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Soul Food, mangiar bene nutrendo l’anima

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Sono sempre più convinto che chi vive in città, sia chi c’è nato che chi vi si è trasferito per necessità, è condannato ad un eterno conflitto interiore, tra l’impossibilità di rinunciare alle “comodità” della vita metropolitana e la nostalgia di uno stile di vita più umano invidiato a chi ha la possibilità di vivere in piccoli centri urbani o addirittura in campagna. E’ inutile stare a ripetere la litania della vita frenetica cittadina, della pessima qualità dell’aria, dei pranzi ultrarapidi consumati in piedi, e la sensazione di smarrimento e alienazione che si prova ogni volta che ci si ritrova il fine settimana negli iper-mega centri commerciali a fare la spesa.

Il cittadino a questa condizione sembra non abituarcisi mai e lo dimostrano il successo di progetti e manifestazioni come quella a cui abbiamo partecipato la scorsa settimana a Roma. Stiamo parlando della tre giorni di Soul Food, promossa ed organizzata dal gastrofilosofo  Don Pasta, il Teatro Eliseo e l’Associazione Terreni Fertili. Questo progetto sembra voglia alleviare le pene di quei cittadini di cui sopra, sempre più affamati di momenti di sana eurudizione eno-gastronomica, conditi dall’ascolto di buona musica. Soul Food ha tutti i requisiti per potersi considerare un’occasione più unica che rara per ridare alla propria esistenza quel ritmo primordiale di cui tutti conservano un lontano ricordo, e a cui nessuno è disposto a rinunciare, seppure per pochi giorni all’anno. A Soul Food, si parla di cibo, di ambiente, di sostenibilità ambientale e di come si potrebbe vivere meglio, facendo meno, ma facendolo meglio.

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Noi siamo stati nel vecchio mercato rionale del quartiere Monti di Roma, una delle sedi in cui si è svolto l’evento. Il mercato coperto di via Baccina, è un luogo antico sottratto all’abbandono grazie alla visionaria opera di riconversione proposta dai ragazzi dell’associazione Terreni Fertili, che per un giorno hanno provato a convincere la gente che ciò che è vecchio o fuori moda non è necessariamente inutile. Sabato scorso quel piccolo mercato coperto si è magicamente trasformato in una piccola officina culturale dove ai pochi clienti affezionati del banco carni o della frutta e verdura si sono uniti i più “sofisticati” evangelisti del mangiar bene, semplici curiosi che si sono fatti rapire dal profumo delle specialità della cucina tipica Rom.

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Così per un’intera giornata, in questo angolo di Roma, si è respirata l’aria di un piccolo paesino di campagna, in un sabato mattina qualsiasi. La gente ha fatto la spesa per il pranzo, ha ascoltato i consigli per preparare una buona pasta fatta in casa, ne ha approfittato per assaggiare qualche ricetta nuova. Poi, pian piano, con la bocca piena, la spesa sotto braccio ed il cuore in pace, se né tornata a casa con la convinzione che tutto sommato, vivere in un posto così non è poi così male.

Le foto nella sezione PICS

Dimitri Grassi

scritto da

Questo è il suo articolo n°319

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