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Se passa l’angelo e dice amen lo smartphone ti ruba la faccia

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Antoine Geiger è, permettetemelo, un enfant terrible. Ha solo 20 anni ma ha già un ottimo curriculum e le idee chiare sul suo percorso nella fotografia. Antoine ha studiato arte tra Parigi, Amsterdam e la Normandia e ora è uno studente di architettura e un giovane fotografo.

I suoi lavori sono apparsi su numerose riviste grazie a progetti come Sur-Face, in cui ricopre il volto e i corpi dei suoi soggetti come allegoria della mancanza di privacy dovuta all’abuso dei social network, un nuovo livello di protezione dopo gli abiti e le architetture.

Sulla base dello stesso principio ha preso vita il progetto Sur-Fake, nel quale i protagonisti diventano i device che senza mezzi termini succhiano via il volto dei soggetti. In una collocazione tutta urbana, che certamente ne esalta la sensazione di inquietudine, passanti di diversa età subiscono il furto da parte di smartphone, tablet e altri schermi.

Non c’è molto da spiegare, le foto parlano da sé. Siamo avvolti da una coltre di controllo mediatico e spesso ignoriamo la realtà che ci circonda (come per esempio nel museo) per immergerci nel mondo dei social, nell’informazione ossessiva e nella navigazione spesso ipnotica e vuota.

Lo facciamo tutti, dobbiamo solo trovare una manopola per il controllo di questa cosa, ne sono certa. Ho pensato che questa serie fosse molto valida, poi ho scoperto che il fotografo italiano Max Cavallari aveva prodotto un progetto molto simile qualche mese fa dal titolo Loneliness.

Maria Caro

scritto da

Questo è il suo articolo n°449

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