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Club to Club 2016, we are all stars

L’edizione 2016  del Club to Club verrà ricordata come l’edizione più rischiosa e più riuscita nella storia del festival. Dopo anni di consolidamento nell’entourage dei festival europei, dopo un susseguirsi di artisti di punta in cartellone (da Apparat a Dettman a Kode9, fino a Thom Yorke), quest’anno la rassegna di musica elettronica più famosa d’Italia ha creato una line-up eterogenea, senza il nome di richiamo da effetto sold out, ma con tanti live sperimentali e grandi rivelazioni pop che ha saputo attirare l’attenzione del pubblico e invogliarlo alla scoperta di suoni nuovi.

 

Dj Shadow - foto di Andrea Macchia

 

A partire da Ghali, il rapper ventitreenne selezionato per calcare il main stage del sabato, al numero uno delle classifiche italiane con il singolo “Ninna Nanna”, che per mezz’ora ha stilato rime su rime, cantate a memoria dai fan accorsi solo per lui. Poi gli Swans e Autechre, gruppi non di certo rinomati per la loro attitudine allegra, ma che hanno sbalordito e fatto discutere il pubblico, finalmente, per una volta, su cosa significhi il concetto di musica e fino a che limite si possa definire tale. La serata del giovedì si è contraddistinta per la sperimentazione: prima Forest Swords, che, nonostante un live imperfetto a livello tecnico, ha lasciato comunque tutti a bocca aperta grazie a una danza di visual in bianco e nero; e poi il noise quasi materico di Tim Hecker, difficile da comprendere ma atmosfericamente molto suggestivo, con una fitta nebbia illuminata soltanto da luci viola.

 

J Hopkins - foto di Francesco Stella

 

E per finire Jonny Greenwood, che ha stravolto completamente l’idea di ClubtoClub a cui eravamo abituati, portando 14 strumentisti indiani che hanno trasformato il Lingotto Fiere, nella cornice scenografica di un film bollywoodiano. Insomma, questa edizione, c’è da dirlo, è stata piena di stelle, e per noi il premio di stella più brillante va a Dj Shadow, che salendo sul palco ha dato una lezione di musica a tutti i presenti, artisti inclusi, passando con eleganza dall’hip hop all’elettronica, maneggiando con maestria piatti, drum machine e computer, il tutto circondato da visual prima spaziali, poi metropolitani e infine astratti,creati appositamente da Ben Stokes.

 

Jonny Greenwood and the Rajasthan Express - Foto di Francesco Stella

 

A Laurent Garnier, altro grande maestro, è stato affidato l’arduo compito di tenere la pista del venerdì sera dopo un Powell carichissimo e, come sempre, si è confermato l’artista eclettico qual è, capace di adattare i suoi suoni a qualsiasi tipo di pubblico, anche a quello che chiede a gran voce la cassa dritta per tre ore filate.

 

Forest Swords - foto di Andrea Macchia

 

Nick Murphy, nel mezzo del venerdì, è stata la sorpresa che ci ha stupiti maggiormente: noto ai più come Chet Faker e famoso per la sua voce calda accompagnata da ritmi elettronici, Nick è riuscito a non creare sfasature di tempi dopo Powell e a far ballare tutti ininterrottamente. Come si suol dire, bello e -soprattutto- bravo.

I Junior Boys hanno scaldato l’apertura del sabato sera in sala gialla con le loro melodie accattivanti. In attività da quasi vent’anni, ci hanno dimostrato di aver perfezionato al meglio la loro elettronica da ascolto con i pezzi del nuovo disco “Big Black Coat”.

 

Nick Murohy - foto di Daniele Baldi

 

John Hopkins, altro grande nome attesissimo dal pubblico, ci ha regalato due ore di techno ed elettronica di classe, mentre Motor City Drum Ensemble ha chiuso il festival con una grande festa di puro divertimento. Purtroppo ai più non è stato concesso di sentire Jessy Lanza, Daphni e Clams Casino, ahimè a causa della capienza limitata della sala gialla.

 

Tim Hecker - foto di Andrea Macchia

 

Una menzione speciale va a TDC Palazzi, crew torinese dal sound variegato che il mercoledì sera alla Reggia di Venaria ha inondato il pubblico di vibrazioni positive, così come sullo Smart Tram la domenica pomeriggio.

Nonostante ci siano ancora piccoli dettagli migliorabili, soprattutto sulla logistica e sulla fruizione ottimale delle location, quella di quest’anno è stata un’edizione di svolta cruciale per il futuro di ClubtoClub, che ha sempre fatto della capacità di trasformarsi e adattarsi ai tempi, il suo cavallo di battaglia. E noi siamo più che soddisfatti di questa evoluzione e non vediamo l’ora di vedere cosa ci proporrà ClubtoClub2017.

 

Claudia Losini

scritto da

Questo è il suo articolo n°162

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