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Club to Club 2017, a tutti piace ballare Cheek to Cheek

Quasi 60.000 presenze, sold out venerdì 3 novembre e quasi il pienone registrato per il Gran Finale: Club to Club, ribattezzato quest’anno Cheek to Cheek per sottolineare una varietà di stili musicali ogni anno sempre più ampia, riconferma il suo successo, per la diciassettesima volta di fila.

 

Reggia di Venaria

 

A inaugurare il festival, il mitico party alla Reggia di Venaria, dove abbiamo scoperto i suoni di Visible Kloaks e Bill Kouligas, artisti che esplorano la sperimentazione sonora tra glitch, emoji e visioni che sorridono alle forme 3D degli anni ’90. In seguito, abbiamo assistito alla memorabile performance dell’artista new jazz Kamasi Washington (che ha portato anche il padre sul palco) e, infine, ci siamo immersi nelle due serate più impegnative al Lingotto Fiere.

 

Kamasi Washington

 

Bonobo, live attesissimo da noi della redazione, non delude le aspettative e unisce i beat elettronici alle contaminazioni jazz della band che lo accompagna sul palco, mentre invece Nicolas Jaar continua il suo percorso all’interno della sperimentazione, prima di caricare il pubblico con le sue hit più calienti.

 

Bonobo

 

Kely Lee Owens è la sorpresa della prima serata, che grazie al suo set di alto livello ci tiene in sala Red Bull, nonostante si stesse svolgendo la solita bizzarra performance di Arca, a metà tra il lirismo musicale e la provocazione artistica.

 

Arca

 

L’artista che però ci ha lasciato a bocca aperta (e insieme a noi tutto il pubblico del Club to Club) più di tutti, è stato Liberato. Studiato appositamente per il festival, il live comincia scuro, con bassi fortissimi che ci fanno domandare se non abbiamo sbagliato orario o nome. Salgono sul palco due percussionisti che, avvolti dalla nebbia, tengono tutti col fiato sospeso per una decina di minuti. L’apparizione di Liberato diventa quindi quasi mistica, complice anche il set video e luci elaborato dai Quiet Ensemble:  Antilight, luce che oscura, una vera e propria installazione artistica che gioca sull’anonimato del poeta napoletano, scherzando col rapporto tra luce e ombra per amplificarne il concetto. Ma, arrivati a questo punto, ci domandiamo: ha veramente senso l’anonimato di Liberato? Soprattutto con la sua esibizione al Club to Club ha ampiamente dimostrato che dietro questo nome ci sia una persona geniale, in grado di offrire al pubblico un live di altissimo livello nonostante un repertorio di 4 soli brani. Insomma, Liberato, non ci scorderemo di te anche se ti farai vedere in faccia.

 

Liberato

 

La serata, iniziata così bene, non può che migliorare con M A N A, nuovo progetto di Daniele Mana in arte Vaghe Stelle, ormai veterano del festival, tornato sul palco con un discorso musicale molto interessante, dove rimane la sperimentazione, ma torna anche una parte più elettronica con un beat più importante, ad arricchire i suoni.

 

Mura Masa

 

Mura Masa ci ricorda come si deve twerkare (d’altronde cheektocheek esplora tutte le forme di ballo, oltre che di musica), Richie Hawtin o lo odi o lo ami, mentre Helena Hauff mette tutti d’accordo: un treno inarrestabile.

 

Kraftwerk

 

Il festival si chiude con i Kraftwerk, che dal 3 al 7 Novembre hanno portato sul palco del nuovo polo artistico delle OGR il loro repertorio in 3D. Noi abbiamo scelto Computer World e non ce ne siamo affatto pentiti: dopo una prima parte di live incentrato sul disco del 1981, il quartetto tedesco ci fa sentire tutte le hit storiche, che hanno contribuito alla creazione dell’elettronica moderna e hanno dato ai giovani producer di oggi un repertorio visivo a cui attingere a piene mani. Il fatto che, a distanza di 30 anni, alcuni brani risultano non solo attuali, ma quasi all’avanguardia, ci fa capire quanto dobbiamo ringraziare la Guerra Fredda, i computer e i robot.

 

 

Come sempre salutiamo il festival con la certezza che tra un anno saremo in prima fila, a scoprire nuovi talenti e ad ammirare i grandi classici della musica contemporanea.

 

Photo credits: Daniele Baldi, Andrea Macchia, Stefano Mattea

 

Club to Club | sito

Claudia Losini

scritto da

Questo è il suo articolo n°166

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