando devo andare negli States, in Australia e in Nuova Zelanda la cosa può farsi veramente difficile, infinite perdite di tempo e spreco di energie. Ho vissuto quasi tutta la mia vita come un nomade, viaggiando e lavorando allo stesso tempo. Penso che tutta questa paranoia stia diventando la prigione di noi stessi. E non ti ho ancora detto nulla sui problemi che ci sono con i dati biometrici legati al mio passaporto. Molti dei miei piercing e dei miei impianti non possono essere rimossi così come i tatuaggi sulla faccia. Capirai che per me è quasi impossibile avere una sembianza identica a quella riportata sul passaporto. Mi chiedo come facciano le persone che hanno subito degli interventi di ricostruzione facciale in seguito a degli incidenti.. insomma ci sono un sacco di questioni legate alla libertà che ancora necessitano di una risposta.</p>
<p><img class="captionimg" class="alignnone size-full wp-image-12546" title="lukas_zpira_2" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/05/lukas_zpira_2.jpg" alt="Lukas Zpira e Satomi | courtesy Lukas Zpira" width="575" height="670" /></p>
<p><em>Leggendo la tua biografia ho saputo che tu non hai cominciato la tua carriera con la “body modification”, ma ti sei dedicato subito alla scrittura, alla fotografia ed al disegno. Come mai ad un certo punto hai deciso di abbandonarle per dedicarti alla body art?</em></p>
<p>In realtà non ho mai abbandonato la fotografia e la scrittura. Oggi riesco a fare molto di più rispetto a prima ma c&#8217;è stato un momento nella mia vita in cui il corpo mi è sembrato il mezzo perfetto per me per via della sua natura. Essendo un tessuto vivo è sottoposto a continui cambiamenti ed anche gli interventi artistici evolvono con lui. Ci molti altri aspetti legati a questo cambio di rotta in parte legato anche al sistema di norme francesi così conservatrici. Ho avuto bisogno di lavorare sul mio corpo dal momento in cui mi sono convinto che se vuoi che le cose intorno a te cambino devi essere  innanzitutto tu a cambiare.</p>
<p><em>Ti ricordi la tua prima modificazione corporale? anche il primo tatuaggio. Cosa hai provato in quel preciso istante?</em></p>
<p>Avevo due anni e mi sono trovato con un piercing al capezzolo. Quello è stato per me il vero punto di svolta, un punto di non ritorno, in quanto avevo oltrepassato una certa barriera e quello sarebbe stato solo l&#8217;inizio della mia mutazione. Essendo sempre stato affascinato dalla cultura cyber punk, dai film di fantascienza ed essendo cresciuto con i fumetti, l&#8217;idea dell&#8217;oggetto metallico che staziona sottopelle è stato il grilletto per spingere i miei limiti oltre ogni confine.</p>
<p><em>Quando hai capito che il tuo corpo fosse il mezzo migliore su cui lavorare?</em></p>
<p>Come ti dicevo prima il corpo è un tessuto vivo e quindi in continua evoluzione e questo è stato l&#8217;aspetto che mi ha affascinato di più quando ho deciso di dedicarmi alla body art. Una scarificazione (incisioni con il bisturi sulla pelle finalizzata a realizzare un disegno) con il tempo cambia il suo colore, anche la pelle su cui è stata realizzata cambia, così come il suo aspetto complessivo. Poi ogni persona reagisce diversamente ed anche la cicatrizzazione. Amo questa interazione che si crea con la persona a cui applico la modificazione, questo scambio di energie e di idee. Ci sono molte conseguenze legate al fare e al farsi fare una modificazione corporea. Quando qualcuno altera le proprie sembianze anche in maniera marginale è come se facesse un&#8217;affermazione ed in molti stati questo può essere considerato una violazione della legge perché si viola l&#8217;integrità del corpo, anche se è frutto di una scelta consensuale. Come nella fotografia, nella pittura ed in tante altre forme di espressione artistica lavorare con il corpo può avere delle implicazioni di carattere legale ed anche sociale, il tutto deve avere una sua concettualizzazione e non solo delle finalità di tipo estetico.</p>
<p><img class="captionimg" class="alignnone size-full wp-image-12547" title="lukas_zpira_3" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/05/lukas_zpira_3.jpg" alt="Lukas in azione | foto di Abode of Chaos | http://www.flickr.com/photos/home_of_chaos/" width="575" height="767" /></p>
<p><em>C&#8217;osanno pensato i tuoi genitori quando hai cominciato la tua carriera di “body modification artist”?</em></p>
<p>Quando ho compiuto quarant&#8217;anni mia madre mi ha chiesto cosa facessi per vivere. Questo penso che dica tutto.</p>
<p><em>Tu sei l&#8217;autore del cosiddetto “body hacktivism mnifesto”. Puoi sintetizzarne il contenuto per noi profani?</em></p>
<p>Ho creato questo termine “body hacking” perché c&#8217;era la necessità di ridefinire un movimento di artisti che lavorano con le mutazioni ed il corpo come medium. Ero convinto che il termine cyber punk non fosse adeguato a rappresentare la mia filosofia così come non lo rappresenta il concetto di “primitivi moderni”. Noi viviamo in un&#8217;era in cui le scoperte tecnologiche in campo medico ci stanno portando davvero lontano ma ne sappiamo pochissimo ed il nostro controllo su queste tecnologie che vengono poi sistematicamente praticate ed imposte è minimo.  Il body hacking mette in discussione la libertà di scelta circa le possibilità di trasformazione possibili nella nostra società, rivaluta la nozione di interesse collettivo in contrapposizione dell&#8217;interesse individuale. Come ho scritto nel manifesto condividere il concetto di “body hacktivism” non vuol dire necessariamente che devi avere una qualche forma di modificazione corporale così come non ci si aspetta che si debba essere dei body hacktivist. Io non intendo creare un gruppo, ma far capire che si tratta di uno stato mentale.</p>
