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Siamo stati all’opening del Mercato Centrale Roma

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Qualche giorno fa ero a Roma per partecipare all’opening del Mercato Centrale, in via Giolitti 36. Seppur reinterpretato in chiave moderna e gourmet, anche questo luogo conserva il fascino degli affollati mercati coperti di una volta grazie all’architettura, ai bottegai ma soprattutto alla scelta di comunicare il cibo in modo tradizionale e allo stesso tempo innovativo. Ma partiamo dall’inizio.

 

 

Nel 2014 nasce Mercato Centrale Firenze, uno spazio dedicato al cibo, all’arte e alla cultura nel cuore di capoluogo fiorentino e con l’obiettivo di recuperare l’idea del mercato cittadino ma con un respiro più contemporaneo.  L’idea di Mercato Centrale la partorisce Umberto Montano, un imprenditore che conosce bene il mondo della ristorazione e che incontra in Claudio Cardini – esperto nel settore del campeggio e della vita all’aperto – un ottimo complice.

 

 

Il 5 ottobre 2016 si è inaugurato con gli stessi obiettivi e voglia di innovare il Mercato Centrale Roma, con sede nell’ex dopolavoro ferroviario della stazione Termini, in quella che è conosciuta come la Cappa Mazzoniana.  All’incontro con la stampa c’ero anch’io (sì, me ne sto vantando) e senza girarci troppo intorno vi dico che era possibile degustare e bere a volontà, questa è una premessa per farvi capire quanto la mia esperienza sia stata completa.

 

L'hamburger di Chianina di Enrico Lagorio

 

L’apertura, piacevolmente informale, ha preso il via con un breve intervento di Montano che ha illustrato l’idea dietro al progetto spiegando che al centro c’è il cibo, nella sua bontà e semplicità, tutto intorno ci sono i maestri bottegai e, il tutto, è arricchito da eventi culturali e dall’arte dell’accoglienza.

 

Le carni di Roberto Liberati

 

Io mi sono messa timidamente in coda e al mio ingresso mi si sono riempiti immediatamente gli occhi, il naso e, di lì a pochissimo, anche la bocca. Se partiamo dal luogo, devo dire che un bel merito c’è l’ha l’architettura. La Cappa Mazzoniana, chiamata così in onore dell’architetto Angiolo Mazzoni nel ’39 in marmo portoghese con venature rosa e dorate, campeggia al centro di uno spazio ampio ma tuttavia accogliente, al di sotto si trova un grande bar in cui degustare birre, vini e caffè di ogni genere e tutto intorno si dispiegano le botteghe.

 

 

Parto volentieri da Stainer, il cioccolataio che si credeva un fioraio, perché insieme a tavolette, praline, dolci al cucchiaio (non lasciatevi scappare il tiramisù) offre ai suoi clienti anche una vasta scelta di fiori recisi (l’”effetto paradiso” è assicurato). Il signor Stainer oltre ad accogliermi con i suoi racconti mi ha immediatamente messo a mio agio con un assaggio di cioccolato che, manco a dirlo, era buonissimo.

 

Il cioccolato e i fiori di Pierangelo Fanti

 

Dopo aver superato la fase semangiotroppoparebrutto mi sono recata in zona carni ovvero da Enrico Lagorio di La Toraia che al MCR ha il compito di sfamare gli amanti dell’hamburger di Chianina. Buono, anche questo, figurati.

 

Il pesce fresco dell'Antica Pescheria Galluzzi

 

Io, che fino a qualche anno fa la cuocevo con la fiamma ossidrica, mi sono riscoperta un’estimatrice del rosa shocking in fatto di carne e dopo un assaggio di pasta fresca del pastaio Egidio de Michelis, non mi sono negata la tartare del celeberrimo Roberto Liberati. Dico celeberrimo perché ho scoperto che questo allevatore e macellaio romano, oltre ad avere la classe e le sembianze di un letterato a metà strada tra il retrò e l’hipster, è un personaggio molto amato in città, proprio come le sue carni.

 

I dolci di Ara'

 

Un’altra bottega che sembra essere nella bocca di tutti è l’Antica Pescheria Galluzzi che al MCR dà la possibilità di scegliere il pesce e ve lo cucina al momento. Conclusa la fase assaggi salati mi sono fiondata con piacere sul dolce e anche qui i talenti culinari si sprecano. Il mio primo amore è stato Ara’ di Carmelo Pannocchietti, che al MCR serve dei paradisiaci cannoli rigorosamente farciti al momento, dolci tradizionali siciliani e che sono passata a trovare anche per una/o deliziosa/o arancina/o.

 

 

Proprio accanto a lui c’è invece il gelataio Luca Veralli della gelateria Cremilla e dall’altra parte la proposta vegana e vegetariana di Marcella Bianchi. Il celebre Trapizzino, un triangolo di pane con ripieni vari, pare essere stato apprezzato da tutti ma manca nel mio elenco. Quello che non manca è la frittura di Pastella di Martino Bellicampi, i supplì con l’amatriciana e le polpette di bollito sono egregi. Tra le altre proposte ci sono i formaggi di Beppe Gioviale, l’immancabile pizza, qui proposta da Romualdo Rizzuti, il tartufo di Luciano Savini e i funghi di Gabriele La Rocca.

 

 

L’imponente Gabriele Bonci e lo smilzo Alessandro Conti con i loro, rispettivamente, focacce, dolci e pane e i carciofi completano l’offerta. Al piano superiore si trova la “dispensa” gestita da Salvatore De Gennaro e il ristorante diretto da Olivier Glowing. L’ultimo piano rimane riservato agli eventi, ma questo lo vedremo più in là.

 

 

Il MCR si è distinto inoltre per il concept comunicativo che vuole riportare l’attenzione alla semplicità del cibo senza dare troppo spazio a nomi e processi e per la scelta di un’identità grafica innovativa, essenziale ma non pretenziosa.

 

Il pienone dell'opening ufficiale

 

Coloro che ricordano la Cappa Mazzoniana come uno spazio dedicato a uno dei primi festival di musica elettronica italiano, ovvero Dissonanze, e per quelli che associano via Giolitti ai kebabbari e la pizza al taglio pakistani, da oggi dovranno vederla con occhi completamente nuovi.

 

Mercato Centrale Roma | sitofacebook

Maria Caro

scritto da

Questo è il suo articolo n°435

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