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L’Internet of Things prevista in un romanzo di Philip Dick del 1969

Meglio fare attenzione a quello che diciamo nel nostro soggiorno, soprattutto se la televisione è accesa. Un articolo apparso sulla BBC ha infatti rivelato che alcuni modelli di Smart TV Samsung possono ascoltare e registrare le conversazioni degli utenti e inviarle ad una società di terze parti. Insomma, non siamo ancora in uno scenario orwelliano in cui uno schermo ci spia e osserva ogni nostro movimento, ma ci sono già in giro televisori che ci ascoltano.

La privacy policy del colosso dell’elettronica coreano prevede infatti che tra i dati raccolti ci sono anche informazioni vocali, come registrazioni della voce dell’utente, attraverso il software di riconoscimento vocale. Insomma, stiamo entrando nell’era dell’internet delle cose e già stiamo vedendo alcune possibili conseguenze, come la possibilità di essere sempre più monitorati dagli oggetti che adoperiamo e l’importanza dei “termini e condizioni d’uso” dei dispositivi e dei software di cui faremo uso.

philip-dick L'Internet of Things prevista in un romanzo di Philip Dick del 1969
Philip Dick

 

Il giornalista Ian Steadman ha fatto notare in un tweet che il grande scrittore di fantascienza Philip Dick ci aveva già avvisati dell’arrivo dell’internet of things e delle sue conseguenze già nel 1969 in uno dei suoi romanzi capolavoro, Ubik. Il protagonista del romanzo, Joe Chip, si trova in effetti a vivere in una casa “interconnessa”, in cui dialoga con oggetti come la macchina omeodiana (che “spara” notizie a richiesta) e soprattutto discute con la porta di ingresso dell’appartamento, che vuole ogni volta cinque centesimi per essere aperta e richiusa. Vi riportiamo alcuni spezzoni del dialogo tra Joe Chip e la porta:

 

La porta rifiutò di aprirsi. Disse invece:«Cinque centesimi, prego»

…«Ti pagherò domani» disse alla porta.

…«Io la penso diversamente» disse la porta. «Dia un’occhiata al contratto che lei ha firmato acquistando questo condappartamento». […] «Le farò causa».

…Joe Chip rispose «Non sono mai stato denunciato da una porta, ma penso che sopravviverò anche a questo»

 

matrix L'Internet of Things prevista in un romanzo di Philip Dick del 1969
Matrix

 

Il passaggio è ironico, ma ci porta dritto al punto di uno dei maggiori problemi dell’internet of things e di come già ci stiamo relazionando con software e dispositivi digitali: approviamo i termini e condizioni d’uso, senza averli letti. Spesso sono troppo lunghi e scritti in un linguaggio poco comprensibile o che scoraggia la lettura e in questo modo diamo il consenso a funzionalità o al trattamento di dati che forse avremmo preferito rifiutare. E quello delle TV Samsung è solo l’ultimo di vari casi simili che sono stati trattati dai media.

È curioso come proprio Philip Dick, nel romanzo Ubik, immagina come tra gli esseri umani potessero svilupparsi dei precog, ossia individui in grado di prevedere il futuro e lui con questa sua previsione sembra essere stato in un certo senso proprio uno di loro. Viene da chiedersi a questo punto se qualche altra previsione del visionario scrittore non possa realizzarsi, come ad esempio la telepatia, da lui prevista anche in Nostri Amici da Frolix 8. Se scoprissimo davvero di avere capacità telepatiche, le conseguenze sarebbero quanto meno… interessanti.

Pensiamo ad esempio alle rivoluzioni che ci potrebbero essere in ambito mediatico e politico: un giornalista con capacità di questo tipo potrebbe immediatamente smascherare i veri pensieri della persona intervistata. Oppure pensiamo allo sport: un difensore potrebbe più facilmente intuire il dribbling dell’attaccante, rendendo vani i tentativi di quest’ultimo; o meglio ancora, proviamo a immaginare il vantaggio che avrebbe un portiere in occasione di un calcio di rigore.

Photograph by Sean Mathis/WireImage; Photo illustration by 731
Ray Kurzweil – Photograph by Sean Mathis/WireImage; Photo illustration by 731

 

Anche giochi come il poker, soprattutto dal vivo, sarebbero difficilmente praticabili: leggendo il pensiero dei propri avversari sarebbe facile capire le carte che hanno in mano, per non parlare della facilità con cui si potrebbero scoprire i famigerati “bluff”. Molti utenti si potrebbero quindi indirizzare al poker gratis (clicca qui per vedere alcuni esempi) per non rischiare, magari giocandolo online, sperando che la telepatia non transiti anche attraverso la rete.

Difficile pensare che qualcuno sviluppi davvero una capacità simile, eppure il visionario Dick non si era sbagliato più di tanto: forse Google riuscirà a sviluppare capacità di questo tipo. Secondo Ray Kurzweil, infatti, Google «conoscerà le risposte alle tue domande ancora prima che tu le abbia poste. […] Ti conoscerà meglio del tuo partner. Meglio, forse, persino di te stesso».

Non è difficile immaginarlo, visto che Google avrà nei propri server miliardi di documenti, email e molti altri dati sui comportamenti e gusti degli utenti. E con l’internet delle cose, tutti i nostri comportamenti saranno continuamente monitorati e trasformati in dati. Insomma, l’internet of things, più che a un Grande Fratello, assomiglia al Matrix descritto da Morpheus:

Matrix è ovunque, è intorno a noi. Anche adesso nella stanza in cui siamo. E’ quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. Lo avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse.

Con la differenza che, anziché tra pillola rossa e pillola azzurra, possiamo scegliere se accettare o meno i termini e condizioni d’uso.

 

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Questo è il suo articolo n°144

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