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Mark Morrisroe

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Domandina semplice semplice, che ne puo’ mai venir fuori da un ragazzo nato da una madre tossicodipendente, inquilina di un tipo chiamato Albert De Salvo meglio conosciuto come lo strangolatore di Boston, che a quindici anni scappa di casa e si dà alla prostituzione per campare e si becca pure una pallottola nella schiena da un cliente insoddisfatto della prestazione? Ve lo dico io. Nel 99,9% dei casi avrebbe semplicemente fatto una brutta fine, se non stessimo parlando di un artista che nonostante tutto completa la scuola museale diplomandosi a pieni voti e beccandosi anche un riconoscimento per buoni meriti. Naviga nella scena punk di Boston e si fa presto notare negli anni del boom dell’arte New York (1980).

Self-Portrait (to Brent), 1982  C-print, negative sandwich, retouched with ink and inscribed with marker

Amico intimo di mostri sacri come Nan Goldin e David Armstrong, si divide tra la carriera di performer all’interno della scena drag impersonando il personaggio di Sweet Raspberry e quella di fotografo. Mark comincia a fare le prime scintille nel campo della fotografia non appena gli regalano una Polaroid Model 195 di cui la stessa casa produttrice si preoccuperà di rifornirlo di tutte le pellicole e gli accessori possibili. Comincia così un periodo di fervida ed intensa sperimentazione nel corso del quale Mark immortalerà se stesso, i suoi amici, i suoi amanti e prostituti di sua conoscenza che diventeranno i soggetti preferiti della sua preziosa produzione artistica. La sua ascesa all’olimpo dei geni dell’arte dell’epoca durerà però ben poco, i suoi trascorsi da omosessuale e la droga gli costeranno una morte prematura per Aids a soli trent’anni.

Il gran capo

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Questo è il suo articolo n°3459

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