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Inside the Festival | Intervista al collettivo Magnitudo per Flussi Festival

Alla fine dell’estate si è tenuta l’ottava edizione di Flussi, festival di arti mediali nella città di Avellino. Flussi è un evento che coinvolge diversi ambiti artistici, offrendo al pubblico accorso da ogni dove una selezione di musica elettronica di alta qualità, progetti di arte digitale e formazione 3.0. Per conoscerli meglio e raccogliere informazioni sull’edizione Realityvism ho intervistato i ragazzi di Magnitudo.

Ci raccontate come è nata l’idea di un festival di arti mediali in una piccola città campana?

 

Flussi è il risultato di una serie di percorsi e esperienze più o meno condivisi da un gruppo di amici, appassionati che si sono incrociati, sulla base di un’esigenza, di una necessità di sviluppare nuove forme di ricerca e sperimentazione legate all’ambito delle media arts.

Herman Kolgen - Teatro Carlo Gesualdo

Negli ultimi sette anni, Flussi è riuscito ad affermarsi come uno dei festival più interessanti in Italia raccogliendo consensi dal tutto il panorama delle arti digitali e attirando pubblico da ogni dove. Come si è evoluto nel tempo questo evento?

 

Di sicuro Flussi negli anni è cresciuto è molto, non solo grazie alla risonanza che abbiamo ottenuto edizione dopo edizione, ma anche per una sorta di operazione di diffusione e sensibilizzazione nei confronti di quelle tematiche e pratiche solitamente relegate ai margini dei sistemi culturali classici e istituzionalizzati. Operazione questa portata avanti con forza e passione da Magnitudo che con Flussi è riuscita creare una rete di relazioni a diffusione ormai internazionale.

Chi c’è dietro a Magnitudo e quali sono le altre realtà coinvolte?

 

Dietro Magnitudo…. c’è Magnitudo!

Il vostro Manifesto si spinge oltre il puro intrattenimento musicale e artistico e parla di società cultura e rapporto con i nuovi media. Su quali basi avete fondato la redazione di questo testo e quali sono gli obiettivi di Realityvism?

 

Realityvism è solo un altro tassello, un altro corner point del discorso di riflessione sulle nuove tecnologia e i nuovi media che portiamo avanti sin dalla prima edizione di Flussi. Digital Transition, concept della prima edizione, non era altro che la presentazione di un percorso per tappe in continuo aggiornamento e in continua mutazione, così come in mutazione è la cultura contemporanea. In questo senso il passaggio per una critica del reale, della realtà e del relativismo è solo parte di questo nostro invito alla riflessione che dura da sette anni.

Come si comportano il territorio e le istituzioni? Il vostro lavoro viene riconosciuto e favorito?

 

Il riconoscimento che anno dopo anno cerchiamo, e arriva, per il nostro lavoro è quello del pubblico, degli artisti e di tutti quelli che in un modo o nell’altro si sentono vicini al nostro progetto. Per quanto riguarda tutto il resto più che un’assenza delle istituzioni a livello localo quello che ci spaventa è l’immobilismo e l’assenza di politiche culturali a livello di sistema Italia.

Oltre all’aspetto musicale, Flussi offre anche una serie di workshop che spaziano dalla tecnologia alla sperimentazione sonora. Chi cura la sezione dedicata alla formazione e quali sono stati quelli più interessanti?

 

Come per tutto quanto già detto avanziamo come un collettivo, le decisioni sono sempre discusse e poi prese in maniera collettiva, anche per ciò che riguarda la scelta dei momenti formativi. E’ ovvio che all’interno della crew ci sia chi è più incline a scelte di tipo artistico chi lo è invece a tematiche di tipo divulgativo. Negli anni poi per ciò che riguarda l’aspetto formativo abbiamo ricevuto l’appoggio di attori del terzo settore, come la Caritas di Avellino e di istituzioni accademiche come l’Università degli Studi di Salerno e l’Accademia delle Belle Arti – NTA di Napoli.

I live delle cinque serate sono stati accompagnati, come ogni edizione, da installazioni e proiezioni, cosa prevedeva il programma di Flussi quest’anno?

 

Certo, oltre all’offerta musicale cerchiamo di dare spazio a tutte le espressioni in cui le arti elettroniche trovano oggettivazione. Dai visuals, immancabili sugli stage di Flussi alle installazioni la nostra offerta ogni anno si allarga sempre di più a tutte queste pratiche di confine (in termini di tecnologie utilizzate). Quest’anno Flussi ha visto la partecipazione di circa 40 tra artisti che hanno portato al festival performance musicali, performance visive e installazioni

E infine, quali sono stati i momenti imperdibili di questa edizione?

 

Il momento in cui capiamo che il pubblico ci sta apprezzando, seguendo e sostenendo ancora una volta.

 

Flussi | sitofacebook

Maria Caro

scritto da

Questo è il suo articolo n°418

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