<p><em>Sono convinto che uno dei requisiti necessari per essere un fan di questo movimento sia possedere una grande resistenza al dolore. Ho visto qualche video in cui fai dei tagli con il bisturi, fai delle incisioni e roba del genere sul corpo dei tuoi clienti. Come diavolo fanno a non sentire nulla e a non urlare dal dolore? Io sarei svenuto prima ancora che tu avessi cominciato.</em></p>
<p>No. Non ci sono requisiti, non è un club al quale puoi iscriverti, ma una filosofia che tu potresti adottare. Come ho detto nelle precedenti risposte ci sono un sacco di persone, sociologi, antropologi, professori che condividono la stessa opinione e lavorano su concetti simili ma non si sono fatti alcuna modificazione e non ne hanno alcun bisogno. Se poi vogliamo parlare del dolore lasciami fare prima una distinzione fondamentale tra il dolore auto-indotto necessario per raggiungere degli obiettivi ed il dolore che invece deriva da una malattia e che è involontario. Una persona può intendere il dolore come una qualsiasi altra sensazione, che con un&#8217;adeguata preparazione, con il desiderio e la volontà, può sopportare. Non siamo dei masochisti, non cerchiamo il dolore, ma l&#8217;esperienza e la crescita personale. Pensa ad esempio al dolore che può provare un maratoneta durante i suoi allenamenti. Penso che questo sia un buon esempio.</p>
<p><em><img class="captionimg" title="lukas_zpira_4" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/05/lukas_zpira_4.jpg" alt="Lukas Zpira - foto di Abode Chaos |   http://www.flickr.com/photos/home_of_chaos/" width="575" height="704" /></em></p>
<p><em>Anche se tu mi dici che non ci sono dei veri requisiti, immagino che un impiegato di banca abbia qualche difficoltà ad accostarsi a questo mondo. Riesci a descrivermi il profilo di un tipico adepto della modificazione corporale?</em></p>
<p>Non tutte le modificazioni devono essere necessariamente visibili. Io stesso ho praticato delle procedure molto estreme su professori universitari, avvocati e dottori. E&#8217; uno stereotipo sbagliato pensare che si debba essere per forza disoccupati e degli addetti ai lavori per poter condividere questo genere di passione. Se hai la fortuna di vivere a New York quello che dovresti fare è guardarti in giro e capirai che un sacco di professionisti portano magari dei tatuaggi su tutto il corpo  a tua insaputa. Tu non puoi sapere cosa si nasconde sotto un vestito od un&#8217;uniforme.</p>
<p><em>Vedo che hai sviluppato una grande dimestichezza con i tipici strumenti chirurgici che di solito usi per il tuo lavoro, non hai mai pensato alla carriera medica?</em></p>
<p>No. Certamente sono al corrente e pratico tutte quelle prassi legate all&#8217;igiene in quanto sono fondamentali per il mio lavoro ma per dedicarmi alla carriera medica avrei dovuto condividere tutta una serie di regole in cui non credo minimamente.</p>
<p><em>Devo essere onesto la prima volta che ho visto questo genere di pratiche mi è sembrato tutto un po&#8217; assurdo ed in qualche modo roba da pazzi, ma poi riflettendo sulla grande popolarità della chirurgia plastica anche la vostra “body modification” mi è apparsa più normale. La verità è che la gente sembra non essere contenta del proprio aspetto e, chi in un modo chi nell&#8217;altro, cerca di apportare delle modifiche per soddisfare questa sua insoddisfazione. Tu che mi dici in proposito.</em></p>
<p>Se fai questo genere di comparazione capirai anche che la chirurgia plastica è molto più invasiva e rischiosa. Credo che entrambe i tipi di modificazione corporea possano essere visti nella stessa sfera ma su due lati opposti. Uno serve a conformare le persone verso un canone estetico imposto dagli standard moderni di bellezza, l&#8217;altro, al contrario serve ad allontanarsi da ciò che comunemente viene considerato bello. Non si tratta di accettare il modo in cui si è naturalmente, che potrebbe apparire come una sorta di negazione di se stessi, ma della possibilità di rivendicare la libertà di modificare se stessi verso il proprio standard personale. Il desiderio di cambiare è uguale in entrambe gli ambiti, cambia la motivazione di fondo. Anche nell&#8217;universo delle modificazioni corporali stiamo assistendo ad uno strano fenomeno per cui molti si fanno fare degli interventi per assomigliare agli altri e gli stessi artisti tendono a imitare le performance altrui senza quindi proporre nulla di nuovo. Il bello della chirurgia estetica è che in continua evoluzione e così dovrebbe essere anche per noi.</p>
<p><em>Farai qualche performance in Italia nei prossimi mesi?</em></p>
<p>Non performance ma dei seminari con “Micromutazioni” e con “Procedures” visto che andrò a Napoli e farò alcune tappe a Milano, Roma e Bologna.</p>
<p>Per chi volesse saperne di più: <a href="http://www.myspace.com/lukaszpira" target="_blank">www.myspace.com/lukaszpira</a> e <a href="http://www.body-art.net" target="_blank">www.body-art.net</a></p>





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		<title>Kaleidoskop art Neukölln, intervista con Natalie Van Sasse</title>
		<link>http://www.ziguline.com/2010/04/21/kaleidoskop-art-neukolln-intervista-con-natalie-van-sasse/</link>
