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Inside the Festival | Sergio Ricciardone from ClubToClub

Inizia oggi la quattordicesima edizione del festival elettronico più famoso d’Italia. Come un cavallo di troia, la musica e la sperimentazione invadono la città per una cinque giorni intensissima tra live, djset, mercatini e brunch. Abbiamo fatto qualche domanda a Sergio Ricciardone, la mente che sta dietro l’evento.

Sergio Ricciardone

 

ClubToClub è ormai un’istituzione internazionale. Come si fa a diventare un nome come il vostro? Chi lavora e quanti collaborano a questo progetto?

 

Alfa MiTo Club To Club è frutto del lavoro di un team di sei persone, affiancate quest’anno da undici collaboratori, e costruito con dedizione nel corso di quattordici edizioni. La nostra esperienza nei club cittadini ci ha spinto oltre verso luoghi, città e pubblici nuovi per realizzare una visione più complessa e affascinante conservandone lo spirito urbano.

Il tema di quest’anno è The Trojan Horse. Che rimanda subito a un’irruzione inaspettata destinata a stravolgere i destini. D’altronde la vostra filosofia è sempre stata un po’ quella dell’anticipare i tempi, portare la novità e creare movimento in un ambiente sopito.

The Trojan Horse racconta come i fenomeni underground si infiltrino nel mainstream e ne riscrivano le regole dall’interno. La nostra ambizione è di individuare questi talenti e presentarli al nostro pubblico, quando possibile in anteprima o esclusiva.

Ben Frost

 

Da Torino a Milano, Londra, Istanbul: C2C è diventato ormai un format. In particolar modo mi incuriosisce il legame forte che avete stretto con la città turca.

 

Dopo aver toccato Berlino, Barcellona, Rotterdam e Bruxelles fra il 2006 e il 2009 siamo approdati a Istanbul per un’edizione speciale, in contemporanea con l’Italia, e ce ne siamo innamorati. E’ un luogo unico, una porta fra due mondi. Il pubblico è molto diverso ma affamato di nuovi suoni, e questo è stimolante.

Kelela

 

Il festival è nato come itinerante. Quest’anno avete un nuovo quartier generale che non è più la fondazione Sandretto. Mi potete raccontare come si svilupperanno le giornate all’interno dell’head quarter? Da un paio di anni avete anche “preso possesso” di San Salvario. Cosa accadrà nel quartiere in questi giorni?

 

Da mercoledì 5 a sabato 8 potrete visitare Absolut Symposium, la nuova casa del festival. Abbiamo una sala musica più grande, una nuova dedicata a proiezioni (fra cui la prima italiana del documentario I Dream Of Wires) e talk (gli incontri con Ian Anderson / The Designers Republic e Bleep) e molto altro. Tutti gli show sono gratuiti (per assistere ai live della sala musica è necessario prenotarsi seguendo le istruzioni).

Domenica 9 novembre, in occasione del 25° anniversario della caduta del muro di Berlino e in collaborazione con San Salvario Emporium, presenteremo Tanz Salvario: musica, talk, mercato open air, laboratori e tante altre iniziative che trasformeranno il quartiere in un circuito di eventi.

Vessel

 

Sempre parlando della sua natura di “festival itinerante tra i club torinesi”, come mai la scelta di concentrare la serata del venerdì al Lingotto? Ci sono stati problemi logistici nelle scorse edizioni che vi hanno portato alla scelta di unire gli artisti in una sola location, oppure è una scelta dettata dalla sicuramente maggior comodità degli spazi?

 

La formula originale del festival del venerdì era ormai insostenibile; il nostro pubblico è esigente e vuole poter assistere a tutti gli show. Abbiamo coniugato questa necessità con la volontà di rilanciare artisticamente, offrendo una line-up che abbraccia uno spettro musicale più ampio. Quando ho letto la presenza di Battiato lì per lì ho pensato a una bufala, ma poi… tante persone hanno avuto reazioni particolari, ma secondo me è di quanto più innovativo si potesse scegliere per il festival.

