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I feel so Blu

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La mia scelta di non trattare l’argomento “ratto di Bologna” per evitare di sponsorizzarlo ulteriormente, viene meno nel momento in cui il 13 marzo “Blu&Co” hanno deciso di stendere una mano di grigio sui loro lavori bolognesi.

Dal blog di Blu

Se da una parte mi viene da piangere al pensiero che opere sue e di altri artisti come per esempio DEM, non esistano più, dall’altro ammiro e rispetto tantissimo il gesto perché la coerenza e il rispetto per il proprio lavoro sono la base per qualsiasi professionista.

Ho cominciato a sentir parlare della storia di Bologna qualche mese fa, inizialmente avevo deciso di discutere l’argomento sulle pagine di ziguline attraverso la voce di alcuni addetti ai lavori, artisti e galleristi per averne una visione a 360° ma poi, con il passare del tempo, ho realizzato che il miglior modo per discutere di questa iniziativa era tacerne. Tuttavia, ho raccolto opinioni tra amici, colleghi e alcuni professionisti che lavorano nel modo dell’arte e alcuni artisti per capire se c’era un modo buono e uno cattivo di vedere la cosa.

Dal sito di Wu Ming Fundation

 

Il risultato, almeno secondo la mia etica e il mio pensiero, è che seppur vogliamo vedere un aspetto positivo in tutta questa storia, rimane il fatto che la street art è di tutti. Detto questo, non potrò mai essere d’accordo con l’idea di strappare opere dalla strada e portarle in un museo, tutto questo sempre senza considerare l’aspetto economico che si cela dietro e tanto meno quello legale. Che l’opera sia del proprietario del muro, di chi decide di acquistarla/staccarla o dell’artista non me ne può fregar di meno, l’opera a mio avviso resta sempre e comunque di mia proprietà, di proprietà della gente, di proprietà di chi ci passa d’avanti, di chi l’ammira, di chi la fotografa, di chi la capisce e di chi non se ne cura. L’opera di Blu e di altri artisti resta sempre e comunque della strada.

Un amico, cancella un muro dipinto da DEM

 

La mostra Street Art. Banksy & Co. – L’arte allo stato urbano, che si inaugura il prossimo week-end, è un’operazione che non riesco a salvare in nessun modo. Ho avuto anche modo di parlarne con Christian Omodeo, curatore dell’opera e amico di ziguline autore tra l’altro di alcuni dei più interessanti articoli/dibattiti sulla street art e professionista con una grande cultura sull’argomento. Christian mi ha raccontato qualcosa in più sulla mostra, mi ha offerto un punto di vista differente e rispettabile. Se questa iniziativa fosse partita da lui, e immagino che lo avrebbe fatto con una diversa sensibilità, avrei potuto calarmi forse nel ragionamento ma, anche alla luce dei fatti di sabato 13 marzo, qualsiasi altro ragionamento non tiene. La risposta esplosiva degli artisti e della comunità conferma il mio pensiero, anche se non è l’unico elemento da tenere in considerazione.

 

 

Circa tre giorni fa discutevo con alcuni amici del fatto che mi stupiva che Blu non fosse ancora intervenuto, e ricordando la già allora sconvolgente operazione di Berlino, dove l’artista aveva cancellato una grande opera sulla facciata di un edificio a Cuvrystraße, ci chiedevamo se avrebbe dato una mano di nero anche ai lavori di Bologna. Il nero questa volta è grigio, ma l’idea è la stessa anzi più potente. Senza andare a ritroso nella storia di graffiti e street art e sull’atteggiamento dell’amministrazione bolognese rispetto a street art, graffiti e condanne, vorrei esprimere la mia ammirazione per tutti gli artisti che hanno cancellato le proprie opere.

 

a bologna non c’è più blue non ci sarà più finchè i magnati magnerannoper ringraziamenti o lamentele sapete a chi rivolgervi-> www.wumingfoundation.com/giap/?p=24357

Pubblicato da BLU su Sabato 12 marzo 2016

 

Questo gesto ha messo un po’ di ordine nell’universo della street art, almeno in quello italiano, per illuminare chi non ne capisce un cazzo a proposito di cosa sia davvero la street art e ricordare a chi ne capisce molto che la street art non è solo un bel disegno su un muro. Inoltre, come ribadito da molti, concordo in pieno che tutta la vicenda non è legata alla street art in quanto tale ma è una questione politica, perché la politica non si fa solo nei circuiti ufficiali ma parte dalla gente e in questo caso dalla strada.

Mi vengono i brividi a pensare che circa 20 anni di Blu a Bologna siano stati spazzati via in una mezza giornata di marzo, ma poi mi invito a guardare a quest’azione come una tabula rasa per dare via a una nuova e più consapevole visione collettiva.

 

 

Tuttavia le contraddizioni dell’amministrazione bolognese non finiscono qui, in seguito alla rimozione dei murales alcuni attivisti dei centri sociali XM24 e Crash che hanno aiutato Blu sono stati denunciati. Cos ‘e pazz.

Resta infine da capire cosa pensa la comunità di tutto questo, ma questa è un’altra storia.

Una volta congratulatami con Blu e gli altri per questo gesto io direi che la cosa si può anche chiudere qui e andare avanti.

Per conoscere la questione da una delle poche fonti autorevoli leggete l’articolo pubblicato su Wu Ming.

Maria Caro

scritto da

Questo è il suo articolo n°450

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