		<comments>http://www.ziguline.com/2010/04/21/kaleidoskop-art-neukolln-intervista-con-natalie-van-sasse/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 07:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dimitri G.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[La nostra amica Giulia Palombino, che ormai è diventata di casa su ziguline, ci ha suggerito di fare due chiacchiere con la sua amica Natalie van Sasse, che da qualche mese ha aperto uno spazio a Berlino, per l&#8217;esattezza a Boddinstrasse 7, dedicato all&#8217;arte contemporanea, al design ed alla sperimentazione artistica e creativa, dove offre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La nostra amica <a href="http://www.ziguline.com/2009/10/30/giulia-palombino/" target="_blank"><em>Giulia Palombino</em></a>, che ormai è diventata di casa su ziguline, ci ha suggerito di fare due chiacchiere con la sua amica Natalie van Sasse, che da qualche mese ha aperto uno spazio a Berlino, per l&#8217;esattezza a Boddinstrasse 7, dedicato all&#8217;arte contemporanea, al design ed alla sperimentazione artistica e creativa, dove offre la possibilità a giovani creativi, che non certo mancano in questa città, di mettersi in vetrina con la speranza che tra i tanti passanti non ci sia il talent scout o l&#8217;investitore di turno pronto a metterli sotto contratto. Sarà proprio così?</p>
<p><em><img class="captionimg" title="Natalie_by_Giulia_Palombino" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/04/Natalie_by_Giulia_Palombino.jpg" alt="Natalie Van Sasse ritratta da Giulia Palombino" width="574" height="414" /></em></p>
<p><em>Come e quando ti è venuto in mente di aprire una galleria?</em></p>
<p>Ho avuto  l&#8217;idea nell&#8217;aprile del 2009. Dovevo lasciare il mio vecchio appartamento e trovarne uno nuovo. Ho pensato “Ehi, dovremmo parlare di più di arte e design”. Volevo creare una rete attraverso la quale le persone potessero condividere idee e fonti di ispirazione. Ho trovato un posto, mi ci sono trasferita a Settembre, ed è così che è iniziato tutto.</p>
<p><em>Ho sentito molte persone parlare di Berlino come terra d&#8217;opportunità per giovani creativi in cerca di fortuna. Secondo te, cosa spinge la gente verso questa città?</em></p>
<p>Come molti sanno, una delle ragioni principali è che Berlino è un posto relativamente economico. Affittare un appartamento o uno studio non costa molto. Inoltre credo che la gente sia attratta dall’atmosfera di Berlino: qui  ci si sente più liberi che in altre metropoli. Berlino è rilassata, ci sono tantissimi eventi  culturali di tutti i tipi e tutto il tempo. Se sei un artista è facile conoscere altri artisti o  gente che lavora nel campo dell&#8217;arte. Rispetto a quelle di altre capitali europee, mi vengono in mente Basilea e Parigi ad esempio, il mondo dell&#8217;arte a Berlino sembra meno irraggiungibile.</p>
<p><em>È possibile  vivere d’arte a Berlino? Da quello che ho sentito, vivere a Berlino è economico al punto che ci si può permettere di “giocare a fare l&#8217;artista”. Mi spiego meglio. Accanto a  questa grande concentrazione di giovani creativi e di spazi dove poter esporre , c&#8217;è poi un vero mercato dell&#8217;arte?</em></p>
<p>Hmmm….È difficile dirlo. Ho sentito dire da molte persone che  qui i  grossi collezionisti comprano meno che in altre capitali dell&#8217;arte.  Ho sentito dire che è dura vendere a Berlino. Specialmente in questa nuova scena di Neukölln, vendere è sicuramente più difficile perché la gente non ha tanti soldi qui. A dire il vero non ci sono molti soldi a Berlino in generale. In ogni caso, Neukölln attrae soprattutto giovani artisti e i loro amici, piuttosto che persone che si possano permettere di comprare opere d&#8217;arte.</p>
<p><em>La crisi economica ha colpito il tuo spazio o più in generale le persone che lavorano nel tuo stesso campo?</em></p>
<p>Ho aperto questo posto durante la crisi, quindi non saprei. Non ho l&#8217;impressione che la crisi abbia colpito il mondo dell&#8217;arte in modo drammatico. Posso immaginare che sia più difficile ottenere finanziamenti al momento. Per quanto mi riguarda, non ho iniziato questo progetto basandolo necessariamente sul profitto. Fino ad ora ho organizzato tutto low-budget. Oggi ad esempio andro in una discarica a cercare dei materiali che mi servono per Kaleidoskop.</p>
<p><em>Da quando è aperto Kaleidoskop e cosa proponi nel tuo spazio?</em></p>
<p>Ho aperto nel Novembre del 2009 e, come ho detto prima, l´idea originale era quella di creare un art forum e una galleria  di arte e design. Sono aperta a tutti i tipi di arte, dalla fotografia, alla pittura, alla performance. Finora Kaleidoskop è stato più una galleria, ma voglio spingere il lato progettuale  nei prossimi mesi. Sto già pianificando laboratori, serate con  proiezioni ed una festa dedicata alla condivisione dei propri libri. Mi piacerebbe anche aprire lo spazio ai musicisti di tanto in tanto. E ho questa idea di trovare dei costumi  e delle luci e di invitare le persone a ritrarsi a vicenda. Kaleidoskop non dovrebbe essere semplicemente una galleria, questo per me è importante.</p>
<p><em>Quali sono i progetti più interessanti che sono passati per Kaleidoskop finora?</em></p>
<p>Ho organizzato quattro mostre finora. Non saprei dire quali siano  state le più interessanti dato che erano molto diverse l&#8217;una dall&#8217;altra. Una mostra era incentrata sulla fotografia, mentre tutte le altre presentavano una varietà di media. Trovare le connessioni tra  lavori che sono fisicamente così diversi e rendere queste connessioni palpabili per i visitatori è una grande sfida per me.</p>
<p><em>Immagina che  la città di Berlino decida di mettere al bando tutti gli artisti e le gallerie. Cosa diventerebbe Kaleidoskop allora?</em></p>
<p>Probabilmente un punto d&#8217;incontro, o uno studio segreto per artisti</p>
<p><em>Grazie e in bocca al lupo!</em></p>
<p>Per chi volesse mettersi in contatto con lei questo è il suo sito web:<em> </em><a href="http://www.kaleidoskop-art.com" target="_blank">kaleidoskop-art.com</a></p>
<p><em><br />
