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Intervista a wrongonyou, il romano con il folk nel cuore

Barba, cappellino di lana, il tatuaggio di un orso che sbuca dalla camicia: tutto in Marco Zitelli, romano classe 1990, evoca atmosfere americane. Così come la sua musica, che attinge dal folk e dalle melodie di Bon Iver. Worngonyou è un artista relativamente giovane, ma che da subito si è fatto notare per l’alta qualità dei suoi brani e per la sua voce, a cui è davvero difficile rimanere indifferenti. E indifferente non rimase nemmeno un professore di Oxford, che lo ha “lanciato” nel 2013.
Molto attivo già all’estero, in Italia si è fatto il nome in particolare dall’anno scorso, quando è uscito il suo ep The Mountain Man (il cui nome già parla di camini accesi, neve e foreste).
Venerdì 26 maggio esce il suo nuovo singolo, I don’t Want to get Down, e noi non vediamo l’ora di sentirlo suonato dal vivo a Barcellona.

 

Marco Zitelli aka wrongonyou

 

Ciao Marco e benvenuto su ziguline. Vuoi brevemente raccontarci la tua storia? Quando e come hai iniziato a suonare?

 

Mi sono approcciato alla musica facendo cover dei Red Hot Chili Peppers – John Frusciante è un mio idolo – e poi ho continuato facendo esperienza con una band, suonavo metal, ho anche fatto il chitarrista con una band funky, andando anche in tour in America. Alla fine ho deciso di diventare solista e mi sono avvicinato alla musica folk, artisti come Bon Iver e Fleet Foxes.

 

La tua storia è particolare: sei stato scoperto da un professore dell’Università di Oxford che ti ha invitato a registrare là quattro brani. Raccontaci com’è andata, siamo molto curiosi.

 

Sì, avevo caricato una canzone su Soundcloud, senza aspettative. Un giorno mi son trovato una donazione di 2 sterline sull’account e una mail di questo professore di Sound Technology all’università di Oxford che mi invitava a raggiungerlo, quindi mi sono trovato a registrare un demo nello stesso studio dell’università di Oxford dove avevano registrato gli Shindig, la primissima versione dei Radiohead ( e ad utilizzare lo stesso amplificatore usato da The Edge degli U2). Quasi non ci credevo!

 

 

Ti abbiamo sentito l’anno scorso al festival A Night Like This, e ci hai subito colpito per la tua impronta molto “boniveriana”. Hai raccolto a mani basse dal folk e da Justin Vernon, com’è quindi condividere il cartellone del festival con la tua fonte di ispirazione?

 

È grandioso. Lui, specialmente agli inizi, è stata una delle mie maggiori fonti di ispirazione ed era da due anni che fantasticavo sulla cosa, sulla possibilità di trovarmi, un giorno, di incontrarlo, di suonare nello stesso evento. Sapere di essere arrivato a suonare in un festival prestigioso come il Primavera, per altro nello stesso anno in cui si esibisce anche lui, per me è importante.

 

Quali sono le tre cose che secondo te non possono mancare in un festival?

 

Niente di ‘materiale’, ma semplicemente: allegria, organizzazione e tanta, tanta buona musica.

 

 

Cosa ti aspetti da questa esperienza?

 

Mi aspetto di divertirmi, questa è una cosa che non bisogna mai dimenticare, e di riuscire ad essere all’altezza di un palco del genere, tra i più importanti al mondo. Credo sia uno step fondamentale per me ed è una cosa che volevo conquistare.

 

Quali sono le band che non perderai in questa edizione del Primavera Sound?

 

La line up è davvero pazzesca ma personalmente direi: Bon Iver, Frank Ocean, Sampha, Slayer, Gojira, Flying Lotus ed Arcade Fire. Poi, come dovrebbe essere in tutti i festival, ho sempre voglia di scoprire artisti nuovi.

 

Poco prima del Primavera hai calcato anche il palco dello Spring Attitude. Insomma, stai raccogliendo numerose conferme e tante soddisfazioni, dove vuoi puntare dopo questo?

 

Venerdì scorso è uscito I Don’t Want To Get Down, il mio nuovo singolo, poi partirà per un lungo tour estivo che mi porterà a suonare sia in Italia che all’estero. Sono tante le cose che vorrei fare, ma principalmente suonare, suonare, suonare, migliorarmi sempre di più e far uscire il mio album. Non vedo l’ora!

 

wrongonyou | tumblr

Claudia Losini

scritto da

Questo è il suo articolo n°166

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