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Ron Athey, l’uomo che ha fatto del suo ano un’opera d’arte

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Ammetto che sono sempre stata un po’ scettica rispetto ai body performer, perché per quanto trovi coraggioso oltrepassare le barriere del dolore, mi sembra più o meno facile usare questo sistema per diventare famosi. Quest’artista, però, mi ha intrigato particolarmente, forse per la sua storia o forse per la sua teatralità. Ron Athey è uno dei più controversi body performer della scena contemporanea. Da anni indaga le più scomode subculture della società moderna, con un particolare sguardo alla cultura queer. Sin dagli anni ’80 abbraccia tutte le questioni legate alla discriminazione di genere e aderisce presto a Modern Primitive, un movimento legato allo S&M (Sadomasochism) e alle modificazioni corporali. Athey è siero positivo e omosessuale e oltre a questi elementi, utilizza come base per le sue performance il suo background familiare. Cresciuto tra fanatici religiosi e gretti, legati a una tradizione pentecostale ricca di rituali estatici e di profezie apocalittiche, usa il suo passato come materiale di costruzione per opere che rasentano l’osceno, ma che rappresentano un urlo liberatorio per sé e per chi almeno un po’ gli somiglia.

foto di didi.bruckmayr | http://www.flickr.com/photos/9075802@N02/

La sua storia non trascende la sua opera, infatti, a differenza dei comuni body artist è estremamente intrisa del suo passato. Athey affronta tutti quei tabù che affliggono molti, ma che riguardano lui da vicino, come il sangue, il sesso e la religione. Impregnare di significato se stessi in questo modo, anche a rischio di causarsi terribili ferite e perdere litri di sangue, non è cosa da tutti. Uno sguardo superficiale potrebbe giudicarlo come un uomo trasgressivo e provocatorio, senza dubbio si tratta anche di questo, ma non bisogna lasciare da parte il discorso più profondo che sta dietro a tanta violenza (auto-inflitta, of course). Se l’intolleranza verso l’omosessualità ferisce il suo spirito, in The Solar Anus, tira fuori dal suo ano un filo di perle di un metro di lunghezza o inscena un atto di sodomia, se è il fanatismo religioso a farlo, si cimenta nella reinterpretazione delle torture inflitte a San Sebastiano facendosi perforare con delle frecce, se l’omertà sull’HIV lo disgusta, si flagella e riversa sangue sul palco con tagli e micromutilazioni.
Il suo obiettivo è di mistificare il corpo per quietare le sofferenze dello spirito e lo fa attraverso dei cerimoniali altrettanto trascendentali nei quali usa diversi mezzi, come il bizarre, i riti religiosi per l’appunto, il sadomasochismo, le modificazioni corporali e l’arte contemporanea. La carne imprigiona il dolore e ferire il corpo serve a liberarlo.

foto di Daniel Rubinstein | http://www.flickr.com/photos/flamingrrose/

A confermare il fascino di quest’artista ci sono le altre sue numerose attività. Nel 1981 ha fondato insieme a Rozz Williams i Premature Ejaculation, una rock band che dopo un breve periodo di attività ha cominciato ad avere problemi a esibirsi, in quanto le loro performance sul palco erano diventate troppo estreme. Nei club, probabilmente, non piaceva molto vedere un musicista che mangia un gatto morto. Il gatto peraltro era stato trovato sull’autostrada e conservato in frigo, ovviamente il tutto è stato accuratamente vomitato dopo lo spettacolo, e non volontariamente. In seguito l’artista si cimenta in performance sempre più perturbanti fino ad arrivare agli attuali livelli. Tiene numerose lecture nelle università americane ed è anche scrittore, giornalista e si occupa di curare importanti festival di performance. Nel 1994 insieme a Coleman Healy, alla NY Public School 122, si esibisce in 4 Scenes In A Harsh Life che vede il suo sangue gocciolare sul pubblico terrorizzato. Successivamente ha avuto qualche difficoltà a esibirsi, accusato di aver rischiato di contagiare gli spettatori.

foto di Thierry Ehrmann | http://www.flickr.com/photos/home_of_chaos/

Inoltre, il nostro è al centro di un’importante polemica che vede la National Endowment for the Arts accusata di sovvenzionare forme d’arte definite contestabili. Nelle pièce di Athey nulla è lasciato al caso, ogni elemento, dai costumi, ai gesti, alle musiche, tanto da rendere i litri di sangue quasi pittorici. Morale della favola, è facile stare qui a discutere su chi sia Ron Athey e se la sua arte sia deprecabile o meno. Se provo a mettermi al suo posto, mi viene la tachicardia a pensare quanto possano essere dolorose le sue pratiche e quanto sia abile nel distanziarsi dal suo stesso corpo per riuscire a utilizzarlo in quel modo.
Gli spettacoli in questione non sono per un pubblico schizzinoso e aggiungerei: “don’t try this at home”.

Per saperne di più: ronathey.com

Maria Caro

scritto da

Questo è il suo articolo n°450

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