</em></p>





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		<title>Intervista al Collettivo Pigrissimo Improvvisato</title>
		<link>http://www.ziguline.com/2010/04/13/intervista-al-collettivo-pigrissimo-improvvisato/</link>
		<comments>http://www.ziguline.com/2010/04/13/intervista-al-collettivo-pigrissimo-improvvisato/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 07:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina A.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 11 aprile si è conclusa presso il Fusolab di Roma un mostra/istallazione/performance dal titolo curiosissimo che ha subito attirato la nostra attenzione: “Con meno movimenti possibile” . La mostra è realizzata con i lavori di tante menti, riunite nel collettivo più pigro del mondo: Collettivo Pigrissimo Improvvisato. Abbiamo incontrato una delle artiste, Irene Jorio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 11 aprile si è conclusa presso il Fusolab di Roma un mostra/istallazione/performance dal titolo curiosissimo che ha subito attirato la nostra attenzione: “Con meno movimenti possibile” . La mostra è realizzata con i lavori di tante menti, riunite nel collettivo più pigro del mondo: Collettivo Pigrissimo Improvvisato. Abbiamo incontrato una delle artiste, Irene Jorio per farci  raccontare un po’ di cose e ne è venuta fuori una intervista esilarante.</p>
<p><img class="captionimg" title="palestra-gay-col" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/04/palestra-gay-col.jpg" alt="Illustrazione di Irene Iorjo" width="575" height="414" /></p>
<p><em>Ciao Irene, leggendo della mostra “Con meno movimenti possibile”, mi è subito venuta la curiosità sul nome della mostra: è bellissimo! Raccontaci come nasce questo progetto e in cosa consiste l’istallazione al Fusolab.</em></p>
<p>Grazie del complimento, ci teniamo sempre molto al titolo. Mah&#8230;il progetto nasce un po&#8217; dalle sensazioni che il gruppo prova in questo momento: c&#8217;è un po&#8217; un&#8217;immobilità generale, un po&#8217; di pigrizia post-invernale, mischiate al solito vogliadelavoràsaltame addosso che è un po&#8217; proprio della nostra generazione. Volevamo mettere su una installazione a tema, creare una serata che desse quelle sensazioni, in maniere diverse e il più interattive possibile. La sera dell&#8217;inaugurazione infatti c&#8217;erano delle postazioni dove si potevano fare varie cose: vedere dei corti da soli sbracati su un materassaccio in una stanzetta di due metri per uno, accudire un pigro atavico virtuale per impedirne la morte, ascoltare storie deliranti seduti su una sedia a dondolo. Il tutto condito con illustrazioni, quadri e proiezioni a fare da contorno.</p>
<p><em>Il vostro collettivo da chi è composto? Quanti siete e da quanto lavorate assieme?</em></p>
<p>E&#8217; un po&#8217; strano chiedere da chi è composto questo collettivo, non per questo siamo il Collettivo Pigrissimo Improvvisato!<br />
L&#8217; “improvvisazione” secondo me è la nostra forza: il collettivo è aperto e, a seconda di quello che si vuole tirare fuori, si riforma il collettivo stesso. Certo, ci sono delle persone permanenti, ma non vorremmo mai cadere nel tranello di chiuderci in noi stessi e ripeterci tipo scimmie che si tirano la cacca. Inoltre per creare delle installazioni c&#8217;è bisogno di più professionisti possibili, ora ad esempio siamo in cerca di architetti, in modo da poter lavorare molto di più sull&#8217; “ambiente” ( e secondo me, la loro mancanza si è sentita in questa mostra&#8230;).<br />
In “Con meno movimenti possibile” troviamo robbaccia di Daniele Mipatrini (medico e pittore), Davide Bastolla (animatore pigro doc.), Valentina Gruer (miss Bolivia 2009! e non è con noi solo per la sua Giggina, ma soprattutto per la sua mano, una delle più felici uscite dallo Ied negli ultimi anni), Matteo Velli (frequentatore di prima media, vi invito a conoscere la sensibilità e sinteticità di questo ragazzino anche solo parlandoci 5 minuti&#8230;.). E poi ci sono io, con qualche illustrazione e con due collaborazioni: il videogioco di Sonnolenzo, per cui è stata necessaria la programmazione del gigante buono e eccellente game designer Ciro Continisio, e le storie narrate che si potevano ascoltare dondolandosi, lette da Tommaso Di Giulio, un cantautore da scoprì: andate su internet e sentiteve la robba sua!</p>
<p><img class="captionimg" class="alignnone size-full wp-image-11751" title="Sonnolenzo" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/04/Sonnolenzo.jpg" alt="screenprint del gioco &quot;Sonnolenzo&quot;" width="575" height="431" /></p>
<p><em>Il vostro elogio alla lentezza è solo un richiamo ad uno stile di vita più rilassato o, piuttosto, una forma di apatia verso un mondo che non vi piace?</em></p>
<p>Ma io direi entrambe le cose: c&#8217;è un po&#8217; di disgusto di fondo effettivamente, che a volte può scaturire in periodi un po&#8217; apatici. Ma regna comunque sovrano nel nostro collettivo un carattere demenziale e cazzone, che rifiuta ogni tipo di obbligo, stress, pippa mentale, attivismo politico. Non siamo altro che dei prodotti del nostro tempo e in questo, quindi, non molto originali.</p>
<p><em>Raccontami dove si trova la città di Basculandia.</em></p>
<p>Ahaha! Basculandia è nei culi pesanti di tutti noi, quando troviamo mille modi per fare una cosa “con meno movimenti possibile” e, alla fine, abbiamo fatto più fatica di prima e non abbiamo ottenuto niente. Basculandia è il prototipo della pigrizia mentale resa ingegneria urbanistica: un quartiere che bascula e trasporta così i suoi cittadini provvisti di sedia a rotelle da una parte all&#8217;altra. Peccato che il dondolio è casuale, perciò nessuno riesce mai effettivamente ad arrivare dove desidera.</p>
