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Natura morta con porno

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[ATTENZIONE! QUESTO ARTICOLO CONTIENE IMMAGINI NON ADATTE AI MINORI]

Ok, ho capito il porno è troppo per voi. Voi siete delicati, c’avete il senso del pudore, il porno è decisamente troppo. Non c’è niente da fare, è così. E io allora ho pensato anche a questo. Per non turbarvi con immagini oscene e prorompenti (oh yeah!) vi propongo qualcosa di decisamente più soft. Oggi vi parlo di pornografia pittorica. Così vi potete trastullare tranquillamente spacciando la pornografia della quale fruite per arte contemporanea, anzi, pure un po’ classica.

L’artista che fa al caso vostro si chiama Nick Weber e realizza dipinti di immagini pornografiche. Il primo impatto con i suoi quadri è davvero curioso, probabilmente perché nel nostro immaginario collettivo siamo abituati a guardare a un dipinto aspettandoci un paesaggio, un ritratto o una natura morta, insomma un’immagine classica. Guardando un’opera di Weber, dopo qualche secondo, ci si rende conto che il soggetto non è natura morta, al contrario, è decisamente viva.
Al posto di un vaso di fiori colorati troverete una scena fetish, invece del cesto di frutta di stagione troverete genitali femminili, piuttosto che il classico ritratto della contessina-di-non-so-che un fantastico amplesso collettivo. Chissà se i genitori se lo immaginavano quando l’hanno mandato a studiare pittura?
Weber ha dipinto questi quadri in un periodo di circa 6 mesi prendendo come modello delle immagini di video porno trovati su internet. Il suo lavoro è un’aperta critica alla pornografia culturale che tutti i giorni ci viene propinata sulla televisione o imposta attraverso gli stili di vita “contemporanei”. Il suo intento è quello di descrivere la pornografia come qualcosa di naturale e libero rispetto alla deviazione sociale alla quale ogni giorno di più siamo sottoposti.

Neanche a farlo a posta Weber nei mesi passati è stato oggetto di asprissime critiche in quanto, per sua sfortuna (ma in realtà anche fortuna dato che questa storia gli ha portato una certa fama), la mostra Porn Paintings è stata allestita in una galleria che si trova proprio accanto a una scuola elementare. A quanto pare i pargoli potevano accedere visivamente alla mostra comodamente seduti nei banchi di scuola guardando i dipinti dalle finestra. Da lì ovviamente si sono susseguite denunce, copiose visite da parte della polizia, proteste, etc. e successivamente anche l’intervento dei rappresentanti di una chiesa lì vicino.
Da una parte non li biasimo questi genitori che si sono trovati a dover spiegare ai propri figli “come mai quel ragazzo ha un piede in bocca’” e “come mai ci sono tre persone completamente nude in atteggiamento compromettente’”. Diciamo che hanno dovuto un po’ accelerare i tempi e saltare da “l’uomo mette il seme nella donna e poi la cicogna porta il bebè” a feticismo, ménage à trois e fellatio. Dal canto suo il temerario Nick si difende con la classica storia della televisione di oggi, dove un programma per famiglie offre più culi e tette di un soft-porno. La difesa sicuramente sarà un po’ scarsa ma personalmente sono d’accordissimo con lui, preferisco un’opera d’arte psicologicamente complessa dove l’artista ha lasciato intravedere le perversioni e i vizi dell’essere umano con i suoi aspetti più mentali – vedi il dipinto con ménage à trois nel quale si può scorgere nell’ombra un vouyer i cui pensieri possiamo solo immaginare – alla perversione di donne rifatte con la mercanzia in vista e uomini fatti in serie e senza il benché minimo senso della realtà, ma solo dei soldi.

Ovviamente Weber è autore di altrettanto interessanti dipinti di natura non pornografica, ma a noi che siamo dei sozzoni piaceva l’idea di farvi conoscere questo lavoro.
Infine, vi lascio con un’immagine che trovo esilarante: riuscite a figurarvi la classica famiglia borghese con capofamiglia con la pipa, padrona di casa incorrotta e semmai pure il cane col pedigree in posa davanti all’intramontabile camino sul quale campeggia un dipinto di Weber, che semmai ritrae una fellatio gigante?

Per saperne di più:
pornpaintings.net

Maria Caro

scritto da

Questo è il suo articolo n°263

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