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Seven Dimensions

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Il progetto Seven Dimension punta l’attenzione su un aspetto poco studiato e difficilmente identificabile del campo d’azione del Writing: la
produzione tridimensionale. I sette artisti invitati offrono uno spaccato di tale evoluzione sul territorio nazionale oltre che rappresentare alcuni degli esiti più avanzati dell’intero panorama del Writing. Sebbene già alla fine degli anni Novanta in Italia, come nel resto del mondo, l’evoluzione dello stile avesse aperto inedite traiettorie di fuoriuscita dalla bidimensionalità, non esistono studi di settore o rassegne sull’argomento. Per Dado, Etnik, Joys, Pazo, Peeta, TomoZ, Verbo la bomboletta non è l’unico e privilegiato mezzo di produzione, anzi la loro attitudine al polimorfismo nel tempo si è trasformata in un campionario di opere che, ponendosi in un territorio di confine tra arte, architettura e design, sono indifferentemente costituite di materiali quali il marmo, il legno, i metalli, la plastica, il polistirolo, il cemento e persino il video. Il punto cruciale delle ricerche dei sette writer rimane ancorato allo studio della lettera, all’indagine ingegneristica che fa del loro nome una materia sensibile sottoposta a scomposizioni e manipolazioni plurime, uno studio tipografico deviato e parallello in cui i caratteri fioriscono, esplodono, si riassemblano alla stregua degli organismi viventi. La mostra è documentata e accompagnata da un catalogo che oltre a contenere immagini rappresentative delle principali opere degli artisti, riporta il testo critico di Fabiola Naldi, che analizza questioni legate al rapporto opera/spazio, opera/ambiente e quello di Claudio.

Il gran capo

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Questo è il suo articolo n°3459

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