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Heart and Soul

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A ogni risveglio vado svelto a radermi, lento, sguardo fisso sul mento a nascondere espressioni crudeli, velate rabbie inenarrabili: l’ascesa dei sentimenti e la discesa dello sguardo che fruga tra peli e nei, sebo e pori, correr veloce all’ombelico valle incantata di sugne e sogni, chiazzata di macchie e smagli e gocce di schiuma che dalla punta del mio pelo facciale cadono da un salto andino sul mio goffo ventre arido di neri fuscelli, ritmato il fluire snocciolato nei tempi di una biblica catarsi, superata la valle il monte leggero e ripido e un’oscura selva in una cupa caverna tra colli ispidi e biancastri, si erge una struttura cilindrica a cui le schiumose porgon omaggio.

foto di Hanna Lys / http://www.flickr.com/photos/hanna_leemans/

Il velleitario cilindro immobile funge da diga alle spume che resistono lì e imbiancan la sponda, in questo dolce cullarsi tra i vapori d’un lavabo e il viso risvegliato dall’ispido s’infilano gli abiti a frenare il continuo stillare dei luoghi comuni che racconto e allora con quella stessa lama minima e precisa che mi netta la faccia dai pensieri vorrei recidere, lento e cortese, quegl’occhi che feriscono, quelle labbra che mentono, quei nasi arricciati e i sorrisi fedeli. Quei piaceri carnali e lascivi dell’ammirare le donne, il fulgore potente dei loro corpi epilati ed epurati da peli, nei, pori, comedoni e porri: potenza del desiderio la lama viaggia spedita sulla pelle, eliminando le brutture del corpo, scorre sulle impurità, ripulisce, netta, così uguali, così perfetti, così indistinti.
Dal suo essere non avrei epurato niente, Eris era la perfezione, il desiderato e l’indesiderabile era di tutti i colori e le sfumature dal bianco braccio al biondo cipiglio dall’occhio glauco a un fiero smeraldo, trovata tra le sabbie e tra i boschi profumati cercata tra i flutti e le gelide lande. Seni, culi, cosce e spalle, mani, piedi, visi e braccia un’insulsa minaccia il mondo esteriore, dopo questi pensieri il cilindro turrito s’erge e gocciola anch’esso, stillando lente lacrime.
Pensieri solo pensieri riempion e gonfiano quest’involucro, umori e organelli son vacui e morti senz’esso, tempio è sì il corpo ma tempio dedicato alla mente.

testo di Martino Cuozzo

Il gran capo

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Questo è il suo articolo n°3455

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