<p><img class="captionimg" class="alignnone size-full wp-image-11752" title="tincan2" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/04/tincan2.jpg" alt="Illustrazione di Valentina Gruer" width="575" height="767" /></p>
<p><em>Dove possiamo incontrare ancora il collettivo: avete altri eventi in programma?</em></p>
<p>Beh, per ora non ci sono date o progetti prestabiliti. Però stiamo creando un blog in modo da pubblicizzare eventi futuri e da raccogliere altre collaborazione esterne. Di sicuro, la prossima installazione sarà molto più interattiva di questa, perché il nostro fine è divertire, coinvolgere gli utenti, dargli degli spunti attraverso delle piccole “esperienze” che possano portare con sé. Vogliamo che i nostri eventi siano più simili ad un Luna Park piuttosto che ad una galleria.</p>
<p>Per saperne di più:</p>
<p><a href="http://www.fusolab.net/index.php/20100326334/Esposizioni/Inaugurazione-installazione-CON-MENO-MOVIMENTI-POSSIBILE" target="_blank">Fusolab.net</a></p>





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		<title>Augusto De Luca, il fotografo</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 07:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Caro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Augusto De Luca è un uomo eccentrico, frenetico e con tanta voglia di raccontare. Nella sua casa-museo abbiamo fatto una piacevole conversazione sull’arte e la fotografia, tra sviste tecnologiche e caffè napoletani si è più o meno intervistato da solo. Le performance, il bombing e la continua ricerca hanno dato vita a uno dei fotografi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Augusto De Luca è un uomo eccentrico, frenetico e con tanta voglia di raccontare. Nella sua casa-museo abbiamo fatto una piacevole conversazione sull’arte e la fotografia, tra sviste tecnologiche e caffè napoletani si è più o meno intervistato da solo. Le performance, il bombing e la continua ricerca hanno dato vita a uno dei fotografi più atipici del panorama artistico italiano, svincolato da ogni tipo di cliché e aperto alla sperimentazione. L’artista nasce negli anni ’70 e come gli piace sottolineare “senza chiedere permesso a nessuno”. La sua professione si evolve presto con numerose mostre e lavori importanti e dopo una straordinaria carriera De Luca depone la macchina fotografica. Dopo anni di silenzio fotografico lo ritroviamo a condurre i giochi per ziguline.</p>
<p>Su una voce fresca fresca di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Augusto_De_Luca" target="_blank">Wikipedia</a> lo descrivono così: “<em>Il suo stile si caratterizza per un&#8217;attenzione nello scatto volto a evidenziare le minime unità espressive dell&#8217;oggetto inquadrato. Accanto ad immagini di netto realismo nella sua produzione compaiono altre nelle quali le forme e i segni si correlano fra loro in accostamenti ispirati alla lezione della metafisica</em>.”.</p>
<p><img class="captionimg" class="alignnone size-full wp-image-11727" title="sastri" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/04/sastri.jpg" alt="Lina Sastri | foto di Augusto De Luca" width="575" height="581" /></p>
<p><em>Ben tornato fra noi. Che i lettori non mi fraintendano, tornato nel senso che Augusto è una vecchia conoscenza di ziguline, non era morto come si è vociferato sul web, cos’è successo?</em></p>
<p>(Scherzando) Non lo so forse la notorietà. Probabilmente c’è sempre stato qualcuno che mi ha odiato. All’epoca mi odiavano perché ero entrato senza chiedere permesso a nessuno e senza fare la gavetta. La mia era una fotografia completamente diversa, a colori, spiazzante, a Napoli invece si era sempre visto solo il bianco e nero rivolto al sociale. Per riallacciarmi alla domanda, questa cosa della morte del fotografo Augusto De Luca (sul web c’è pure l’orario, figurati!), non mi ha fatto nessun effetto, anzi è venuta fuori una performance che mi ha dato un’enorme pubblicità. Non so se la &#8220;cosa&#8221; è stata scritta per farmi del male o no ma non posso fare altro che ringraziare per questa goliardica trovata.</p>
<p><em>A brucia pelo: fare il fotografo paga (non in senso letterario)?</em></p>
<p>Qualsiasi cosa fai con piacere, con passione e con amore&#8230;paga. In termini di soddisfazione paga, in termini economici è molto difficile, soprattutto con i tempi che corrono.</p>
<p><em>Come hai incominciato a fotografare? </em></p>
<p>Ho cominciato a fotografare per &#8220;acchiappare&#8221; le ragazze fuori dalla scuola. Le mie prime fotografie avevano una forte componente surreale, ma io di surreale non conoscevo niente. Un amico inserito nell’entourage artistico mi consigliò di fare una mostra, io in quel periodo studiavo giurisprudenza ed ero completamente a digiuno d&#8217;arte. Mi mandò a Lo Spazio Libero da Vittorio Lucariello. A lui piacquero le mie foto e nel ‘78 feci la mia prima personale senza sapere niente di niente. Fu lì che incontrai Peppe Alario, il direttore della Kodak, che mi abbracciò e mi disse: “<em>Augusto, tu hai dato un colpo di spugna al provincialismo napoletano</em>”. Intendeva questo mio passaggio dal bianco e nero sociale al  colore  della fotografia prevalentemente americana. Mi fece avere il primo articolo su Il Mattino, pubblicai il mio portfolio su Nuova fotografia e mi fece conoscere Lanfranco Colombo, direttore della Galleria Diaframma e del SICOF (Salone Italiano Cine Ottica, N.d.R.). Feci una mostra a Milano e fui molto apprezzato. Mi consigliarono di far vedere le mie foto a Lucio Amelio. Presi contatti con Nino Longobardi, che allora faceva da “guaglione ‘e puteca”, il quale mi disse: “<em>Sai i tuoi lavori mi ricordano Rene Magritte</em>”, ed io gli chiesi chi fosse questo  fotografo straniero. Partecipai alla rassegna della Nuova Creatività nel Mezzogiorno organizzata da Lucio Amelio, che si realizzava in più spazi, io esponevo a Caserta al Teatro Studio di Toni Servillo.</p>
