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Distopia e disumanizzazione: il Drones World Tour invade Milano

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La musica è veicolo di emozioni e sentimenti, ma può anche essere spunto di riflessione e presa di coscienza. Molti artisti hanno trattato in vario modo tematiche relative alla denuncia sociale, creando inni e cantici che sono poi diventati emblemi di una generazione o di un periodo storico ben preciso; i Muse, la band britannica dallo stile eclettico e grandioso – quasi apocalittico- lo sanno molto bene, tanto da decidere scientemente di spettacolarizzare (musicalmente e scenograficamente) temi importanti e attuali come il controllo dell’individuo, l’alienazione causata dalla tecnologia e la disumanizzazione dei rapporti umani che ne deriva.

 

 

Nel 2015 è uscito Drones, un vero e proprio concept album in cui il trio inglese prefigura un’ipotetica realtà (non così tanto) futura in cui la tecnologia ha preso il controllo della società e i droni, i piccoli velivoli caratterizzati proprio dall’assenza del pilota umano, ne sono il simbolo. La loro immagine campeggia sulla copertina del disco e ha improntato l’intera scenografia del tour mondiale che prevede sei concerti, tutti sold-out, nella città meneghina.  Al di là della componente catastrofica dei loro pezzi – la maggior parte dei testi è scritta dal frontman Matthew Bellamy e trattano temi come l’apocalisse, gli UFO, la guerra, l’universo, la politica e la religione – i loro live sono famosi per essere esibizioni energiche e coinvolgenti, nonché teatrali ed estremamente elaborate. Così è successo anche al Forum di Assago il cui ambiente è completamente trasformato per l’occasione: il palco, circolare e girevole, è situato al centro del parterre ed è munito di diramazioni che ricordano delle rampe di lancio, alla fine delle quali sono collocate piccole pedane sopraelevate e rotonde a favore di pubblico, permettendo una buona visione dello show da qualsiasi angolazione.

 

 

Quando le luci si spengono vengono calati otto droni racchiusi dentro sfere bianche, luminose, che fluttuano sulle teste degli spettatori, entusiasti e attoniti. Sullo schermo che segue il profilo del palco compaiono le parole di Drones, la canzone che chiude l’album omonimo, in cui si parla di morte e desolazione e che in questo caso è stata scelta per aprire il concerto. Si tratta di un cantico, surreale ed evocativo, che crea un’atmosfera minacciosa e incombente, appena stemperata dalle buffe ma invadenti palle bianche che volano sopra le teste del pubblico. Il clima vagamente angoscioso viene bruscamente interrotto dall’ingresso degli artisti sulle note di Psycho e l’esibizione ha davvero inizio.

 

 

Il sound è forte, degno dei migliori gruppi hard-rock, e catapulta i presenti dentro  un bombardamento sonoro e visivo creato dalle luci e dalle immagini che scorrono su schermi e teli riflettenti oltre che dai riff sporchi e potenti del basso di Chris Wolstenholme e della chitarra di Bellamy, accompagnati dalla batteria martellante di Dominic Howard, incessante e rigorosa, così precisa ed efficiente da sembrare quasi robotica. Entusiasmo e gioia accompagnano i grandi successi (Supremacy, Supermassive Black Hole, Starlight, Feeling Good, Madness, Time is Running Out, Uprising) e il culmine dell’intera esibizione è raggiunto con l’esecuzione di Mercy e, soprattutto, Knights of Cydonia, grandiosa e magniloquente. Dei cannoni sparano festoni e coriandoli in un tripudio di luci e colori che assicurano la degna conclusione a un concerto imponente e spettacolare.

 

 

Uscendo dal Forum ci si sentiva appagati eppure, inaspettatamente, anche malinconici: lo show ha intrattenuto e divertito, ma per tutta la durata dell’esibizione si avvertiva una latente sensazione di paranoia, una sorta di velata denuncia suggerita (o confermata) dalla presenza, per tutte le date europee, dell’associazione Medici Senza Frontiere, voluta dagli stessi Muse che hanno dimostrato, ancora una volta, di essere dei veri e propri maestri nel saper coniugare musica epica a tematiche universali, senza mai scadere nella banale retorica o, addirittura, nella propaganda.  Il Drones World Tour mette in scena la paura, la spettacolarizza e in questo modo la esorcizza, affiancandole una forte componente di speranza e riscossa il cui motore fondamentale, come suggeriscono le ballad della stessa band, può essere soltanto l’amore.

muse.mu/tour-dates.htm

Laura Espa

scritto da

Questo è il suo articolo n°12

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