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I discepoli di James Mollison

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Ogni grande band musicale ha un gruppo di sfegatati seguaci che seguono per fila e per segno tutto ciò che loro fanno. Frequentano tutti i loro concerti, ne imitano le movenze e l’abbigliamento e la loro vita è tutta una colonna sonora musicata dalle canzoni prodotte dalla band. Capita poi che il successo di un’icona pop, rock, indie e chi più ne ha più ne metta, possa influire sulla moda e sulle tendenze della gente comune, ma che subisce i cambiamenti inconsciamente.

The Disciples | James Mollison

C’è poi anche chi idolatra così tanto quel gruppo musicale o quel musicista tanto da portarlo con se per tutta la vita e dimostrare tutto il suo amore travestendosi con i suoi panni di scena ai concerti. Sono questi i fan che James Mollison ha deciso di fotografare, seguendoli nei vari tour e che ha immortalato nei diversi scatti raccolti nella sua opera “The Disciples”, composta da 128 pagine e da 58 tavole a colori.

The Disciples | James Mollison

James Mollison è nato in Kenya nel 1973 ed è cresciuto in Gran Bretagna. Dopo gli studi di Arte e Design alla Oxford Brookers University e più tardi di Cinema e Fotografia alla Newport School of Art and Design si trasferisce in Italia per lavorare al laboratorio creativo di Benetton, Fabrica. Di lui ne hanno parlato le grandi riviste  come “The New York Times Magazine”, “The Guardian Magazine”, “The Paris Review”, “The New Yorker” e “Le Monde”. Attualmente vive a Venezia. Sue le mega foto pubblicitarie della compagnia Benetton, quelle super colorate, dove giovani di  diverse etnie sorridono davanti alla macchina fotografica e sembra che tutto vada sempre splendidamente bene. Foto discutibili dal mio punto di vista, ma qui si parla di pubblicità ed è per questo, sempre secondo me, che la sua abilità si ritrovi in altri numerosi scatti.

The Disciples | James Mollison

A tal proposito mi piacerebbe citare raccolte fotografiche come quelle “Dove dormono i bambini”, in cui ragazzini di tutto il mondo vengono ritratti nelle loro camerette da letto, o quelle di “The Hunger”, la fame, dove le persone fotografate mostrano i segni della carestia, o “La memoria di Pablo Escobar”, lo straordinario racconto del più ricco e violento criminale della storia, raccontata da centinaia di fotografie. Altra sua produzione fotografica è quella sulle grandi scimmie dal titolo “James e le altre scimmie”, un originale lavoro i cui i volti degli animali sono diventati di interesse per il Museo di Storia Naturale di Londra.

The Disciples | James Mollison

Il lavoro che più mi ha incuriosito ed interessato è stato proprio quello di “Disciples”, ovvero discepoli e non c’è nome più azzeccato per poter definire questa categoria sociale meglio nota come “groupies” . Per questo progetto James ha seguito le diverse “tribù” per 3 anni durante i quali ha ritratto i fan di varie band, passando dall’heavy metal all’hip hop, dai fan degli Oasis ai fanatici di Rod Stewart. Dice del suo lavoro: “In 3 anni ho fotografato i fan presenti in diversi concerti. Ero affascinato da queste tribù che li frequentano e da come questa gente emuli le celebrità fino a farle diventare parte della propria identità”.

The Disciples | James Mollison

Gente che si trasforma con particolari costumi per sentirsi parte di un gruppo, in cui pensieri e idee coincidono e dove il divertimento diventa il collante dell’allegra aggregazione. Così ci sono i fan di Marilyn Manson con le loro tutine di pelle super attillate, anfibi, zeppe e tanto metallo, i seguaci di Madonna con body rosa e travestimenti che ricordano le varie trasformazioni modaiole della cantante, gli amanti degli Oasis con capelli lunghi, felpe adidas e occhiali da sole alla John Lennon e poi i sostenitori dei vari 50 Cent, di Missy Elliot, degli Iron Maiden, dei Kiss, di Dolly Parton e le piccole fan di Mc Fly.

The Disciples | James Mollison

Guardandoli tutti non si può non provare simpatia e sorridere per queste persone che, nonostante l’età attempata continuano a sostenere il proprio idolo musicale e a rivivere così la loro giovinezza. Questi fan club diventano quindi una possibile alternativa alla monotonia quotidiana, ma anche una famiglia surrogato dove ritrovare nuovi affetti e condividere gli stessi pensieri, semplicemente identificandosi in un personaggio dello star-system. Devo ammettere che un po’ invidio queste persone per la coesione che si crea nel loro gruppo e per il coraggio di travestirsi. Anche a me sarebbe piaciuto identificarmi in un gruppo a cui piace la stessa musica, ma non so se mi vedrei bene nei panni di Robert Smith.

Per chi volesse saperne di più: jamesmollison.com

Stefania Annese

scritto da

Questo è il suo articolo n°51

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