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La sigaretta

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Per la serie “un esempio vale più di mille parole” pubblichiamo un numero zero di quella che, almeno nella nostra testa, dovrebbe essere la nostra nuova rubrica “Speed romance“. Un racconto racchiuso in un massimo di seimila battute, accompagnato dagli scatti di qualche promettente virtuoso della fotografia. Il tutto per dare spazio, voce ed immagini ai vostri best seller ancora nascosti tra le cartelle dimenticate del vostro hard-disk. Cosa serve per prendere parte alle danze? Un buon racconto e delle belle immagini con cui completarlo. Il nostro caro amico dalla penna facile, Lorenzo Di Paola, non se l’è fatto ripetere due volte e nel giro di qualche ora ha vomitato sulla sua tastiera questo incubo dalle tinte romantiche in cui molti di voi, tabacco-dipendenti, sarete di sicuto incappati. Allora chi è il prossimo?

Posai la penna con un gesto di stizza. Guardai un’ultima volta le consumate e strasottolineate pagine di Mimesis come ipnotizzato dal mare in tempesta delle parole, mi sentivo un po’ come Ulisse perso in un Mediterraneo pieno di mostri, dèi, magia… Ammirato e invidioso chiusi quella compatta raccolta di mondi. La notte con la sua luce nera filtrava debole alla finestra, fuori il mondo si era rintanato a sognare nel suo guscio.

foto di m,! | http://www.flickr.com/photos/emilys-photography/

Accanto al libro un pacchetto di lucky strike sembrava sonnecchiare con la bocca aperta, da questa spuntava fuori, languida, una stupenda creatura dalla bianca pelle e lunghi capelli dorati. Con un gesto solenne mi portai alla bocca la mia ultima scorta di nicotina e cominciai a tastarmi le tasche in cerca dell’accendino, feci per accendermi la sigaretta ma la fiamma si rifiutò di uscire, al suo posto solo inutili scintille. Mi alzai di scatto per cercare un altro sputafuoco nelle tasche del cappotto, ma trovai solo settanta centesimi, una penna e grumi di tabacco. Feci allora un respiro profondo e ordinandomi calma, controllai scrupolosamente nei cassetti e nel primordiale caos di libri, fogli , penne, posaceneri e tazzine di caffè sulla scrivania.
All’improvviso l’immagine dei fornelli in cucina si accese limpida nella mia mente, decisi così di abbandonare la mia fallimentare ricerca. Con l’emozione di un bambino la mattina di Natale, diedi al gas la scintilla che lo trasformò in una fiamma bluastra, mi avvicinai trionfante cominciando a pregustare il caldo fumo sprigionato dal tabacco in fiamme. Ma il destino si beffava di me divertendosi a vedere frustrati i desideri imposti al cuore; all’improvviso la tanto desiderata fiamma si accasciò morente fino a scomparire all’interno dei forellini che coronano il fornello.

foto di Francesca Guadagnini | http://www.flickr.com/photos/aenimation/

Mi sembrava di aver appena subito un atroce lutto, col cuore infranto mi sedetti con lo sguardo perso sulla cucina sudicia. Crateri neri, laghi di caffè prosciugati, collinette di sugo schizzato via dalle padelle, sparsi qua e là maccheroni carbonizzati e incontrastata la macchinetta del caffè. Dovevo fumare, ormai era diventata una sfida al fato, avrei affrontato l’afosa notte napoletana per arrivare al distributore automatico di sigarette pur di avere il fuoco. Pian piano che scendevo le sconnesse gradinate del mio palazzo riacquistavo il buon umore, pensai che una camminata mi avrebbe rinfrancato da una giornata di studio. Chiuso il portone mi accolse un vicolo buio e silenzioso, solo la corsa di qualche motorino distruggeva quell’inusuale e sacro silenzio. Nel cielo tra le teste dei palazzi che sembravano piegarsi per guardare meglio il mio cammino, si intravedeva una luna sfocata. Con passo veloce arrivai al distributore. Infilai un euro nella mangiasoldi, ma quello ricadde subito nella fossa del resto. Con rabbia ripetetti l’operazione altre due volte, quando lessi nel display che bisognava inserire anche il codice fiscale, che ovviamente non avevo con me!

foto di Daveness_98 | http://www.flickr.com/photos/31216636@N00/

Incazzato nero gridai: “Maledetto Stato imponi-leggi a tradimento! Sempre lì a controllare ogni cosa, tra un po’ anche per scorreggiare ci vorrà il codice fiscale!” e dopo aver dato un sonoro calcio alla mangiasoldi con la segreta speranza che sputasse un accendino, urlai due vaffankulo, tanto per sfogarmi. Da una finestra si affacciò furioso un uomo-canotta che sputò ingiurie indecifrabili e minacce così eloquenti che decisi di ritornare sconfitto a casa mia. Mentre camminavo però vidi una piccola luce cadere dal cielo. Era un mozzicone di sigaretta buttato via da qualche angelo che aveva fumato beatamente sul suo balcone. Quella piccola speranza incandescente sembrava danzare nell’aria come una foglia trasportata dal vento, riuscivo quasi a sentire il suo calore e l’amarezza delle sconfitte scomparire.
Appena però toccò terra un boato scosse la mia anima, un tuono annunciava come squilli di trombe prima di una battaglia, un temporale estivo. In un attimo vidi spegnersi le mie illusioni sotto il peso incombente di un esercito di gocce d’acqua. Rimasi immobile, sul mio viso pioggia e lacrime si mescolavano.

foto di Esther_G | http://www.flickr.com/photos/belljar/

Testo: Lorenzo Di Paola | fratellisberleffi.blogspot.com

Il gran capo

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Questo è il suo articolo n°3455

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