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P183 un intellettuale col passamontagna

Si parla di:

“Esprimere la propria opinione è una forma di difesa civile. La mia missione era incoraggiare il movimento di opposizione, far sapere alle persone che non erano sole.”
Una frase forte, detta da un militante di opposizione, non da uno qualsiasi ma da un artista che con la sua arte ha lasciato segnali di dissenso e smosso le coscienze della sua città. E non solo. L’artista in questione si chiamava P183, al secolo Pavel Pukhov, era uno  street artist di Mosca, morto lo scorso 1 aprile e noi di Ziguline abbiamo deciso che era opportuno dedicargli un pezzo, non un  necrologio ma un omaggio alla sua arte di strada, quella sui muri, quella illegale, quella che piace a me, a noi puristi della street art. Per lungo tempo i suoi lavori sono stati paragonati a quelli di Banksy, un po’ per l’originalità e la provocazione dei messaggi impressi sui  muri di Mosca, ma sappiamo che a lui non piaceva essere paragonato al re della street art made in England. E noi non lo faremo.

Non provate a cercare informazioni su internet, in pochi sanno cosa si nasconde dietro la sua identità notturna di street artist  incappucciato. Cosa sappiamo della sua vita privata è evidentemente poco, qualcuno parla di una laurea in design, anche di una collaborazione con la compagnia teatrale Teatralnoye Delo per la realizzazione della scenografia di un musical, ciò che lui sapeva veramente esprimere nei suoi giganteschi murales in cui si parla di società e soprattutto di politica.

I suoi lavori valgono più di un trattato di critica politica che potete trovare in biblioteca perché le sue opere sono scritte dal basso, da un uomo che vede la condizione rappresentata quotidianamente, tra la gente e il suo lavoro vale ancora di più soprattutto perché ha unito al coraggio di esprimersi la sua creatività che non passa inosservata. Che fosse un accanito oppositore di Vladimir Putin e della politica del suo partito è ormai cosa nota, che cercasse di risvegliare le coscienze sopite degli elettori lo sappiamo dai suoi lavori,  grandi e imponenti come quello in cui un uomo con un passamontagna e una sveglia in mano è circondato da lettere che richiamano l’attenzione del passante: who was all becomes anybody. ventitre lettere che non hanno bisogno di traduzione. Un monito alla gente che vive la strada, una frase facile per un artista che diceva di ispirarsi alla musica di Yegor Letov e Konstantin Kinchev, due cantanti rock russi, la sua vera essenza era essere sempre controcorrente, sfidare la autorità e la coscienza della classe politica che parla  attraverso le periferie e le privazioni che la costruiscono.

Tra le sue opere più interessanti, forse proprio la più bella anche a livello artistico è quella realizzata su una piazza di Mosca dove a terra sono disegnati degli occhiali la cui asta alzata è rappresentata da uno dei lampioni che forse vorrebbe e anzi dovrebbe illuminare il pensiero della gente e ancor più degli intellettuali che hanno in mano le parole giuste per denunciare ciò che con il silenzio si  alimenta e distrugge il futuro di chi non sa costruirlo. Un intellettuale come Anna Politkovskaja ma col passamontagna, ecco chi era P183.

 

 

 

Eva Di Tullio

scritto da

Questo è il suo articolo n°178

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