Vuoi essere informato sui nostri Ticket Deals?
Iscriviti alla nostra newsletter.

* obbligatorio
Close

Cinque domande rubate ad Alessandro Rizzi

Si parla di:

Vi ho raccontato qualche settimana fa della mia incursione alla mostra fotografica T.R.I.P. Travel Routes In Photography organizzata dai nostri amici di the trip magazine e non vedevo l’ora di farvi leggere l’intervista che sono riuscita a rubare ad Alessandro Rizzi, uno dei grandi fotografi assieme a Pieter Hugo e Narelle Autio che partecipano a questa seconda edizione che si sta svolgendo presso le favolose terme di Diocleziano. Alessandro Rizzi mi ha aperto il suo mondo in cinque domande, pochi minuti, quelli necessari per capire che di fronte a me avevo un grande maestro della fotografia, uno di quelli che lasciano un segno non solo con le immagini, bellissime e travolgenti, ma anche con le parole, semplici espressioni di un mondo in continua evoluzione. Come un viaggio, uno di quelli che Alessandro Rizzi racconta da anni, attraverso le sue fotografie scattate in giro per il mondo. Godetevi l’intervista così come ho fatto io. Ma non dimenticate di vedere la mostra, c’è fino al 18 dicembre!

Io e Alessandro Rizzi
Io e Alessandro Rizzi

 

Raccontaci come è nata la tua partecipazione a T.R.I.P. Travel Routes In Photography.

 

È stata Arianna Rinaldo a chiedermi di partecipare poiché c’era questo desiderio di lavorare insieme e anche perché ho un grande archivio sulle città del mondo su cui poter lavorare. Questo qui esposto è un progetto che io porto avanti dal 2003 e non si è mai concluso in quanto come street photographer e come documentary photographer so che il lavoro sulle città continua sempre. Tokyo per alcuni anni è stata la mia fonte di ispirazione assoluta, c’erano delle caratteristiche per le quali io sentivo questa forte attrazione. Il mondo giapponese è un universo che si porta dietro nella gestualità un’idea di incanto e quindi ero molto attratto da un lavoro di codifica di questa realtà. Ci ho lavorato tra il 2003 e il 2012, stando 1 mese a Tokyo per dedicarmi a tutto quello che era street e documentary e tutto quello che in realtà mi circondava però con un occhio sempre attento a che non fosse un lavoro di reportage. Dunque ho dovuto fare una scelta di immagini che sono quelle qui esposte, molto forti dal punto di vista iconografico alternate a delle strisciate di foto che sono state unite e rielaborate come se fossero più uno studio sul colore.

Alessandro Rizzi

Cosa significa per Alessandro Rizzi viaggiare per fotografare?

 

Significa andare sempre alla ricerca di un doppio filo tra significato più ampio e quindi del proprio vivere, quindi alla ricerca di storie diverse, che non sono le mie, degli sguardi che non sono i miei, quindi che non conosco, e al tempo stesso capire di essere parte di un’umanità che comunque è tenuta insieme da questo filo: questo è il grande motore del mio desiderio. Inoltre c’è una continua voglia di relazionarsi con l’istante come momento che decifra il tutto e quindi con un senso più universale delle cose. Ci tengo molto e quindi spero di riuscire a concretizzarlo. In generale è una spinta alla fotografia che non ha fine.

Tokyo, Alessandro Rizzi
Tokyo

 

Cosa vuol dire insegnare la fotografia?

 

Prima di tutto significa per me parlare di quello che non è fotografia, e non tanto perché ci sia bisogno di grandi discorsi, ma insegnare e parlare con le persone che vengono ad ascoltarti vuole dire denudarsi e raccontare la propria esperienza del mondo e di come uno quasi sacrifica tutto per questa. Quindi raccontare tale sacrificio significa raccontare di se in modo onesto e con la passione, sperando di trasmetterla.

Tokyo, Alessandro Rizzi
Tokyo

 

Tra tutte le tue immagini presenti alla mostra quale è quella che ti rappresenta di più?

 

In realtà non riesco a trovarne una perché sento moltissimo il fatto che ho dei momenti, ho una tensione alla ricerca che si spinge talvolta in una direzione e talvolta in un’altra, nel senso che la street mi da molte possibilità di guardare il mondo, cerco di fare in modo che la lettura che io do sia una lettura che viene dalla pancia, però essendo così fortemente caratterizzato da uno stile la distanza rimane sempre. Non attuo una fotografia di partecipazione, io partecipo stando nella città perché non mi interessa partecipare alla storia della persona che fotografo, casomai mi interessa dopo che l’o fotografata se c’è la possibilità ma non inizialmente perché all’inizio voglio guardare con gli occhi di un essere umano che guarda un altro mondo.

Tokyo, Alessandro Rizzi
Tokyo

 

Quali sono i tuoi progetti futuri?

 

Mille, non so dove metterli e lavoro sempre perché si realizzino. Al momento mi trovo in una fase che dura da cinque mesi in cui vivo tra Honk Hong, Italia, un paesino di provincia dove abito in un palazzo in cui conservo tutto. Sto lavorando ad uno studio sul colore legato al mio archivio, sono molto interessato a quest’idea delle tavole, di patchwork di colore molto forte che diano il senso di un universo finito.

 

Alessandro Rizzi | sito
T.R.I.P. Travel Routes in Photography | sitofacebook

Eva Di Tullio

scritto da

Questo è il suo articolo n°178

Sullo stesso genere:

Community feedback