<p><img class="captionimg" class="alignnone size-full wp-image-11729" title="ritratto_deluca" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/04/ritratto_deluca.jpg" alt="" width="575" height="575" /></p>
<p>Lucio Amelio quando entrò nella sala espositiva e vide le mie fotografie appese ,disse “<em>Ma&#8230;queste sembrano salami</em>!”, così si rimboccò le maniche e in quindici minuti le riappese tutte in modo perfetto. Io ero un grande manager di me stesso, Alberto Piovani scrisse di me  : “<em>Tutto questo è il frutto di un accorto management a ritmo serrato scarsamente partenopeo</em>”, volendo sottolineare il carattere internazionale del mio lavoro. Riuscivo a programmare tre, quattro mostre al mese in Italia e all&#8217;estero. Poi ad Arles  (Les Recontres d’Arles, festival internazionale della fotografia), in Francia, conobbi diverse personalità che mi sono state utili per la carriera. Ad ogni mostra chiedevo circa 400 inviti che inviavo sempre alle stesse persone. In pratica galleristi, riviste, critici e fotografi ricevevano puntualmente questi quattro inviti al mese . Era una forma di bombing che avevo imparato da Guglielmo Achille Cavellini, un grande artista e collezionista bresciano che portava avanti il  suo processo di &#8220;auto-storicizzazione&#8221; attraverso la posta, inviando francobolli e stickers con la sua effige a tutti. Sempre ad Arles, nel 1982, portai con me  un centinaio di manifesti realizzati per una mia mostra allo Studio  Trisorio di Napoli e di notte li attaccai in giro per tutto il paese. La mattina Arles era impazzita, nessuno sapeva di cosa si trattasse, e tutti cercavano la mia mostra che di fatto non c&#8217;era. Già allora, non mi comportavo solo da fotografo, ma pubblicizzando me stesso veniva fuori il De Luca performer.</p>
<p><em>Dove va oggi la fotografia? </em></p>
<p>La fotografia con la F maiuscola non c’è più. Secondo me però la manualità sarà ripescata, la perdita di valore della fotografia ci porterà a riprendere l’analogico. Oggi la digitale è pura, liscia, perfetta, puoi ingrandire quanto vuoi, non sfoca, non mi piace più. Una volta la fotografia  aveva la grana, quella materia puntiforme che riempiva la superfice dell&#8217;immagine, anche quella era bella, dava un senso caldo alla foto. I fotografi attuali preferiscono un discorso concettuale, introspettivo e non estetico. Fotografie belle in giro ne vedo poche.</p>
<p><em>Che cosa deve dire la fotografia? </em></p>
<p>La fotografia ha una sua grammatica e l’immagine deve essere chiara, non solo bisogna trasmettere un messaggio, ma anche far capire attraverso i segni e in base a com’è strutturata quale è la sua lettura. Comunque bisogna restituire al fruitore le emozioni e le sensazioni che hai provato al momento dello scatto. Oggi invece la fotografia funziona come un mezzo astratto. Non c’è forma, ma solo concetto, quando c&#8217;è. La fotografia deve vivere di contenuto e di forma, quella che vive solo dell’uno o dell’altro non rimane, sono necessari entrambi. Per il reporter di guerra, ad esempio, non basta riprendere un uomo che ne uccide un altro. La grande fotografia è realizzata al momento giusto, ma ha bisogno anche di un taglio giusto che valorizza quell&#8217;attimo.</p>
<p><em>Come hai vissuto la sperimentazione nella tua carriera? Sperimentare è sicuramente eccitante, ma anche la paura gioca un ruolo?</em></p>
<p>Nessuna paura. “Chi non risica non rosica”. La ricerca è sempre stata una curiosità, uno stimolo ad andare avanti. Mi sono sempre espresso con il mio stile attraverso tutti i materiali e i formati. Questo perché mi piaceva vedere cosa suscitava in me, cosa stimolava quell’esperienza nuova. Non mi è mai interessato il giudizio altrui. Se tu fotografi per gli altri, non verrà mai fuori la tua essenza, finirai per fare cose che hanno fatto tutti, solo perché sai che piacciono ed è comunque ridicolo pensare di poter piacere a milioni di persone, per questo bisogna fregarsene. Non è un fatto di superbia, ma bisogna che la tua fotografia soddisfi innanzitutto te.</p>
<p><img class="captionimg" class="alignnone size-full wp-image-11730" title="polaroid" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/04/polaroid.jpg" alt="Serie Polaroid | foto di Augusto De Luca" width="575" height="591" /></p>
<p><em>Come definisci il tuo stile? </em></p>
<p>Giuseppe Turroni disse che le mie foto erano neo classiche. Nelle mie foto c’è molto classicismo, molta metafisica in quelle a colori e surrealismo in quelle in bianco e nero.</p>
<p><em>La tua carriera è ricca di lavori importanti, cosa ti ha spinto a lasciare questo mondo?</em></p>
<p>Non ho lasciato questo mondo anche se dicono che sono morto! Io ho molte anime, che vengono fuori a mesi o anni alterni. Sono fotografo, performer, avvocato, collezionista, musicista. Tutto questo fa parte di me, io non elimino niente, semplicemente permetto alle mie diverse anime di alternarsi.</p>
<p><em>E’ inutile chiederti se c’è del tuo nelle tue foto, però dimmi come, quando e perché. </em></p>
<p>Ogni volta che  scatto è come se analizzassi me stesso. Non esiste uno scatto neutro, non può prescindere da me. Attraverso le mie foto vengono fuori le mie idee, le mie passioni, i miei mostri, chi sono e cosa penso. Questo è il mio modo di fare.</p>
<p><em>Geometrie e forme morbide, bianchi e neri e colori caldi, paesaggi, ombre, particolari o soggetti umani, ma in fondo qual è la foto che ti piace fare?</em></p>
