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Exactitudes, uguali, differenti

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Lo diceva cento anni o poco più un tale Pirandello, che gli uomini nella loro vita sono spinti dalle convenzioni e dai ruoli sociali a vestire delle maschere e, inoltre aggiunge, che se ognuno di noi è abituato a vestire una certa maschera, ossia un certo ruolo, cambiare sarebbe impossibile. Diventeremmo agli occhi degli altri irriconoscibili.
Ecco quello che ho pensato domenica sera dopo aver visto la mostra Exactitudes. Se vogliamo, una vera e propria smentita al detto “l’abito non fa il monaco”. Ari Versluis e Ellie Uyttenbroek da oltre 14 anni lavorano assieme nella ricerca e nello studio dei gruppi sociali attraverso l’analisi del codice d’abbigliamento (o come si dice in gergo dress code!!). L’Olanda, il paese in cui vivono i due fotografi, come tutti i paesi occidentali, hanno una società multiculturale, per questo le categorie, o gruppi sociali, si autorappresentano attraverso uno dei simboli della nostra società: l’abbigliamento!

Pin-up / photo courtesy exactitudes.com

Ogni categoria “umana” è stata rappresentata da dodici personaggi nella stessa posa, su identico sfondo e con uno specifico codice di abbigliamento: guardarli tutti è divertentissimo! Non solo troviamo la donna in carriera, lo skater, il rasta o lo skin, ma addirittura i vagabondi con un loro personalissimo codice esteriore e, diciamolo, anche di atteggiamento.
Gli artisti hanno saputo realizzare un archivio più scientifico e antropologico dei tentativi fatti dalle persone per distinguere se stessi dagli altri, assumendo un’identità di gruppo specifica. Hanno messo in mostra una fantastica enciclopedia fotografica che raccoglie tutti gli stili, i modi di vestire e le tendenze degli ultimi anni, raggruppandoli in modo davvero originale.
Le foto provengono direttamente dalle strade di Rotterdam, New York, Parigi, Rio de Janeiro, Pechino. Ad esempio non immaginavo che gli studenti delle scuole di Pechino vestissero tutti con delle tute acetate multicolore, come non sapevo che le volontarie di Rotterdam avessero predilezione per i gilet… infatti non me ne sono resa conto prima, ma in quelle foto erano assolutamente riconoscibili! La contraddizione di questo rapporto diversità/omogeneità è dato anche dal nome dato a questa raccolta tematica: EXACTITUDES deriva dalla contrazione dei termini EXACT e ATTITUDE.

Vagabonds / photo courtesy exactitudes.com

Tanto più è significativo questo lavoro antropologico, in quanto nella nostra quotidianità sempre più siamo circondati da episodi di intolleranza (a vari livelli e di vario tipo) che mettono in risalto un desiderio di omogeneità, mediante il meccanismo del riconoscimento. Purtroppo, però, troppo spesso questo riconoscimento è veicolato dal nostro aspetto fisico, dalla maschera che portiamo, dal nostro dress code. Il lavoro di lenta e minuziosa osservazione, di suddivisione in categorie e sottocategorie dopo le esposizioni di Parigi, Berlino, Londra, Toronto, Buenos Aires, New York, si può ammirare a Roma ancora per pochi giorni, fino al 26 aprile, a Palazzo Incontro.

Formers / photo courtesy exactitudes.com

Lo spazio espositivo è una struttura di proprietà della Provincia di Roma, che accoglie iniziative culturali, eventi, mostre convegni. Dice Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia: “queste fotografie ci dicono, meglio di qualsiasi discorso, che anche tutti i cosiddetti uguali sono diversi tra loro. O meglio: sono persone con storie, culture, religione, gusti e orientamenti sessuali propri. Di questa diversità non bisogna aver paura. Gli stili di vita, gli atteggiamenti degli uomini e delle donne protagonisti di queste immagini ci dicono che avere paura di per sé delle diversità significa avere paura di noi stessi, perché ciascuno è, a suo modo, diverso da qualcun altro.
Insomma noi di Ziguline apprezziamo lo studio e il lavoro dei due fotografi, la mostra ci è piaciuta molto, anche se non è accompagnata da una adeguata campagna di comunicazione.

Valentina A.

scritto da

Questo è il suo articolo n°43

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