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Matteo Girola, fotografo

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I quindicenni con le sopracciglia rifatte davanti allo specchio, la lavatrice alle loro spalle e la linea irregolare dei detersivi contro il muro; le foto fatte alle feste con il cocktail in mano; i social network sono pieni di immagini come queste e obbiettivamente ne abbiamo viste fino alla nausea. Un po’ di tempo fa su la Repubblica (articolo del 13 luglio 2011 scritto da Stefano Montefiori) si parlava di una mostra (“From Here On”) presentata all’internazionale di Arles, e in particolare di Corinne Vionnet che realizza opere fotografiche sovrapponendo centinaia di immagini pescate dalla rete e scattate dai turisti ai monumenti famosi (immagina i milioni di flash che ammiccano alla torre Eiffel in uno dei più esibiti spettacoli di narcisismo realizzati dall’uomo ). Un po’ come Duchamp che mette i baffi alla Gioconda, che crea qualcosa di nuovo e con un nuovo significato, partendo da un classico immortale.

Vicini più prossimi (London), stampa lambda, 2009, dimensione variabile all’interno della tiratura.

Persone come la Vionnet e Matteo Girola esplorano nuove possibilità offerte dalla rete: sia che riguardi il nuovo modo di fruire le fotografie, che i nuovi canoni in base ai quali le immagini vengono realizzate, riuscendo forse anche a spiegare quanto sia stato ampio il salto dalle legnose foto in posa del 800 a quelle plastiche plasmate sulla pubblicità che riempiono i profili di migliaia di utenti, oppure quelle fatte al volo con un cellulare da 2.0 megapixel.
Così Matteo Girola (1983), tra gli artisti proposti alla mostra “Milano, un minuto prima”, non cerca tanto una risposta teorica al come si sta trasformando l’estetica nel web, ma vuole mostraci nuovi sbocchi artistici e nuove possibili interpretazioni, e per merito suo possiamo farci un’idea più precisa di come potrebbe evolversi per l’ennesima volta l’arte fotografica.


Come è nata l’idea di “Camere Incustodite”? E come ti sei procurato quelle foto?

Camere incustodite nasce con l’interesse rivolto alle trasformazioni che l’immagine subisce attraverso il web.
Il web modifica, non solo l’immagine stessa, ma soprattutto la modalità con cui le persone approdano all’utilizzo delle immagini, generando nuove possibilità.
Nello specifico le fotografie di questo progetto sono fatte sfogliando, come fosse un libro, le migliaia di webcams sul sito chatroulette.com soffermandomi sulle camere dove, in assenza della persona, rimaneva aperta una porta.

Viste annebbiate #4, stampa fotografica, 2008, dimensione variabile all’interno della tiratura.

Quelle immagini comunicano una sensazione di intimità violata e sono molto comuni. Che cosa hai voluto trasmettere, c’entra qualcosa l’idea della solitudine che circonda e separa tutti quegli utenti che si fermano davanti allo schermo?

Se in questo progetto vive una riflessione di carattere “sociologico” questa passa attraverso le questioni percettive, il mio lavoro è lontano dagli aspetti provocatori o di denuncia, preferisco fermarmi all’accorgermi di questo qualcosa che sta accadendo. L’aspetto dello spazio privato, fisico e non, e della privacy è un tema particolarmente interessante che vorrei approfondire.

Per quanto riguarda invece “Foto Con Te” sembra di essere di fronte a una parodia del mondo dei social network e il conseguente appiattimento omologazione a cui costringono, è corretto? Di cosa volevi parlare?

Direi di no. “Foto con te” è anch’esso un progetto rivolto alle nuove possibilità culturali dell’immagine attraverso la rete, in questo caso io e Carloalberto Treccani ci siamo divertiti a costruire una nostra storia visiva raccogliendo nostre immagini, che però appartengono ad altri. Grazie allo strumento della “tag” abbiamo ripercorso parti della nostra vita attraverso immagini a noi sconosciute, e ne abbiamo fatto un libro.

Sembra che il web ti interessi, perché? Quali potenzialità inespresse pensi che abbia per l’espressione artistica?

Mi interessa il web come mi interessa il libro d’artista, o la fotografia e la scrittura, non come “nuova tecnologia” ma in quanto potente veicolo di nuove esperienze visive che sposta i punti di vista, genera nuovi atteggiamenti, e allarga l’immaginario collettivo.

 

Epiclissi #1, stampa lambda, 2010, dimensione variabile all’interno della tiratura.

Pensi che il web possa essere vantaggioso per la divulgazione dell’arte? Ok c’è una maggiore comunicazione, però al tempo stesso cosa ne pensi dell’estrema capillarizzazione di chi recepisce e di chi realizza arte?

Usare il web come mezzo per generare arte è diverso da usarlo come mezzo di divulgazione per l’arte.
Ad ogni modo tutti i potenti mezzi innovazione comunicativa generano perplessità. Mi piacerebbe poter girare questa domanda ad uno scrittore del Quattrocento quando per la prima volta vide il proprio lavoro stampato in cento copie grazie ai caratteri mobili.

Milano, un minuto prima. Con le tue opere quale aspetto pensi di mostrare di questa città, e delle metropoli più in generale ?

Spero la forte possibilità di ridurre l’ipovisione.

Hai sempre vissuto a Milano? Come la percepisci, come la descriveresti a chi non ci abita?

Sì ho sempre vissuto a Milano, pur mantenendo legami lontani e costruendone di nuovi. La percezione di qualcosa in cui sei completamente immerso è spesso distorta dalla familiarità, dal fatto che la riconosci come tua, difficile per me analizzarla. Ho sempre avuto molto rispetto di Milano, della sua storia assolutamente straordinaria, e delle sorprese che ancora oggi ogni tanto ci riserva.

Che cosa miglioreresti, o cambieresti, a livello urbano per aumentare il livello qualitativo della vita dei cittadini? Cosa manca a Milano per essere una città migliore?

Che domande difficili! Ci vorrebbe un trattato che vada dall’inquinamento all’edilizia passando per la cultura. Escludendo che io possa cimentarmi in un trattato, mi piacerebbe vedere una maggior qualità nei servizi educativi e culturali per i bambini, sulla linea del nord Europa.

“Viste Annebbiate”, molto belle, dove hai realizzato quelle foto e che strumentazione hai usato?

Ho realizzato queste fotografie nell’hinterland nord-milanese, dove sono cresciuto, e con il quale forse ero un po’ arrabbiato per avermi qualche volta annebbiato la vista, ma che guardo sempre con molta fascinazione. Ho usato una semplice fotocamera digitale sul treppiedi, fotografavo dalla mia auto abbassando il finestrino.

Che cosa è per te l’arte? Che cosa può fare per la società e per i singoli individui?

Generare domande?

Chi sono le tue fonti di ispirazione?

Bruno Munari, Renè Magritte, Gianni Rodari e David Copperfield.

Quali sono le potenzialità che secondo te la fotografia possiede al giorno d’oggi e che la rendono un mezzo espressivo rilevante?

La più grande potenzialità della fotografia credo sia il suo essere totalmente incerta.

Enrico

scritto da

Questo è il suo articolo n°18

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