<p>La foto che piace di più è sempre l’ultima. Ogni volta trovo qualcosa che m’interessa. Ad esempio, nei lavori sulle ombre, mi attraeva che l’ombra avesse una sua dimensione. Le ombre delle mie polaroid diventano protagoniste, vivono di vita propria, sono autonome. Non so mai cosa mi darà la prossima foto.</p>
<p><img class="captionimg" class="alignnone size-full wp-image-11728" title="pupella" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/04/pupella.jpg" alt="Pupella Maggio | | foto di Augusto De Luca" width="575" height="579" /></p>
<p><em>E’ molto difficile dare forma alla personalità di qualcuno. Tu come fai?</em></p>
<p>Quando fotografo parto sempre da me. Spesso fotografavo i  soggetti nei loro studi o a casa dove trovavo sempre un oggetto  che mi attraeva da fotografare con loro, questo mi univa  in qualche modo a loro e mi faceva &#8220;entrare&#8221; in qualche modo nel ritratto. Non mi organizzavo prima. L’intuizione non si spiega con una regola. Gli altri forse cercano di evidenziare le caratteristiche del soggetto, io invece, cerco anche me stesso. In quel momento fagocito quella persona e la macchina è il mio occhio che entra&#8230;</p>
<p><em>La tua opinione sull’arte contemporanea? Cos’è per te e cos’è per tutti?</em></p>
<p>Dopo la ricerca degli anni ’70, c’è tantissima copia. Capisco di trovarmi davanti a qualcosa di valido quando ricevo degli stimoli nuovi, oggi vedo nell&#8217;arte solo tante citazioni. Probabilmente è stato fatto troppo negli anni passati ma in realtà la fantasia dell’uomo è infinita. Anche nella fotografia ho notato un abbassamento qualitativo notevole, forse è la disciplina che ha perso di più negli ultimi anni. Ci sono molti artisti che usano il mezzo fotografico, ma non sono fotografi. Oggi non c’è più &#8220;grammatica&#8221; nel linguaggio artistico, dietro una esuberante libertà&#8217; espressiva si nasconde una totale mancanza di bagaglio culturale e creatività. Non vedo nè stile nè stelle.</p>
<p><em>Tre cose che ti  caratterizzano come uomo e artista. </em></p>
<p>La passione, che è quella che mi da la voglia di fare, i carismi che mi ha gratuitamente donato Dio ed infine i valori della famiglia.</p>
<p>Per saperne di più:</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/user/AUGUSTODELUCA" target="_blank">http://www.youtube.com/user/AUGUSTODELUCA</a></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Augusto_De_Luca" target="_blank"><em>http://it.wikipedia.org/wiki/Augusto_De_Luca</em></a></p>





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		<title>Stu minchia di MiArt,  intervista al collettivo Laboratorio Saccardi</title>
		<link>http://www.ziguline.com/2010/04/08/stu-minchia-di-miart-intervista-al-collettivo-laboratorio-saccardi/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 07:51:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura L.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio amico Roberto mi ha presentato i suoi amici del collettivo artistico Laboratorio Saccardi di Palermo, approfittando della loro presenza al Miart. Mi hanno offerto la possibilità di sostituire nel testo della loro intervista la parola &#8220;cosa&#8221; con la parola &#8220;pene&#8221;. Ho gentilmente declinato l&#8217;offerta e questo è quello che ci siamo detti nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio amico Roberto mi ha presentato i suoi amici del collettivo artistico <a href="http://www.laboratoriosaccardi.com" target="_blank"><em>Laboratorio Saccardi</em></a> di Palermo, approfittando della loro presenza al Miart. Mi hanno offerto la possibilità di sostituire nel testo della loro intervista la parola &#8220;cosa&#8221; con la parola &#8220;pene&#8221;. Ho gentilmente declinato l&#8217;offerta e questo è quello che ci siamo detti nel parcheggio della più importante Fiera d&#8217;arte milanese, mentre continuavamo a trovare scontrini di bicchieri di prosecco da riutilizzare.</p>
<p><img class="captionimg" class="alignnone size-full wp-image-11688" title="Laboratorio_Saccardi" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/04/Laboratorio_Saccardi.jpg" alt="foto di Roberto Santoro" /></p>
<p><em>&#8220;Niente&#8221; è il titolo della vostra installazione.</em></p>
<p>E hai già sbagliato. Il titolo è &#8220;Niente, Sicania Rising &#8220;. Ma la domanda qual&#8217;è?</p>
<p><em>Parlatemi di Niente. Perché questa parola?</em></p>
<p>Niente è un progetto piuttosto ampio, parte da un gruppo su facebook che abbiamo intitolato &#8220;Niente&#8221;, e da lì poi è nata questa idea di un totem della fertilità che si riallacciasse ai totem millenari della Sicilia arcaica, appunto la Sicania. Eravamo interessati alle figure totemiche della Sicilia pagana e pregreca, che è la più sconosciuta. La Sicania era divisa in tre popolazioni: i Sicani, i Siculi, e gli Elimi. Gli Elimi ci risulta fossero seri ma purtroppo non molto incisivi. I Sicani e i Siculi invece erano nemici e intrapresero una guerra da cui i Sicani ne uscirono perdenti. Perdendo, la Sicilia ha preso il nome di Sicilia. Noi in effetti abbiamo il mito della sconfitta. Perdere secondo noi è bello. Se nello sport tu perdi è lì che vinci davvero.</p>
<p><em>Siete contrari alla competizione?</em></p>
<p>La sconfitta vanifica tutto. Fai dei sacrifici, e poi alla fine perdi. Gli sconfitti sono i migliori, come i falliti o i bambini.</p>
<p><em>Perché sono degli outsiders?</em></p>
<p>Anche Gesù per esempio era uno sconfitto.</p>
<p><img class="captionimg" class="alignnone size-full wp-image-11688" title="Laboratorio_Saccardi" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/04/Laboratorio_Saccardi_2.jpg" alt="foto di Roberto Santoro" /></p>
