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Family Portrait, un intervento di Fra.Biancoshock e John Fekner

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C’è una parte della nostra società che vive nell’emarginazione per i motivi più variegati e che spesso finisce nell’oblio senza che nessuno se ne accorga. L’artista milanese Fra.Biancoshock e quello newyorkese John Fekner, in una interessantissima combo, hanno dato vita a un progetto dedicato a queste persone, Family Portrait (Displaced And On The Run…).

Il progetto è dedicato a chi è in fuga verso un Paese lontano, estraneo e spesso ostile, e a chi in qualche modo rientra in una forma di anonimato. La riflessione si amplia ai senzatetto, ai reietti, coloro che hanno abbassato la guardia e che dunque hanno perso il loro spazio nella società.

Per realizzare l’installazione i due artisti hanno raccolto oggetti direttamente dalla strada oppure sono entrati nelle case abbandonate e hanno preso abiti che erano stati scartati, con questi hanno realizzato un intervento che si rifà alla fotografia di Dorothea Lange, reporter americana particolarmente attiva tra gli anni ’30 e ’40, celebre per aver documentato la situazione di senzatetto, disoccupati e famiglie che si spostavano in città in seguito alla Grande Depressione e al Dust Bowl, le tempeste di sabbia che avevano distrutto le campagne californiane.

Appesi a un filo degli indumenti lisi, una sedia a rotelle e due cavalli giocattolo. Oggetti che sono appartenuti a qualcuno di cui non conosciamo il nome e, questo elemento, insieme al bianco e nero e all’emblematico titolo compongo un ritratto di famiglia intriso di anonimato. L’obiettivo dei due artisti è, infatti, quello di proiettarci verso una situazione di questo genere e di creare un sentimento di empatia “inerente alla situazione del migrante; un ritratto intimo di una famiglia in bilico ed in fuga”.

Fra.Biancoshock lo conosciamo abbastanza bene, è il fondatore del manifesto Ephemeralism e un geniale artista nostrano dedito a interventi performativi e concettuali. John Fekner è uno dei più influenti stencil artist del mondo, che lavora sin dagli anni ’70 su temi come l’inquinamento visivo e i “fossili industriali”. Il primo ha recentemente realizzato un intervento nella città di Milano che portava l’attenzione alla situazione dei migranti e del rifiuto che spesso ottengono dalle società occidentali, mentre il secondo è conosciuto per il suo attivismo ambientale e per i progetti legati alle comunità latine o afro-americane nella sua città.

I due artisti si erano già incontrati in Norvegia, in occasione del Nuart del 2014 ed è forse proprio lì che è nata la loro intesa. Se Fra.Biancoshock e John Fekner si sono incontrati sono certa che ci sarà modo di vedere altri interessanti interventi.

Maria Caro

scritto da

Questo è il suo articolo n°450

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