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NODE 2018

Modena, luoghi vari . Modena, luoghi vari . Modena

a partire dal 14 novembre, ore 00:00

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Minimalismo radicale e suoni ad alta definizione, feedback acquatici e ambienti iperreali, arte, scienza, natura: la nona edizione di NODE si muove su una sottile linea dorata che esalta i punti di intersezione tra le discipline ospitando artisti internazionali esploratori del possibile.

Come nell’antica arte giapponese del kintsugi, ripresa dalla mostra, preludio al festival, di Ryoichi Kurokawa, al-jabr (algebra) – aperta fino al 24 febbraio 2019 alla Galleria Civica di Modena -, quella stessa linea preziosa attraversa l’intero programma componendo un percorso multisensoriale tra arti elettroniche, visioni e idee di futuro.
Una ricerca, quella di NODE, che coinvolge anche la selezione degli spazi del festival, altrettanto importanti per la costruzione dei singoli live.

Così, anche quest’anno, il concerto gratuito di apertura di mercoledì 14 novembre sarà ospitato dalla seicentesca Chiesa di San Bartolomeo, capolavoro architettonico del barocco e contrappunto ideale per la proposta artistica di Masayoshi Fujita, compositore giapponese di stanza a Berlino che si è imposto all’attenzione del pubblico per il suo utilizzo non convenzionale del vibrafono. Uno strumento che nelle mani di Masayoshi esprime nuove potenzialità, attraverso l’interazione con fogli di alluminio o frammenti di metallo che ne ampliano lo spettro sonoro pur senza alterarne il carattere intrinseco.

Giovedì 15 novembre ci si sposta poi al Planetario Civico “F. Martino” di Modena dove si rinnova la collaborazione con la rassegna Paradoxes e con Orthographe che curerà il light design all’interno della cupola. Protagonista sarà la musica di Caterina Barbieri, compositrice bolognese di base a Berlino, che indaga sul potenziale poliritmico e polifonico di sequencer analogici per esplorare gli effetti fisici e psicologici della ripetizione e dell’uso dei pattern in ambito musicale. Al suo attivo la pubblicazione di Vertical, sulla tape label di Important Records, e nel 2017, sempre sotto la prestigiosa etichetta americana, il doppio album Pattern Of Consciousness, che ne ha consacrato il nome a livello internazionale.

Venerdì 16 novembre si torna come da tradizione nella sala grande della Galleria Civica di Modena, location storica del festival, per un viaggio che tocca artisti molto distanti tra loro, ma accomunati dall’attitudine alla sperimentazione continua. Così per lo sloveno Tadej Drolic, artista multidisciplinare e programmatore creativo che lavora sulle relazioni in tempo reale tra musica, suono e animazione 3D; Stefano Pilia e Massimo Pupillo, ovvero due dei più avventurosi ed eclettici musicisti italiani che hanno consacrato le loro affinità elettive nel progetto Dark Night Mother, un disco e un live in forma di rito dedicato al lato oscuro della Grande Madre; e i Visible Cloaks, il duo americano formato da Spencer Doran e Ryan Carlile che a NODE presenta l’album Reassemblage: un’esperienza cosciente aumentata che prende spunto dall’immaginario del Giappone anni 80, fatta di synth e melodie essenziali figli dell’estetica MIDI, in grado di accompagnare la meditazione e l’immersione nei territori post-umani generati dai visual dell’artista Brenna Murphy.

Sabato 17 novembre una nebbia blu avvolgerà, infine, il Teatro Storchi per accogliere le bordate soniche dell’australiano Ben Frost, tra i più importanti interpreti del suono contemporaneo. Musica ancestrale dove confluiscono ambient, drone, elettronica e black metal, accompagnata dalle proiezioni video di Marcel Weber / MFO. Compositore di diverse colonne sonore per la danza, il cinema e serie tv (fra cui Fortitude e Dark) oltre a collaborare stabilmente con il fotografo irlandese Richard Mosse, nel 2013 ha anche esordito con un’opera, The Wasp Factory. In occasione di NODE presenterà il suo ultimo e apprezzatissimo album The Centre Cannot Hold.
Aprirà l’ultimo atto del festival la performance del giapponese Hiroaki Umeda, ballerino, coreografo e artista poliedrico, tra le figure più importanti dell’avanguardia nipponica, e non solo. Le pièces proposte da Umeda hanno sempre portato in scena un raro e difficilmente riproducibile equilibrio fra pura violenza visiva e sonora e una raffinata ed elegante delicatezza di stampo orientale. Un approccio multidisciplinare al mondo della danza il suo, che emerge anche all’interno di Intensional Particle, il progetto presentato all’interno di questa edizione di NODE.
Su un fondale nero, Umeda si muove districandosi tra le forme suggerite dal rapido evolvere delle particelle digitali che scorrono alle sue spalle. Un movimento che evoca fugaci suggestioni di oggetti dalla natura effimera, destinati a sparire e mutare come travolti dal rapido scorrere di un universo che sembra danzare come un organismo vivente.

Nel pomeriggio della stessa giornata, NODE regalerà ai suoi abbonati il concerto in una secret location di Tomoko Sauvage, musicista e sound artist giapponese di base a Parigi. La sua ricerca parte dall’elemento acquatico: gocce, onde e bolle amplificate da una serie di idrofoni risuonano in ciotole e recipienti di porcellana dando vita a percussioni accidentali e fragili armonie amplificate da feedback in parte naturali, in parte indotti.

A introdurre tutto questo, un’anteprima, sabato 13 ottobre alle h 21.30, presso lo spazio ex-industriale La Torre, con una performance congiunta che mette in dialogo il batterista, compositore e producer americano Deantoni Parks e l’artista milanese 2501, al quale NODE ha affidato quest’anno anche la cura della propria immagine. Da una parte, quindi, il progetto solista Techoself del batterista e compositore Deantoni Parks esplora le possibilità espressive date dall’utilizzo di un campionatore ed un kit di batteria composto da cassa, rullante e charleston. Dall’altra M.U.R.O., installazione monumentale di 2501 realizzata in collaborazione con Natartribe e Recipient.cc. (visitabile poi nelle giornate del festival dal 14 al 16 novembre), trasforma una serie di tubi Innocenti in opere raffinatissime, grazie agli interventi di incisione e verniciatura che conferiscono al metallo le caratteristiche più peculiari dello stile dell’artista.
Musica e gesto grafico si intrecciano così in una performance unica nella quale i suoni e le percussioni di Deantoni Parks diventano giochi di luce su M.U.R.O., mentre uno schermo proietta gli interventi live di 2501.
A chiudere il programma, il dj set di Chevel, produttore trevigiano che riattiva la connessione fra NODE e gli sviluppi della musica elettronica contemporanea, intesa non tanto come esercizio di stile ma come uno strumento per indagare i limiti e superare i confini rigidamente imposti dai generi musicali.

14 novembre
Ore 00:00
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