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L’ossessione di settembre è il corpo

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Sbaglio o siamo di nuovo a settembre? Voglio dire, era ieri che cazzeggiavamo tra festival, spiagge, sagre e diversamente alcoliche notti insonni, liberi dalle ossessioni del tran-tran quotidiano, che  tutto sto popò d’euforia estiva è già svanita? Tutto archiviato e rinviato all’anno prossimo? Va bene, ce ne faremo una benedettissima ragione anche stavolta. Riprendiamo coscienza e concentriamoci sull’ossessione di questo mese: il corpo. A pensarci bene è proprio settembre il mese in cui tutti noi rivolgiamo le nostre premure verso l’amato/odiato apparato muscolo scheletrico, è in questo periodo che gli scrupoli di coscienza prendono il sopravvento e ci spingono a fare promesse su come rimettere in sesto la nostra cara carcassa. Se per molti queste promesse si trasformeranno presto in estenuanti sessioni in palestra ed affini, per altrettanti rimarranno solo tali, a maglioni e cappotti sarà affidato il compito di far sparire eventuali sensi di inferiorità.

Poi c’è la categoria più fortunata, di quelli a cui il pensiero di dover allineare il proprio corpo agli standard pubblicitari non passa nemmeno per l’anticamera del cervello, se vi piaccio così come sono è bene altrimenti fottiti. Sarà quindi il corpo a tener banco nella discussione di questo mese e per questo abbiamo voluto affidarne la presentazione ad uno che dell’argomento sembra averne fatto la sua missione artistica e stilistica. Lui è Luca Donnini, è un fotografo, romano, che da poco ha portato in giro per l’Europa il suo ultimo progetto intitolato “Corpus Trip”.

foto di copertina gentilmente concessa da Luca Donnini

Ciao Luca. Cos’è per te il corpo?

Il corpo è un territorio che ospita rivoluzioni. Ogni territorio include l’idea di confine con la quale bisogna scendere a patti perché si possa tracciare e ogni rivoluzione reclama le sue vittime perché arrivi il cambiamento. Ci sono dentro dall’inizio alla fine…il corpo è l’ostacolo oltre cui lanciare il cuore.

Spesso i fotografi focalizzano la loro attenzione su corpi naturalmente o meno belli e molto spesso la bellezza delle fotografie risiede solo in questo. Perché tu scegli corpi imperfetti?

A me piace l’imperfetto. Come categoria, l’imperfetto, ne presuppone una alla quale riferirsi e che serve a qualificare qualcosa o qualcuno come, invece, perfetto. L’unico modo per poter contestare la categoria del perfetto, è continuamente ricordarla e attuarla nelle infinite forme dell’imperfetto. L’imperfetto piace a tutti perché sembra una licenza. Invece è solo la maggioranza.

Perché prediligi il nudo? E in generale quando un fotografo sceglie il nudo?

Uso la fotografia di nudo per mostrare che non mostra nulla, che non è lì che bisogna guardare. Uso la fotografia di nudo come un pretesto per parlare di perimetri e della violenza che essi scatenano. Uso la fotografia di nudo per svestire un corpo e vederlo come non potevo altrimenti. Uso la fotografia di nudo perché trovo irresistibile cercare di attaccare un volto al suo corpo. E questo è molto divertente.

Come nasce il progetto Corpustrip?

Invidio la vita dei musicisti. Il progetto è in fasce e nato dalla mente di Adi Chiru, un mio amico e, giustappunto, manager musicale. Ora, dopo il tour in Europa nella scorsa primavera, lavoriamo insieme al film che stiamo editando con Silvia Didomenico. Corpustrip rimane in agguato e prepara il suo esercito di foto per sferrare il suo attacco al mondo.

Cos’è la bellezza per te e dove la trovi, ma soprattutto dove la cerchi?

Se a qualcuno piacciono i funghi o se li compra oppure se li va a cercare. Io preferisco andarli a cercare, camminando nei boschi, perché è quello che fa bene alla mia circolazione sanguigna.
Cercando, cerco qualcosa di segreto anche a me stesso: la bellezza.

Senti di mettere una parte di te stesso negli scatti o ti poni come un osservatore?

Sono un osservatore per eccellenza ma nel momento dello scatto non posso più esserlo altrimenti mi annoio. Il mondo, mi fa estraneo se non scavo in lui costruendo relazioni, e questo invece mi diverte. Negli scatti ci vanno a finire un sacco di parti di me se smetto di annoiarmi. Avere la misura di tutto questo è un’arte.

Perché hai scelto questa immagine per la copertina di questo mese?

Figura intera in campo lungo per una presentazione che ricordi le tavole di anatomia, location forzata che offra lo spunto per un’ambientazione letteraria, corpo atletico e statuario vicino all’iconografia classica per sollecitare il ricordo del perfetto. Incoerenza tra statura e peso, tra maschile e femminile per insinuare il dubbio. ‘Mi trovavo in un museo e la guida si affrettava con il suo codazzo arrancando per le sale. Ero rimasto in fondo e ne approfittai per scattare. La guardai negli occhi.

Per chi volesse saperne di più: lucadonnini.it

Maria Caro

scritto da

Questo è il suo articolo n°444

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