<p><em>Perché?</em></p>
<p>Perché è stato ucciso. Sapeva che il suo era un lavoro perso in partenza. Se sapeva di poter vincere, non si sarebbe fatto mai uccidere e sarebbe diventato il Re degli Giudei. E il mondo sarebbe stato ovviamente diverso. Però il sacrificio di Gesù doveva essere un omicidio, il deicidio di Cristo era necessario altrimenti sarebbe stato un Re. E invece doveva essere il figlio di Dio ucciso dagli uomini e poi la storia la sappiamo tutti, il viaggio in America, la droga, insomma il resto si sa. Comunque il progetto è diviso in due parti, c&#8217;è il Niente e c&#8217;è Sicania Rising. Abbiamo voluto esaltare questa popolazione misteriosa, i Sicani, di cui non si sa quasi nulla. Si sa solo che esistevano, l&#8217;intento è ritornare alle loro cerimonie, ai loro idoli.</p>
<p><em>Negli anni sessanta si era diffuso molto interesse per questo genere di cose, soprattutto nell&#8217;arte contemporanea.</em></p>
<p>Noi non crediamo e non guardiamo mai alla cronologia e al passato artistico che ci ha preceduti, questo progetto è espressione di  un legame preciso con il nostro territorio, non centra niente neppure con l&#8217;arte, è proprio una cosa individuale che parte da noi.</p>
<p><img class="captionimg" class="alignnone size-full wp-image-11688" title="Laboratorio_Saccardi" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/04/Laboratorio_Saccardi_3.jpg" alt="foto di Roberto Santoro" /></p>
<p><em>Avete scelto questo argomento perché era dimenticato o trascurato?</em></p>
<p>Noi non abbiamo una progettualità, ci lasciamo trasportare dagli eventi. In questo momento siamo avvolti dal Niente ma il posto in cui viviamo è un posto energetico pazzesco e contraddittorio, e anch&#8217;esso avvolto nel Niente, ci siamo sentiti in dovere di iniziare una religione nuova o un movimento politico, comunque lo si voglia chiamare, una massoneria. Ci stiamo lavorando senza impegno, poi non sappiamo se la gente seguirà questa cosa o meno.</p>
<p><em>Quale sarebbe il primo comandamento della vostra massoneria?</em></p>
<p>Divertirsi. E anche l&#8217;ingoio nel sesso orale. Anche le popolazioni celtiche ci risulta seguissero questi riti.</p>
<p><em>Pensate che questo lavoro sulla Sicania avrà un risvolto sociale, politico o mistico che coinvolgerà le persone, le popolazioni, pensate che le persone abbracceranno questo movimento?  (domanda autorivoltasi )</em></p>
<p>No, non crediamo alla collettività e non crediamo proprio ci possa essere una presa di coscienza collettiva, che neanche storicamente probabilmente è mai avvenuta davvero. Tutte le rivoluzioni sono state fatte senza consapevolezza, si è sempre poi  tornati al solito tram tram. Fai la presa della Bastiglia e torni al solito tram tram, fai la rivoluzione in Sud America e torni al solito tram tram. I popoli sono popoli, crediamo piuttosto nelle singole persone: ci sono stati uomini miracolosi che sono riusciti a dare e a creare qualcosa. Ma queste cose poi sono sempre state &#8220;rimpastate&#8221; dalla storia, vedi Jhon Lennon oggi fa la pubblicità della Citroen. Gli anni 70 per esempio sono falliti miseramente, hanno introdotto l&#8217;aids nel mondo e l&#8217;idea dell&#8217;amore libero è fallito.</p>
<p><em>Ma l&#8217; aids non è stato introdotto!?</em></p>
<p>E&#8217; stato introdotto nel mondo al momento giusto. Probabilmente è un caso, ma arriva in un momento particolare, è così. Alla fine dei 70, inizio anni 80, quando le persone cominciavano a liberarsi sessualmente, è a quel punto che arriva l&#8217;aids. Non importa se è stato davvero introdotto o no, però è successo così. Adesso tutti hanno paura, per fare sesso devi metterti una cosa di plastica nella minchia. Non è normale. Neanche l&#8217;igiene è normale, è più sana la terra della campagna piuttosto che un deodorante.</p>
<p><img class="captionimg" class="alignnone size-full wp-image-11688" title="Laboratorio_Saccardi" src="http://www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/04/Laboratorio_Saccardi_4.jpg" alt="foto di Roberto Santoro" /></p>
<p><em>Oggi il mondo è invaso da gel igienizzante.</em></p>
<p>In futuro non ci sarà più nulla di &#8220;umano&#8221;. L&#8217;umano così come lo conosciamo noi, è finito. Sta iniziando una nuova era extraumana in un certo senso..</p>
<p><em>L&#8217;avete visto Avatar?</em></p>
<p>E&#8217; stata una delle opere più repellenti che l&#8217;uomo abbia mai fatto. È  una propaganda finto democratica, ci sono tutti i punti salienti della campagna politica di Obama: internet, la tecnologia avanzata e la finto-democrazia. Gli Usa fanno credere al mondo intero di essere buoni. Invece Obama sta facendo più guerre e più inquinamento di Bush. Istiga la Cina alla guerra anziché i musulmani il che è ancora più pericoloso.  (alcuni dissentono su questa idea essendo di segni zodiacali di acqua e di fuoco e sostenendo che il film ha uno sfondo mistico molto profondo.)</p>
<p><em>Che ve ne pare del MiArt?</em></p>
<p>Avremmo potuto farne a meno credo. È  noioso, lo direbbe chiunque qui.</p>
<p><em>Però se hai un milione di euro da spendere non è poi così noioso.</em></p>
<p>Sei una persona noiosa però se li spendi qui.</p>
<p><em>Perché voi non la comprereste mai un&#8217; opera d&#8217;arte?</em></p>
<p>Io andrei a fare turismo sessuale con quei soldi lì. Noi siamo devoti al divertimento.</p>
<p><em>Che intendete con divertimento?</em></p>
<p>Una discoteca mentale.</p>
<p>Per chi volesse saperne di più:<a href="http://www.laboratoriosaccardi.com" target="_blank"> laboratoriosaccardi.com</a></p>





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