Invitare Battiato è un sogno che avevamo da tempo (ci lavoravamo dal 2010), ma forse non credevamo neanche noi che sarebbe potuto accadere. Poi è arrivato Nico Vascellari, che mettendosi in gioco personalmente insieme a me l’ha fatto diventare realtà. Franco Battiato rappresenta l’incarnazione dell’ideale di Club To Club: il punto d’incontro fra avanguardia e pop.

Franco Battiato

 

Parlando di line up, Kode9, Dettmann, Apparat sono ormai “resident” del festival. Qual è la filosofia che vi guida nella selezione degli artisti che calcheranno i palchi? E quanto influisce il pubblico di “locals” in questa scelta, se lo fa?

 

Ci sono artisti con cui abbiamo un forte legame: Kode9 è uno di questi. E’ una sorta di “amuleto” del festival e vorremmo sempre averlo con noi, a maggior ragione nell’anno del decimo anniversario di Hyperdub; spesso, scherzando, dice che il festival dovrebbe chiamarsi K2K perché lui non manca mai! Anche con Apparat c’è un rapporto speciale, in particolar modo dopo aver fatto da tramite fra lui e Martone per la collaborazione a “Il Giovane Favoloso”. In generale, preferiamo ri-ascoltare un artista che stimiamo piuttosto che invitarne uno che non riteniamo imprescindibile.

Kode9

 

Artisti italiani. Se non contiamo i torinesi, tra cui gli Young Talent, ho notato che scarseggiano un pochino: anche qui c’è una precisa scelta di fondo? C’è la possibilità di serate o palchi dedicati all’Italia?

 

Contando ora gli italiani del programma ne vedo una ventina [alcuni sono stati aggiunti nei giorni da quando ci hai inviato le domande e altri sono in via d’annuncio], di cui una dozzina non torinesi, un quinto della line-up complessiva. É vero che in quest’edizione non ci sono palchi dedicati esclusivamente agli italiani, ma è un tipo di approccio che preferiamo adottare per gli showcase all’estero, come quello di Londra.

Fra le nuove partnership strette in questa direzione del 2014 c’è quella con Bleep.com che ha portato alla nascita de The Italian New Wave, un sampler di tracce inedite di artisti italiani (partecipanti al festival e non). La compilation è disponibile soltanto per due mesi in vendita al prezzo promozionale di 1,50€, ed è pensata come una panoramica su alcuni dei talenti più interessanti della Penisola.

Chet Faker

 

Il progetto “A Great Symphony” è forse meno conosciuto, ma altrettanto importante per questi giorni. Potete raccontarci l’idea e come si struttura?

 

A Great Symphony for Torino, quest’anno alla seconda edizione, è una colonna sonora in realtà aumentata della città realizzata da Club To Club per il British Council; giovani artisti italiani e un guest UK hanno creato, sotto la direzione del tutor Kode9, brani inediti a partire da campioni catturati in diverse aree della città. Quest’anno la colonna sonora si espande a 11 tracce con nuovi contributi da artisti come Scratcha DVA, i più che talentuosi Bienoise e Morkebla, una classe di sound design dello IED Milano, un contributo inedito da XIII e Sabla ed infine un nuovissimo rework di Kode9 stesso.

Potete ascoltare AGS fotografando i QR dei totem disposti in corrispondenza dei luoghi delle tracce o visitando il sito.

ClapClap

 

Soddisfazioni e ambizioni. Le vostre più grandi quali sono?

 

La nostra ambizione è raggiungere l’equilibrio fra il pop e l’avanguardia, sviluppando il festival al massimo delle sue possibilità senza compromettere la sua natura. La nostra maggiore soddisfazione è forse vedere il pubblico divertirsi e accorgerci che l’artista sta facendo lo stesso.

Lauren Halo

 

Come vi aspettate sarà il #ClubToClub14? Consigliateci tre artisti che non dobbiamo assolutamente perdere.

 

Sarà epico. Non perdetevi lo showcase Hyperdub al Carignano di giovedì, l’irresistibile voce di Kelela venerdì e la chiusura della Sauna Rossa di sabato con Vessel.

 

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Claudia Losini

scritto da

Questo è il suo articolo n°175

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